La solitudine del partner quando di mezzo c’è il telefonino

Si chiama “partner phubbing”, da “snubbing” (snobbare) e “phone” (telefono): lo fa chi trascura, in modo assai poco educato, la persona con cui si è impegnati, non importa dove e in quale occasione, per controllare compulsivamente lo smartphone.

Secondo uno studio dell’Università texana di Baylor pubblicato su Computers in Human behavior più del 30% degli intervistati non riceve le giuste attenzioni dal partner e nel 20% dei casi è proprio il telefono perennemente in mano ad aver incrinato il rapporto con il compagno. E non tanto per gelosia dovuta ai sospetti su chissà cosa nasconda, ma proprio per la sensazione di tristezza e inquietudine che deriva dal sentirsi trascurati e lasciati soli.

Il cellulare è diventato un “altro” ingombrante, che anche quando non squilla si fa sentire. E, soprattutto, guardare senza sosta. Questo perché ci si illude di possedere una rete di relazioni, più ampia di quella effettiva e reale, fatta di ammiratori virtuali, seguaci (followers) e likers che sanno gratificarci come si deve.

Nella coppia non è nemmeno più questione di tradimento, ma proprio di trascuratezza. È come essere trasparenti. Chi sta a fianco a una persona, che non si stacca mai dal dispositivo, subisce una sensazione di vero abbandono…

da La Repubblica.it - di ALESSANDRA BORELLA

Salute e …peggio nun nisse.

 

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Attratti dal mondo virtuale


Secondo una ricerca britannica condotta da Opinion Research per conto di Halifax Digital Home Index gli adolescenti di oggi sono sempre più attratti dal mondo virtuale e sempre più lontani da quello reale, per l’uso eccessivo di telefonini e tablet e in generale dei nuovi dispositivi elettronici.
L’indagine ha rilevato che due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora. Il 40% dei bambini invia messaggi anche quando deve dire qualcosa a un membro della famiglia che si trova nella stessa casa. Ma anche la maggioranza degli adulti comunica attraverso messaggi con altre persone che si trovano nello stesso edificio.

Sono i genitori che non esercitano nessun tipo di controllo sui figli, e spesso forniscono l’esempio negativo: uno su quattro si porta telefonino e tablet a letto e uno su dieci persino in bagno, mentre sette su dieci confessano di iniziare la giornata lavorativa controllando email e social network.

È stato calcolato che un bambino che nasce oggi, a sette anni avrà già passato un anno intero (considerando giorni di 24 ore) davanti a uno schermo, piccolo o grande che sia; a 80 anni ne avrà impiegati 18 (un quarto della vita) a inviare email, foto e messaggi non legati alla propria attività lavorativa.

L’uso assiduo dei dispositivi elettronici secondo gli esperti rischia di fare crescere bambini incapaci di avere veri rapporti umani.

Salute e …peggio nun nisse.

Smarrire il telefonino…

Esther Swilley dell’Università del Kansas ha coordinato uno studio sul tipo di “relazione” che intratteniamo con i nostri cellulari e sulla reazione che si prova nel perderli.
Il telefonino è percepito come un’estensione di noi stessi; è qualcosa di più di uno strumento di comunicazione, così che viene apprezzato non tanto per la possibilità di comunicare con gli altri, quanto per la possibilità di giocare, ascoltare musica, navigare in rete. É il mezzo per rapportarci con l’esterno e gli altri. La gente non lo spegne mai, ci gioca, non sa resistere alla tentazione di mostrarlo per vantarsene.
Pertanto smarrire il telefonino determina un dolore profondo, lascia un senso di solitudine e disperazione.

…!!!

Salute e …peggio nun nisse.

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