Falsi miti sulle caraffe

C’è un intero mondo di pregiudizi e di disinformazione che spinge milioni di italiani a spendere decine di euro all’anno per comprare la minerale o utilizzare le caraffe pensando di tutelare la propria salute.
Eliminano l’arsenico: Chi pensa di eliminare l’arsenico eventualmente presente in alcune zone nell’acqua di rubinetto rimarrà deluso: le cartucce delle caraffe hanno scarsissime possibilità di trattenere l’arsenico.
L’acqua addolcita è migliore: Il forte addolcimento operato dalle cartucce sull’acqua di rubinetto è un vantaggio solo per il gusto. In effetti si riduce il fastidioso odore di cloro, a volte presente nella potabile. In compenso, il consumo di acque dure, oltre a non essere per nulla dannoso, è associato a una minore incidenza di malattie cardiovascolari.
È più ecologico: In realtà filtrare l’acqua contribuisce alla produzione di rifiuti. Le cartucce richiedono uno spreco di risorse per essere prodotte e diventano presto scarti (hanno una vita breve, di circa un mese).
Permette di spendere meno: Il modo migliore per risparmiare è bere acqua del rubinetto. Se poi si beve acqua gasata, la caraffa è più cara anche della minerale in bottiglia.


La potabile è sempre più conveniente

Bere l’acqua del rubinetto è da molti punti di vista la scelta migliore: costa meno di un euro all’anno, non obbliga a portare pesi a casa e i controlli rigorosi ga­rantiscono quasi sempre una qualità buona. Non di­mentichiamo anche il rispetto dell’ambiente: niente plastica e zero inquinamento da trasporto merci.
Se trovate la potabile di sapore poco gradevo­le (il che non significa che non sia pulita), mettetela in una brocca aperta per una mezz’ora in frigorifero: l’odore di cloro (utilizzato per ridurre al minimo lo sviluppo di microbi) sparirà del tutto.

 Da Le news di Altroconsumo

Salute e …peggio nun nisse.

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La follia degli allevamenti industriali

É sbagliato e crudele la produzione di carne industrializzata?

L’allevamento intensivo sta provocando enormi danni all’ambiente. Il bestiame utilizza direttamente solo l’1,3% dell’acqua utilizzata in totale in agricoltura. Si deve però considerare l’acqua utilizzata per produrre l’enorme quantità di cibo che gli animali consumano!
Risulta così che un Kg di manzo è stato prodotto impiegando ben 100.000 litri di acqua, a fronte dei 2.000 litri necessari per coltivare 1Kg di soia.
C’è un altro problema. Per l’allevamento si usano grosse quantità di sostanze chimiche (ormoni, antibiotici, fertilizzanti, diserbanti…) che finiscono nelle falde acquifere inquinandole. In Italia, per esempio, nel bacino del Po ogni anno vengono versate 190 mila tonnellate di deiezioni animali contenenti ormoni, antibiotici e metalli pesanti (Roberto Marchesini, “Post-Human”, Bollati Boringhieri).

Alimenti

Litri di acqua x 1kg

patate 500
frumento 900
mais 1.400
riso 1.910
soia 2.000
pollo 3.500
manzo 100.000

L’allevamento degli animali è un’attività fra le più dannose per il suolo. Se in un pascolo ci sono troppi animali questi compattano il suolo con i loro zoccoli e, strappando la vegetazione che tiene assieme il terreno, ne provocano l’erosione.
Intere foreste vengono abbattute per far posto ai pascoli oppure per coltivare mangime per gli animali da allevamento.
Popolazioni intere vengono cacciate dalle loro terre dalle multinazionali produttrici di carne o di mangime.
Le coltivazioni e l’allevamento intensivo aggravano l’effetto di fenomeni come la siccità o le inondazioni, generando il progressivo degrado del suolo che riduce la produttività agricola. Ogni anno circa 12 milioni di ettari di terreni agrari diventano inutilizzabili. Spesso l’impoverimento della terra spinge molte persone ad abbandonare i propri paesi alla ricerca di zone più produttive, diventando dei “rifugiati ambientali”.
Il problema è presente anche in Italia: il 27% circa del territorio è colpito dalla siccità e dalla desertificazione e il 69% è sottoposto a rischio moderato.

Milioni di persone soffrono la fame, ma paradossalmente il cibo sul nostro pianeta non manca affatto: è solo distribuito molto male.
Secondo Rifkin (economista, attivista e saggista statunitense), più di un terzo delle terre coltivabili dell’intero pianeta è utilizzato per produrre cereali per gli animali anziché per gli uomini! Ben 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso gli Stati Uniti e l’Europa. L’Europa importa l’80% dei vegetali per l’allevamento dai paesi del sud del mondo sfruttando così le loro risorse naturali e aggravando ancora di più la loro povertà. (Commissione Europea).
La domanda di carne sta crescendo (ad esempio in Cina) e di conseguenza anche la domanda di cereali per l’allevamento. Suolo e acqua però non sono sufficienti per sostenere questa ulteriore ondata di “mangiatori di carne”. Rifkin ipotizza una crisi alimentare planetaria se non si interviene subito ad invertire la tendenza.

Per molti versi l’eccessivo consumo di carne è una follia.
L’abitudine di mangiare molta carne è un lusso che riguarda ovviamente solo i paesi più ricchi che, per produrla, sottraggono di fatto il cibo ai paesi più poveri.

dal sito web LaRea

Salute e …peggio nun nisse.

Allevamenti intensivi

L’allevamento intensivo o allevamento industriale (factory farming) è una forma di allevamento che utilizza tecniche industriali e scientifiche per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo e utilizzando il minimo spazio, tipicamente con l’uso di appositi macchinari e farmaci veterinari. La pratica dell’allevamento intensivo è estremamente diffusa in tutti i paesi sviluppati; la gran parte della carne, dei prodotti caseari e delle uova che si acquistano nei supermercati viene prodotta in questo modo.

L’allevamento intensivo in Italia si è diffuso soprattutto a partire dal secondo dopoguerra con lo scopo di soddisfare la crescente richiesta di prodotti di origine animale (in particolare carne, uova e latticini) abbattendone al contempo i costi.

La pratica dell’allevamento intensivo è oggetto di numerose critiche di ordine etico, salustistico e ambientalista.

dal sito web The Meatrix

Molti animalisti sostengono che negli allevamenti intensivi le condizioni di vita degli animali sono sensibilmente peggiori di quelle degli animali allevati in modo tradizionale. I movimenti animalisti hanno attaccato diverse pratiche in uso negli allevamenti, alcune delle quali sono state in seguito rese illegali in alcuni paesi. Per esempio, sono stati denunciati casi in cui gli animali subivano regolarmente amputazioni (come il debeaking, letteralmente “rimozione del becco”), venivano cresciuti in ambienti talmente ristretti da causare atrofia muscolare, erano tenuti al buio per tutta la vita, e via dicendo.

dal sito web The Meatrix

Particolarmente criticato è l’uso eccessivo di antibiotici, per il pericolo del diffondersi di nuove forme di batteri resistenti a tali medicinali, nonché l’eccessivo uso di farmaci volti a indurre lo sviluppo corporeo degli animali (per esempio ormoni).

I rifiuti provenienti da enormi quantità di animali concentrati in aree relativamente piccole causano inquinamento delle falde acquifere, proliferazione di insetti e diffusione di cattivi odori nella zona circostante.

dal sito web The Meatrix

Conoscere i problemi creati dagli allevamenti intensivi può essere scoraggiante, ma con un piccolo sforzo si può rapidamente imparare abbastanza per fare le scelte alimentari più sicure e più sagge.

Il sito The Meatrix offre informazioni sulle questioni relative agli allevamenti intensivi, così come le alternative alla carne, pollame, latticini e uova. Il sito offre anche la Meatrix interattiva a 360°, uno strumento per aiutare le persone a conoscere allevamenti intensivi, con informazioni approfondite sui temi.

Salute e …peggio nun nisse.

Contro l’interesse della collettività

I termovalorizzatori, o per meglio dire inceneritori, rappresentano una fonte inquinante ad alto impatto sull’uomo e sull’ambiente.
Il fallimento degli inceneritori è ormai conclamato: negli Stati Uniti non se ne costruiscono dal 1995, in Canada la tecnologia è assente, in Inghilterra, Spagna, Austria e Germania si preparano allo smantellamento, in Italia sono sotto sequestro gli impianti di Terni e Colleferro, mentre sono chiusi quelli di Brindisi e Pietrasanta.
L’esempio più riuscito è probabilmente l’inceneritore di Brescia, che ha ottenuto importanti riconoscimenti in campo internazionale (nella giuria sedeva lo stesso costruttore), ma ha ottenuto anche due violazioni delle direttive europee.
È ampiamente provato come gli inceneritori producano forti squilibri all’ecosistema.
Si tratta delle emissioni di anidride carbonica e diossine.
In tal senso anche la normativa europea più recente, nonché quella italiana, prevede l’incenerimento come passaggio finale di un processo che sia innanzitutto basato sulla riduzione della produzione del rifiuto e sul suo riciclaggio tramite differenziazione.
Nessun inceneritore può dirsi sicuro: anche i più moderni riescono a trattenere solo una parte del particolato prodotto dalla combustione (le cosiddette nanoparticelle da PM10 a PM5), ma non esistono filtri o sistemi per l’intercettazione di quelle più insidiose per la salute umana (da PM 2,5 a PM 0,1).
E poi resterebbe il problema delle ceneri che meriterebbero delle discariche ad hoc.

Quale situazione in Umbria?
L’assessore regionale Rometti e il sindaco Boccali dichiarano: “il termovalorizzatore si farà” (Rometti, Il Corriere dell’Umbria 24 dicembre) e “il termovalorizzatore si farà a Perugia” (Boccali, il Messaggero e il Giornale dell’Umbria del 22 dicembre).

Politici che dimostrano di non saper vedere al di là del proprio naso…

Salute e …peggio nun nisse.

Napoli ancora sotto la spazzatura

Il canale 105 della Radio Vaticana è tornato il 13/12/2010 sul problema rifiuti: ”Né nel vesuviano né a Napoli la questione rifiuti, mentre si avvicina il natale 2010, sembra esser risolta”. L’emittente della Santa Sede racconta di nuovi incidenti a Terzigno fra manifestati e polizia, e spiega che a Napoli rimangono per le strade 1.100 tonnellate di rifiuti, ”una quantità stabile da almeno quattro giorni”, mentre la quantità di rifiuti aumenta a ridosso del Natale.
Ieri per le strade della città c’erano 2.200 tonnellate di spazzatura non raccolta, a cui si devono aggiungere le oltre seimila della Provincia.


Le notti precedenti a Napoli e provincia sono stati appiccati roghi ai cumuli di immondizia ammassati da giorni nelle strade. Fiamme e fumo anche nei vecchi sottopassi nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, in piazza Garibaldi. Gli attraversamenti sotterranei, ormai in disuso, sono divenuti soltanto rifugio per clochard e senza fissa dimora, ma anche deposito per ogni genere di spazzatura.

I rifiuti ammassati dati alle fiamme hanno provocato alte colonne di fumo e gravi ripercussioni sul traffico del centro. I vigili del fuoco negli ultimi giorni hanno potenziato il loro lavoro: non solo nel capoluogo campano, infatti, ma nell’interno hinterland sono decine i cassonetti stracolmi di immondizia dati alle fiamme.

24 giorni fa (27 novembre 2010) Berlusconi in una conferenza stampa nella Prefettura di Napoli ha detto: “Sono un inguaribile ottimista, ma credo che la situazione di emergenza a Napoli si possa risolvere in due settimane”. Come già tante altre volte aveva annunciato che l’emergenza era stata risolta…

Nonostante le ripetute promesse di Berlusconi la situazione non è cambiata.


Salute e …peggio nun nisse.

Pessimista è uno che ha conosciuto bene un ottimista

Berlusconi in una conferenza stampa nella Prefettura di Napoli ha detto: “Sono un inguaribile ottimista, ma credo che la situazione di emergenza a Napoli si possa risolvere in due settimane”.

Tante altre volte era stato annunciato che l’emergenza era stata risolta…


Berlusconi può dire quello che vuole, ma l’emergenza rifiuti a Napoli non è mai finita e dalle periferie i rifiuti non sono mai spariti veramente.

In questi due anni si erano tolti i rifiuti dalle strade con nuove discariche, ma ora le discariche sono quasi in esaurimento e dal punto di vista strutturale siamo allo stesso punto di prima. Il problema non è risolto perchè non si sono affrontati i nodi strutturali: impianti funzionanti e raccolta differenziata, che qui non si fa non per colpa dei cittadini, ma perchè le istituzioni non sono state in grado di programmarla seriamente. (Tommaso Sodano, cosigliere della Provincia di Napoli)

~ o ~

All’esterno della prefettura di Napoli dei manifestanti hanno urlato slogan contro il premier: “Vergogna” – “Munnezza”  – “Dimissioni” – “Tornatene ad Arcore, lascia questa terra”.

Ma alla domanda di un giornalista Berlusconi ha risposto: “Non ho visto alcuna contestazione, ero in macchina e stavo parlando tranquillamente. Se ci sono ragazzi che invece di dedicarsi al corteggiamento delle ragazze preferiscono dedicarsi ad attività di questo genere, sono fatti loro. Io alla loro età facevo cose diverse”.

Sto diventanto sempre più un pessimista…


Salute e …peggio nun nisse.

C’è chi ha perso la testa e la ragione

A sorpresa Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente nella trasmissione Ballarò e si è rivolto direttamente al conduttore Giovanni Floris per contestare un servizio sui rifiuti a Napoli, che negava fossero stati mantenuti gli impegni temporali indicati dal premier.
Berlusconi ha protestato per il servizio, secondo lui, dal contenuto “assolutamente mistificatorio”. Sul caso di Terzigno ha sottolineato come la promessa sia stata mantenuta in anticipo: otto giorni rispetto ai dieci annunciati. Anche per l’immondizia nel centro di Napoli “è stato rispettato l’impegno dei 3 giorni”.
Poi Berlusconi ha avuto uno scontro con il conduttore che gli ricordava l’accordo fatto per trasmettere la telefonata, ossia che avrebbe risposto alle domande: “Lei deve smetterla di interrompere quando si tenta di dare un’informazione corretta rispetto a un misfatto. Lei crede che la Rai sia sua, invece è pagata da tutti gli italiani. Siete i soliti mistificatori ma è una tecnica che con me non funziona perché se permette di tv ne so io più di lei”.
Dopo di che il presidente del Consiglio ha abbassato il telefono lasciando Floris senza la possibilità di fargli domande. Il conduttore di Ballarò ha criticato: “Lei si è rimangiato la parola, è un problema suo non nostro di Ballarò”.

Tutte le volte che l’emergenza era stata risolta…

  1. 1 luglio 2008: Entro la fine di luglio il Comune di Napoli e quelli della provincia napoletana saranno ripuliti

  2. 18 luglio 2008: L’emergenza è superata: abbiamo smaltito 50mila tonnellate di rifiuti. Napoli e la Campania tornano ad essere città occidentali, ordinate e pulite

  3. 26 marzo 2009: Quella di oggi è una data storica per la Campania, con l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, si esce definitivamente dall’emergenza

  4. 30 settembre 2010: Il governo ha completamente risolto il problema dei rifiuti

  5. 22 ottobre 2010: Entro dieci giorni a Terzigno la situazione tornerà alla normalità

  6. 28 ottobre 2010: Fra tre giorni a Napoli non ci saranno più rifiuti

  7. 2 novembre 2010: “Avevamo preso l’impegno (…) abbiamo risolto il tutto in pochi giorni”

-> Ma secondo gli ispettori dell’Unione Europa “la situazione a Napoli è la stessa di due anni fa”…


Salute e …peggio nun nisse.

Perchè il governo vuole il nucleare in Italia?

Il disastro di Chernobyl determinò in tutto il mondo un ripensamento sull’utilizzazione dell’energia nucleare e sulle norme internazionali per garantire la sicurezza. In Italia si fece un referendum sul nucleare l’8 e il 9 novembre 1987 e la maggioranza del popolo italiano si espresse contro il nucleare.


Nonostante ciò Berlusconi ha deciso di realizzare centrali nucleari in Italia: prima l’accordo con il presidente Sarkozy per la costruzione di quattro centrali entro il 2030; poi l’accordo con Putin con l’obbiettivo di costruire, entro tre anni, le nuove centrali basate sulla tecnologia di fusione russa.

Berlusconi aveva rassicurato i francesi: “Riuscirò con la televisione a vincere le paure degli italiani”.
Ora rassicura i russi: “Prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare, bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana. Dobbiamo fare una vasta opera di convincimento sulla sicurezza delle nuove centrali”.

Molte le prese di posizione contrarie anche dal mondo scientifico, che teme danni ambientali inestimabili.
Secondo il Premio Nobel Carlo Rubbia per esempio il nucleare è una attività che si può fare con termini di tempo molto lunghi: il tempo richiesto per la progettazione di un impianto nucleare e la sua realizzazione è dell’ordine della decina di anni, il suo costo stimato è di circa 3 miliardi di euro; per ripagare l’investimento del nucleare occorrono 40–50 anni, solo dopo diventa positivo; il nucleare non riduce il costo dell’energia. L’Ue ha calcolato in 50-60 anni la durata delle scorte di uranio.
Ipotizzando un 30% di energia in Italia dal nucleare, occorrono costruire 15–20 centrali nucleari (una per Regione). Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie il cui problema non è semplice. In un’intervista Rubbia a proposito dello smaltimento dei rifiuti radioattivi disse: “Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili, a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura. Queste “vergogne” dell’energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni. … Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente”.

Ad oggi sono attivi nel mondo 438 reattori nucleari che forniscono il 16% del fabbisogno mondiale di energia; l’ultimo reattore in America è stato costruito nel 1979, trent’anni fa! Nei paesi occidentali non è, da un po’ di anni, in costruzione alcuna centrale nucleare (unica eccezione è la Finlandia).

Il nucleare è già superato ed è il tempo delle energie rinnovabili.

Un programma energetico si compone di una serie di fattori:

  • nuova forma di geotermico

  • biomasse

  • forma nuova di solare, basata su concentratori

  • anche nucleare, ma più accettabile, con eliminazione delle scorie. Per esempio l’uso del torio come combustibile in un reattore nucleare ha il vantaggio di essere largamente disponibile in natura, non provoca reazioni a catena, non produce plutonio e dal torio non si tira fuori una bomba.

Salute e …peggio nun nisse.

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