Era ampiamente previsto

Silvio Berlusconi ordina ai ministri del Pdl di lasciare il governo: la motivazione ufficiale è il probabile aumento dell’Iva. In una nota ha scritto: “La decisione assunta ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo…”.

In realtà il Cavaliere prova così a salvarsi dalle pendenze giudiziarie.

Berlusconi spera di andare alle urne a novembre per giocarsi una campagna elettorale in prima persona, contando sulla possibilità di fare ricorso contro la sentenza della corte d’Appello di Milano chiamata a ricalcolare i tempi dell’interdizione e contemporaneamente impedire che, a Camere sciolte, si voti la sua decadenza da parlamentare.

E così in buon ordine i ministri del Pdl ubbidiscono: oltre al vicepremier Angelino Alfano, rimettono il mandato Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello.

Di fatto la crisi di governo è aperta.

Si apre una crisi politica in un momento delicatissimo per il Paese con le imprese e le famiglie in crescente affanno; una crisi di governo che, secondo il Fondo monetario internazionale, potrebbe precipitare l’Italia in una crisi ancora peggiore di quella attuale. Ma Berlusconi ed i ministri del Pdl sembrano non avere a cuore gli interessi del nostro Paese. Anche il settimanale ‘Famiglia cristiana’ rimarca l’assoluta mancanza di responsabilità verso il Paese: Che Berlusconi avesse perso ogni ultimo filo di vera dignità, di rispetto di sé stesso, della sua famiglia, delle sue imprese, e infine del suo stesso partito, lo si sapeva da qualche mese, e soprattutto dopo la sua condanna per il reato di frode fiscale, resa definitiva dalla Cassazione nell’agosto scorso. …”

Salute e …peggio nun nisse.

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Linciaggio mediatico per neutralizzare la sentenza

«Non possono vietarmi di essere Silvio Berlusconi».

Silvio Berlusconi, intervistato dal settimanale Tempi che apparirà sul prossimo numero in edicola giovedì 5 settembre, scarica la responsabilità di un’eventuale crisi di governo sul Partito Democratico: secondo Berlusconi il Pd per evitare la caduta del governo dovrebbe salvare lui e garantirgli l’agibilità politica futura che gli viene negata dalla condanna definitiva per frode fiscale e dalla incandidabilità sancita dalla legge Severino per i condannati nelle sue condizioni.
Nell’intervista, Berlusconi ha riparlato della sentenza della Cassazione sul caso Mediaset come di “una sentenza infondata, ingiusta, addirittura incredibile”, aggiungendo che ci sono “molte strade” per salvarlo. “Siamo all’epilogo di quella guerra dei vent’anni che i magistrati di sinistra hanno condotto contro di me, considerato l’ostacolo da eliminare per garantire alla sinistra la presa definitiva del potere. Inoltre, sono stati aggrediti alcuni princìpi di fondo che tutti dovrebbero avere a cuore, a partire dai nostri avversari politici, se fossero davvero democratici: il rispetto dei milioni di elettori che hanno votato per me e che non possono subire una simile discriminazione, il diritto alla piena rappresentanza istituzionale del primo partito italiano, il fondamentale diritto di scelta dei cittadini rispetto al Parlamento e quindi rispetto al Governo”.
Poi ha ripetuto lo slogan dei comizi: “Possono farmi tutto, ma non possono togliermi tre cose: il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana; il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato e il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani, finché questi cittadini liberamente lo vorranno”.

In una nota firmata dal presidente Rodolfo Sabelli, dal vicepresidente Valerio Savio e dal segretario generale Maurizio Carbone, l’Associazione nazionale magistrati (Anm) “ancora una volta denuncia pubblicamente il susseguirsi di articoli di stampa e di servizi televisivi contenenti gravi offese a singoli magistrati e inaccettabili attacchi all’intero ordine giudiziario, giunti fino alla redazione di elenchi di magistrati, che evocano liste di proscrizione”. Per l’Anm, “tale strategia giornalistica, che ricorre anche alla diffusione di notizie grottesche e ripropone argomenti vecchi e già ripetutamente smentiti, rivela la sua natura di operazione strumentale, fondata sull’uso sistematico di argomenti falsi e gravemente diffamatori, volti a screditare la magistratura e l’operato di singoli magistrati, con una gravità e un’intensità tali da assumere le caratteristiche di un vero e proprio linciaggio mediatico. Ciò avviene in collegamento con la conclusione del processo ‘Mediaset’, con l’evidente finalità di sminuire gli effetti di una sentenza definitiva e nel pervicace tentativo di neutralizzare le conseguenze della stessa, con grave compromissione dei principi fondamentali sui quali si basa lo Stato di diritto”.

Salute e …peggio nun nisse.

Berlusconi Silvio colpevole

Sono le 17.22 di lunedì 24 giugno 2013. Il Presidente Giulia Turri, della quarta corte penale del Tribunale di Milano, legge la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi: “In nome del Popolo italiano il Tribunale ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza: Visti gli articoli 521 comma 1, 533 e 535 codice di procedura penale dichiara Berlusconi Silvio colpevole dei reati a lui ascritti, qualificato il fatto di cui al ‘capo a’ dell’imputazione come concussione per costrizione, ex articolo 317 codice penale nuova  formulazione, e ritenuta la continuazione, lo condanna alla pena di anni sette di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Visti gli articoli 317 bis, 29 e 32 codice penale dichiara l’imputato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, nonché in stato di interdizione legale durante l’espiazione della pena.”

I giudici inoltre hanno disposto la confisca dei beni già sequestrati in passato a Kharima el Maroug, in arte Ruby, e al suo compagno Luca Rizzo, ed hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti le presunte false testimonianze rese da trentadue testimoni nel corso del dibattimento.

Dal Pdl ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere e hanno subito assunto toni molto duri: «non è giustizia», «colpo di Stato», «allucinante», «pericolosa per la democrazia», «è una sentenza politica», giustizia «da Grande Fratello»…

Dal Pd invece per tutta la giornata di ieri hanno tardato ad arrivare reazioni. Poi Epifani avverte: «Governo non dipenda da processi». I senatori democratici di area renziana hanno detto che Berlusconi «va sconfitto nelle urne e non nei tribunali», mentre per i veltroniani «siamo al governo insieme per il bene del paese, le sentenze non c’entrano»…

Il governo prosegue come se nulla fosse! Anche Napolitano ha fatto sapere che il governo deve durare.

Nel buio più totale, almeno una luce: Michele Emiliano, sindaco di Bari, ha detto che «il Pd non può governare alleato di un partito guidato da persona condannata complessivamente a 12 anni di carcere».

Salute e …peggio nun nisse.

Condannato “il Disturbatore”

Il tribunale di Roma ha condannato Gabriele Paolini, il disturbatore delle dirette televisive, a 6 mesi di carcere più il risarcimento di trentamila euro a tre giornalisti Mediaset «vittime» delle sue incursioni. Paolini, che finora aveva incassato 1.500 denunce, ha commentato: “Una sentenza feroce. È la prima volta che mi condannano a un salasso del genere”, e poi rivolto a sua madre: “Mamma non ti preoccupare, ci sono tre gradi di giudizio”.

A fine udienza Paolini ha annunciato di aver fondato anche un partito politico:  “Si chiama ‘Basta il coraggio‘, una massima che si ispira a Gabriele D’Annunzio. Ma non ho alcuna intenzione di candidarmi, è solo un modo per poter dire la mia”.

Da Nonciclopedia:  Paolini è famoso come “Il Disturbatore”, ma più che altro sarebbe il caso di chiamarlo “Il Disturbato”. Ogniqualvolta si presenta un evento più o meno importante te lo ritrovi là (…) intento a urlare frasi sconnesse per la gioia di tutti noi, perché interrompe la valanga di banalità vomitate in diretta dall’inviato di turno. La sua presenza terrorizza i giornalisti, che lo temono come un petardo nelle mutande. …

Salute e …peggio nun nisse.

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