La marcia delle sgualdrine

Secondo il rapporto del “Panos Institute” di Londra, un’organizzazione non governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo, per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra.
La violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. E non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti a ruota dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.
La violenza sulle donne in gran parte del mondo è una normale componente del tessuto culturale e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime.
In molti paesi in via di sviluppo, picchiare la moglie fa parte dell’ordine naturale delle cose, una prerogativa maschile ancora indiscussa: in un distretto del Kenia, il 42% delle donne intervistate venivano picchiate regolarmente dal marito.
Negli Stati Uniti, ogni 15 secondi, viene aggredita una donna, generalmente dal coniuge; la violenza contro le donne è diffusa persino nelle avanzate democrazie scandinave: Marianne Eriksson, parlamentare europea della Svezia, ha dichiarato che, nel suo paese, “ogni dieci giorni una donna muore in seguito agli abusi subiti da parte di un familiare o di un amico”.
Mi ha molto impressionato l’indagine condotta dall’Istat riguardo il fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne in Italia: consiglio vivamente di leggerlo  → vedi qui.

Una frase pronunciata all’università di Toronto da un poliziotto, secondo cui “per ridurre i rischi di violenze sessuali le ragazze dovrebbero smetterla di vestirsi come sgualdrine”, ha innescato una protesta contro la violenza e la discriminazione sessuale, sotto il nome volutamente provocatorio di “marcia delle sgualdrine”.
La protesta è arrivata in India ed anche se non veste i panni succinti indossati nelle camminate di Toronto, Londra, Seul, Boston e Melbourne, il messaggio è lo stesso: basta con il cliché del “se la sono andata a cercare”: “La violenza contro le donne viene spiegata dicendo che è perché indossano abiti corti, perché sono sgualdrine, perché hanno un brutto carattere. Lottiamo contro questa percezione della gente per cambiarla”.

Salute e …peggio nun nisse.

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Siamo in piena crisi…

Berlusconi contestato: fischi e insulti a Vicenza, a Padova e a L’Aquila

«Sono anni che Ruby, adesso aiuta noi alluvionati»
«mafioso, mafioso»
«dimissioni»

 

 

«Processo breve per lui, ricostruzione lenta per noi»
«Basta cricche d’affari»
«Tu bunga bunga, noi macerie»

«Macerie di democrazia, 20 novembre, l’Aquila chiama Italia»


Si è cercato di minimizzare: “manifestazioni circoscritte a poche centinaia di persone, chiassose e ben organizzate”…

Che sia un segno che il vento sta cambiando?

Berlusconi ha addirittura negato: “Leggendo i giornali non credevo ai miei occhi. Parlano di proteste in Veneto e a L’Aquila. Non credete ai giornali, imbrogliano”.

!!!

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Silvio Berlusconi al primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung, a margine del vertice del G20 a Seul in Corea del Sud, in inglese ha detto: «In my country I have some difficulties in this moment…».

Lontano dall’Italia ed in inglese a volte può dire quello che in italiano e nel proprio Paese non ammetterebbe mai…

Salute e …peggio nun nisse.

 

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