Suicidi da crisi

Uno studio americano pubblicato sul Journal of Public Health ha indagato l’impatto dei cicli economici sul tasso di suicidi dal 1928 al 2007 negli States e ha messo in luce che il tasso di suicidio segue la curva dell’andamento economico di un Paese, evidenziando la più forte associazione nelle persone in età lavorativa, cioè dai 25 ai 64 anni.
Negli Stati Uniti, dati alla mano, il maggiore aumento del tasso di suicidi si è verificato con la Grande Depressione (1929-1933), salito dal 1928 al 1932 del 22,8%. Invece nel più lungo periodo di espansione (1991-2001) si è registrato nel 2000 il record, ma al contrario.
In Italia tra il 2008 ed il 2010 i suicidi per motivi economici sono aumentati del 24,6%, mentre i tentativi di suicidio, sempre legati alle difficoltà economiche, sono cresciuti del 20%.

I problemi economici possono avere un impatto su come le persone guardano a se stesse e al loro futuro, ma anche sui rapporti con famiglia e amici.
È necessario cercare di mettere un freno all’effetto emulazione, e sottolineare che il suicidio non deve essere considerato come una soluzione; è bene studiare strategie preventive, come un sostegno sociale mirato e servizi di consulenza ad hoc per chi perde il lavoro o la casa.
È stato dimostrato che anche piccoli investimenti possono influire positivamente nel prevenire gesti estremi.

Salute e …peggio nun nisse.

Quando la crisi uccide

A Bari un pensionato si è suicidato dopo che l’Inps gli aveva chiesto di restituire 5.000 euro che gli erano stati versati indebitamente per errori materiali nei calcoli. Anche se poteva restituire la somma con rate di 50 euro al mese, l’anziano, che percepiva una pensione minima, nel timore di non farcela, il primo giorno dell’anno si è lanciato dal quarto piano della palazzina dove abitava.

L’Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, rileva che in Italia dal 2009 c’è stato un suicidio al giorno tra i disoccupati; il suicidio per motivi economici ha stabilito un record degli ultimi 30 anni. Sono stati 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008, generalmente compiuti da persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, mentre 85 persone in cerca di prima occupazione). Nel 2009 si sono registrati 18,4 suicidi ogni 100 mila disoccupati (30,3 tra gli uomini – 5,7 tra le donne), contro 4,1 suicidi tra gli occupati, confermando la centralità del lavoro nella possibilità di costruire e/o di portare avanti un progetto di vita. Lo studio dell’Eures evidenzia come il suicidio per ragioni economiche rappresenti un fenomeno prevalentemente maschile (95% dei casi nel 2009) a conferma di come questo si leghi alla acquisizione o perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica.

Salute e …peggio nun nisse.

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