Gli italiani sopportano ancora Berlusconi?

Dopo cinque giorni di silenzio, e dopo i deludenti risultati elettorali delle amministrative, Berlusconi è tornato in televisione in quasi tutti i telegiornali e con una intervista radiofonica per sostenere i candidati del Pdl ai ballottaggi.

ore 18,30 su Italia Uno: a Studio Aperto ha detto: “Sono convinto che tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali che hanno festeggiato il risultato del primo turno a Milano”.

ore 19 su Rete 4: al Tg4 ha detto: “A Napoli la sinistra estrema ha portato alla ribalta un magistrato d’assalto, uno dei tanti magistrati giustizialisti entrati in politica con la sinistra”.
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ore 20 su Rai 1 e Canale 5: al Tg5 ha detto: “Milano non può diventare una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom, una città che aumenta le tasse”.

ore 20,30 su Rai 2: al Tg2 ha detto: “Forse non siamo riusciti a spiegare bene che la sinistra va dai centri sociali al partito delle manette, dai radicali ai cattocomunisti e quindi non sono in grado di governare Milano e si dissolveranno al primo inconveniente”.

Scontale le polemiche per questa invasione televisiva del premier. Anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime tutta la sua indignazione per l’occupazione televisiva compiuta da Silvio Berlusconi, ed in un editoriale (dal titolo “L’arroganza a reti unificate”) viene riportato che “sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo TV che non tiene dritta la schiena ma si genuflette”.

Esiste una Agcom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Ma esiste anche una persona sopra le regole; una persona che in tutti i campi – politici, economici, finanziari, fino ai conflitti matrimoniali – ha truccato le carte, ingannato gli antagonisti, corrotto gli arbitri, violato le regole del gioco. Rifiuta ogni autocontrollo, non riconosce alcun limite e norma.

Però il vento è cambiato ed il Paese sembra insofferente alle sue menzogne. Un chiaro segno è il flop del premier in tutti i telegiornali. Dati Auditel alla mano, al Tg1 583 mila spettatoti in meno rispetto all’edizione del giorno precedente, 188 mila per il telegiornale di Raidue, calo dei telespettatori anche per le TV di proprietà del premier (Rete4 passa dal 6,1% del giorno prima al 5,8; Studio Aperto dal 9,8 all’8,8; al Tg5 20 mila spettatori in meno rispetto all’edizione di giovedì).

É chiaro: la maxi esposizione mediatica di Silvio Berlusconi su quasi tutti i telegiornali nazionali non è piaciuta al pubblico televisivo.

Salute e …peggio nun nisse.

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Giornata di silenzio

Niente quotidiani in edicola, niente telegiornali, niente giornali radio, niente aggiornamento dei siti di informazione su internet. La stampa italiana si è fermata oggi per una giornata di sciopero nazionale contro il progetto di legge del governo Berlusconi che mira a limitare le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione.


Sciopero dei giornalisti contro la “legge bavaglio”

La protesta è stata promossa dalla FNSI e sostenuta dall’Usigrai contro le limitazioni del diritto di cronaca contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Un conto è il diritto alla riservatezza, un altro l’occultamento di notizie, impedendo anche per anni di conoscere i casi giudiziari. Così si sta mettendo un pesante bavaglio, si sta minando la democrazia. L’informazione è un bene pubblico, non è un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle televisioni, né una disponibilità dei Governi.

Dello sciopero dei giornalisti si parla anche in numerose testate estere:
– In Spagna la legge bavaglio si chiama Loy Mordaza
– in Francia Loi Baillon
– in Germania Knebel Gesetz.

Salute e …peggio nun nisse.

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