La crisi dei Pronto Soccorso

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare gli accessi ai Pronto soccorso italiani sono in calo. Ma nonostante ciò l’emergenza ospedaliera è sempre più in sofferenza.
Tre le cause principali:

  • Prima di tutto la progressiva riduzione della dotazione di posti letto in corsia: dal 2000 ad oggi sono stati tagliati oltre 71.000 posti letto, ai quali si aggiungeranno altri 3.000 posti letto che saranno tagliati a seguito dei nuovi standard del Patto per la salute. Questo ha drasticamente ridotto la possibilità di assorbire i ricoveri d’emergenza non programmati come sono quelli provenienti dai Pronto Soccorso.
  • Poi il blocco del turn over per il personale, che impedisce il ricambio generazionale: dal 2009 ad oggi ci sono state quasi 24.000 unità in meno nel SSN. Qunidi si hanno carichi di lavoro sempre più pesanti, che si ripercuotono ovviamente di più nell’attività dei Pronto Soccorso, che è più stressante e comunque attiva H24.
  • E infine, l’assistenza territoriale che non funziona: dal territorio ci si aspettava un “filtro” dell’emergenza con la possibilità di gestire a domicilio o in strutture ambulatoriali le piccole emergenze, riducendo così gli accessi ai Pronto Soccorso ospedalieri, soprattutto quelli “impropri”, che ancora oggi si stima siano attorno al 30%.

Questo dato solo in parte spiega l’affollamento e i lunghi tempi di attesa prima di essere trattati, il problema principale sta nel trasferimento dei pazienti nei reparti, dove i letti mancano. Sia perché sono pochi, sia perché, in alcuni casi, suppliscono all’assenza di “ospedali territoriali” per la lunga degenza.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ospite di Piazza Pulita su La7, riguardo il caos dei Pronto Soccorso ha detto che “c’è un abuso nell’utilizzo del Pronto Soccorso, un’abitudine del cittadino. E non sarebbe contraria a far pagare gli accessi impropri. Ci dovrebbe essere un ticket e con la tessera sanitaria tutti i dati sono noti”.

Salute e …peggio nun nisse.

La sanità italiana funziona


L’agenzia americana Bloomberg Best (and Worst), secondo i dati forniti da Banca Mondiale, Fmi e Oms, ha ratificato che il sistema sanitario italiano è il terzo più efficiente al mondo, dietro Singapore e Hong Kong e davanti a Giappone, Corea del Sud e Australia.
Siamo il top in Europa; gli Stati Uniti sono collocati al 44° posto, la Russia al 51° posto, in ultima posizione.
I parametri utilizzati per elaborare la classifica sono: aspettativa di vita, costo del sistema sanitario in percentuale sul Pil, costo del sistema sanitario pro-capite, variazione dell’aspettativa di vita rispetto al 2013, variazione del costo della sanità pro capite, variazione del Pil pro-capite, inflazione. Il ranking di Bloomberg ha considerato i 51 Paesi con popolazione superiore ai 5 milioni, con un Pil di almeno 5.000 dollari americani e con un’aspettativa di vita che supera i 70 anni.

Eppure secondo un sondaggio Ue (di poco tempo fa) appena il 54% degli italiani si dichiara soddisfatto per la qualità dei servizi sanitari, rispetto all’87% degli inglesi e al 91% dei francesi. Solo il 34% degli italiani giudica di buona qualità l’ospedale, il 43% il medico di famiglia, il 32% gli ambulatori e il Pronto Soccorso. Il Servizio Sanitario Nazionale italiano è visto come un disastro, per ottenere una prenotazione per una visita o un intervento delicato bisogna aspettare un anno, il Pronto Soccorso è un inferno, l’igiene in molti ospedali è un miraggio, la professionalità di certi medici è minima, e così via.
Forse luoghi comuni?
In effetti non tutto va bene, né dappertutto. Non si tratta solo di distinguere tra Nord, Centro e Sud. Si tratta di vedere ospedale per ospedale, Asl per Asl, persino reparto per reparto cosa funziona e cosa no. Ci sono gli sprechi, ci sono i centri di eccellenza.

Il report annuale del MeS, Laboratorio management e sanità della Scuola Sant’Anna di Pisa che opera sotto l’egida del ministero della Salute, esaminando un pool di indicatori di performance ospedaliere di diverse regioni, ha individuato quello di Perugia come “uno degli ospedali di eccellenza”. I migliori risultati ottenuti dal Pronto Soccorso, triage e tempi di intervento.

Ma i pazienti lo sanno che siamo tra i migliori del mondo?

Salute e …peggio nun nisse.

La Settimana nazionale del Pronto Soccorso

Ogni anno ventiquattro milioni di italiani si rivolgono ai Pronto Soccorso degli ospedali.
Secondo i dati del ministero della Salute e dell’Iss rielaborati dalla Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), i codici rossi sono l’1% del totale degli accessi, i gialli il 18%, i verdi il 66% e i bianchi, i casi meno gravi, il 14%.
Il dolore è la prima causa di accesso per i pazienti con età inferiore ai 14 anni. Nel 25% dei casi si va in Pronto Soccorso per problemi di tipo sociale: vittime di abusi sessuali, anziani malati e fragili con patologie complesse e condizioni economiche svantaggiate, tossicodipendenti, senza dimora e stranieri irregolari.
Per capire meglio come funziona l’emergenza sanitaria e come farla funzionare meglio, è stata organizzata in diverse regioni italiane dalla Simeu e patrocinata dal Ministero della Salute la Settimana nazionale del Pronto Soccorso, dal 16 al 22 giugno.
Si cercherà di capire e approfondire le criticità del sistema ospedaliero, spiegare le dinamiche e le trasformazioni in atto nel mondo dell’emergenza-urgenza, come funziona l’emergenza sanitaria, quale tipo di assistenza si trova in Pronto Soccorso, ed anche il perché delle lunghe attese.
Sarà possibile seguire gli eventi anche su Twitter (#SETTIMANAPS), sulla pagina Facebook della società scientifica o tramite il sito www.simeu.it.

Salute e …peggio nun nisse.

Soccorso stradale anche per gli animali

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 il decreto attuativo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che prevede l’obbligo di soccorrere anche gli animali in caso di incidente. Il decreto ministeriale, che è entrato in vigore il 27 dicembre u.s., fissa anche le caratteristiche delle autoambulanze veterinarie (utilizzeranno sirena e lampeggiante, le attrezzature specifiche saranno individuate dal Ministero della Salute), la certificazione anche successiva dello stato di necessità di intervento sull’animale da parte di un veterinario e gli stati patologici che fanno scattare questo riconoscimento, cioè trauma grave, ferite aperte, emorragie, convulsioni.

La coscienza dovrebbe farci fermare a soccorrere qualsiasi essere vivente anche senza una norma scritta che ci “obblighi” a farlo, ma spesso la nostra moralità è troppo scarsa, e può risultare estremamente difficile osservare anche principi ritenuti giusti e onesti!
Soccorrere gli animali in strada può essere comunque difficile o persino pericoloso. La Lega Anti Vivisezione sul sito web dà alcuni consigli: 

– Se si trova un cane o un gatto ferito bisogna avvicinarlo sempre, se le condizioni lo permettono, con grande cautela e calma. In mancanza di un numero di pronto soccorso specifico e pubblico per animali feriti (ce ne dovrebbe essere uno per ogni canile pubblico) è necessario rivolgersi al Servizio Veterinario della ASL di competenza territoriale se l’animale non è di proprietà (in questo caso l’affidatario dovrà rivolgersi al suo medico veterinario). I Servizi Veterinari delle ASL devono avere reperibilità anche notturna e festiva e sono obbligati a intervenire per il ritiro dell’animale non di proprietà. Il mancato intervento è denunciabile perché si tratta di un pubblico servizio.

– Se si trova un animale selvatico in difficoltà bisogna contattare la Polizia Provinciale competente per territorio, oppure il Corpo Forestale dello Stato al numero unico nazionale 1515, che vi metterà in contatto con la stazione del Corpo Forestale più vicina al luogo di ritrovamento. Per soccorsi in situazioni particolari (tetti, alberi, cunicoli) chiamare i Vigili del Fuoco al numero nazionale 115. Se l’animale selvatico è in mare chiamare la Guardia Costiera – Capitaneria di Porto al numero nazionale 1530 che per cetacei e tartarughe è in collegamento con strutture di ricovero e cura. Se l’animale selvatico è considerato pericoloso, oltre a un forza di Polizia si deve chiamare il Servizio Veterinario Azienda USL.

Salute e …peggio nun nisse.

Un Pronto Soccorso un po’ distante…

Alcuni giorni fa un albanese di 20 anni, residente a Siena, ha riferito di essere stato ferito con tre colpi di pistola alle gambe, durante una discussione in un bar nei pressi di Durazzo. Volendo essere curato in Italia, ha noleggiato un’ambulanza privata che lo ha condotto dall’ospedale albanese fino all’ospedale di Perugia, passando per la frontiera marittima di Bari.

Effettivamente gli avevano parlato di efficienza, professionalità e cortesia da parte del personale del nosocomio perugino…

Salute e …peggio nun nisse.

Bollino rosso

Salute e …peggio nun nisse.

Il colosso dei deserti

‘Caligola’ non è ancora terminato che ‘Lucifero’ è già in arrivo e a detta degli esperti sarà il peggiore di tutti gli anticicloni dell’estate 2012.

È caldo… ma dicono che il peggio deve ancora arrivare.
Tra il 18 ed il 21 agosto sarà il periodo più caldo dell’estate. Nuove masse d’aria molto calde sono in arrivo dall’entroterra marocchino e tunisino: sono il settimo e speriamo ultimo anticiclone. Questa ondata di calore investirà non solo l’Italia, ma moltissimi Paesi europei. L’aria calda raggiungerà anche la Lapponia! Sulle Alpi sono previste punte di 32 gradi a 1000 metri. Caldo e siccità continueranno ad oltranza fino alla fine del mese di agosto al centro-sud.
Il ministero della Salute ha indicato con il bollino rosso, quello cioè che prevede rischi per la salute a causa del gran caldo, 13 città per la giornata di oggi; tra queste Perugia.
Il direttore generale dell’Ospedale di Perugia Walter Orlandi, che sta seguendo personalmente l’evolversi della situazione, ha detto che ”l’ospedale di Perugia è pronto a fronteggiare eventuali emergenze legate alla nuova ondata di calore”. Al ‘Santa Maria della Misericordia’ sono state attivate tutte le sinergie tra direzione generale, medica, pronto soccorso, 118 e reparti con un ”contatto costante” tra le varie strutture.

Salute e …peggio nun nisse.

Crisi dei Pronto Soccorso

Se i Pronto Soccorso sono al collasso la causa principale va cercata nel progressivo taglio dei posti letto ospedalieri, raramente preceduto da adeguati interventi a sostegno della medicina del territorio, come gli hospice e le Rsa (Residenza assistenziale sanitaria, cioè una struttura residenziale extra ospedaliera), capace di dare accoglienza ai pazienti con ridotti problemi sanitari ma gravi problemi assistenziali. Negli ultimi 10 anni c’è stato un continuo taglio di posti letto, con una media nazionale del 15% e punte di oltre il 20% in Friuli, Basilicata, Liguria, Puglia, Sardegna. In più sui Pronto Soccorso pesano le gravi sofferenze degli organici per una politica di contenimento delle spese attraverso la drastica riduzione del turn over, giunta al blocco completo nelle Regioni soggette a piani di rientro. La denuncia arriva dall’Anaao-Assomed, condivisa dalla Simeu.

Qual è la situazione in cui versano i maggiori nosocomi della Capitale?
Nel 2011 questi gli accessi ai vari Pronto Soccorso, in rapporto ai posti per la degenza rispettivamente disponibili:

Ospedale San Camillo

63mila persone

circa 900 posti letto

Ospedale Sandro Pertini

78mila persone

342 posti letto

Ospedale Sant’Eugenio

59mila persone

339 posti letto

Ospedale San Giovanni

68mila persone

659 posti letto

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per indagare sulle presunte carenze, sovraffollamenti e disservizi nei Pronto Soccorso degli ospedali della capitale, dopo che sono state pubblicate le foto scattate al Pronto Soccorso del San Camillo di Roma, dal Pd del Lazio, che mostrano il degrado e le difficoltà nel Dea dell’ospedale: pazienti curati su materassi in terra e massaggi cardiaci sul pavimento, con stanze sovraffollate di pazienti in barella.

La Giunta Polverini si difende dicendo che è partita con un handicap di debiti e inefficienze lasciato in eredità dal precedente governo regionale.

Il solito gioco allo scaricabarile…

Salute e …peggio nun nisse.

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