La legge del taglione

Troy Davis, 42 anni, era stato condannato a morte per l’uccisione nel 1989 di un agente di polizia, Mark MacPhail, che era intervenuto in difesa di un senzatetto finito al centro degli scherzi violenti di un gruppo di teppisti.
All’epoca, Davis aveva 19 anni. Sulla sua colpevolezza ci sono seri dubbi, per le ritrattazioni di testimoni, le accuse di coercizione da parte della polizia e la mancanza di serie e concrete prove: nessuna prova fisica collegava Davis all’omicidio. Ciò nonostante, dopo una lunga serie di rinvii, sospensioni e ritardi, e nonostante una mobilitazione nazionale e internazionale per salvargli la vita o almeno ottenere un rinvio dell’esecuzione, ieri notte è stata eseguita la sua condanna alla pena capitale.

La pena di morte non è il più volontario degli omicidi?
La pena di morte è un atto di violenza autorizzato dalla legge.

Salute e …peggio nun nisse.

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Dei delitti e delle pene

Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese, è stata impiccata sabato mattina 29 gennaio in Iran, con l’accusa di essere una trafficante di droga. Secondo l’agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane. La donna era stata arrestata nelle manifestazioni del 2009 contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad. A salvarle la vita non sono bastati l’intervento dell’Olanda né l’interessamento del Parlamento europeo. Fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l’Iran. Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti.

Numerose altre impiccagioni sono state effettuate in Iran in questi ultimi giorni.
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha reso noto che tre persone sono state impiccate nel carcere di Oroumieh, nella provincia iraniana del West Azerbaijan per essere stati stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. Il canale informativo iraniano IRIBNEWS ha riportato che sette persone sono state giustiziate il 27 gennaio nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, ad ovest di Teheran: “J. A.”, che avrebbe spacciato all’interno del carcere 370 gr di crack, “M. D.” per detenzione di 4980 gr di crack, “Gh. B.” per acquisto detenzione e vendita di 4900 gr di crack, “K. N.” per il traffico di 49 kg e 70 gr di Hashish (cannabis), “D. S.” per detenzione e consumo all’interno del carcere di 310 gr di crack e “M. T.” per il traffico di 61 kg e 300 gr di crack e consumo di oppio. L’organizzazione Human Rights House Of Iran (RAHANA) ha reso noto che Farhad Tarom, riconosciuto colpevole di appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan, è stato giustiziato in carcere a Oroumieh il 27 gennaio. L’agenzia di stampa ufficiale Fars ha riferito che il 24 gennaio nella città nord-orientale di Bojnord sono stati impiccati due fratelli, Kamran Khaki e Mehran Khaki, riconosciuti colpevoli di “corruzione sulla Terra” e “Moharebeh” (in guerra contro Dio) per l’omicidio di un agente di polizia, detenzione di armi, rapina a mano armata e turbamento dell’ordine pubblico.

La pena di morte era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano. Se si considera l’abolizione “di fatto” lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468. Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Dopo una campagna ventennale portata avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale, da Amnesty International e dalla Comunità di Sant’Egidio, il 18 dicembre 2007 l’Onu ha approvato una storica risoluzione su iniziativa italiana per la moratoria universale della pena di morte, ossia per una sospensione internazionale delle pene capitali.
Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Cesare Beccaria nel 1764 con la la pubblicazione di ‘Dei delitti e delle pene‘ si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Salute e …peggio nun nisse.

LA PENA DI MORTE NEL MONDO

LA PENA DI MORTE NEL MONDO (al 30 giugno 2010)

Dal sito Nessuno Tocchi Caino

Abolizionisti: 96

Albania, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaigian, Belgio, Bermuda*, Bhutan, Bolivia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Burundi, Cambogia, Canada, Capo Verde, Cipro, Città del Vaticano*, Colombia, Costa d’Avorio, Costarica, Croazia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Gibuti, Grecia, Guinea Bissau, Haiti, Honduras, Irlanda, Islanda, Isole Cook*, Isole Marshall, Isole Salomone, Italia, Kirghizistan, Kiribati, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia (Ex Repubblica Iugoslava di), Malta, Mauritius, Messico, Micronesia (Stati Federati della), Moldova, Monaco, Montenegro, Mozambico, Namibia, Nepal, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Palau, Panama, Paraguay, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Romania, Ruanda, Samoa, San Marino, São Tomé e Principe, Senegal, Serbia, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Timor Est, Togo, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu e Venezuela.

Abolizionisti per crimini ordinari: 8

Brasile, Cile, El Salvador, Figi, Israele, Kazakistan, Lettonia e Perù.

Abolizionisti di fatto (non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni, tra parentesi l’anno dell’ultima esecuzione, oppure Paesi vincolati a livello internazionale a non applicare la pena capitale): 44

Antigua e Barbuda (1991), Bahamas (2000), Barbados (1984), Belize (1985), Benin (1993), Birmania (1988), Brunei Darussalam (1957), Burkina Faso (1988), Camerun (1988), Comore (1997), Congo (1982), Corea del Sud (1997), Dominica (1986), Eritrea (non risultano esecuzioni dall’indipendenza del paese nel 1993), Gabon (1985), Gambia (1981), Ghana (1993), Giamaica (1988), Grenada (1978), Guyana (1997), Kenia (1987), Laos (1989), Lesotho (1995), Liberia (2000), Madagascar (1958), Malawi (1992), Maldive (1952), Marocco (1993), Mauritania (1987), Nauru (nessuna sentenza eseguita dall’indipendenza, 1968), Niger (nessuna esecuzione o condanna a morte dal 1976), Papua Nuova Guinea (1957), Repubblica Centroafricana (1981), Santa Lucia (1995), Saint Vincent e Grenadine (1995), Sierra Leone (1998), Sri Lanka (1976), Suriname (1982), Swaziland (1982), Tanzania (1994), Tonga (1982), Trinidad e Tobago (1999), Tunisia (1991) e Zambia (1997).

Paesi che attuano una moratoria delle esecuzioni: 6

Algeria, Guatemala, Mali, Mongolia, Russia e Tagikistan.

Mantenitori: 43

Afghanistan, Arabia Saudita, Autorità Nazionale Palestinese*, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Botswana, Ciad, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Giappone, Giordania, Guinea, Guinea Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Malesia, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Taiwan*, Thailandia, Uganda, Vietnam, Yemen e Zimbabwe.

Fonte: Nessuno tocchi Caino

Sottolineati, i Paesi (2) impegnati a livello internazionale a non applicare la pena di morte
In grassetto, le democrazie liberali1 (7) che mantengono la pena di morte
In corsivo, le novità (5) rispetto al 2008

* Stati non membri dell’ONU

1 La classificazione “democrazia liberale” si basa sui criteri analitici usati in “Libertà nel mondo 2010”, il rapporto annuale di Freedom House sulla situazione dei diritti politici e delle libertà civili Paese per Paese (www.freedomhouse.org).

Salute e …peggio nun nisse.

Abolire la pena di morte nel mondo

Oggi in Viriginia (USA) c’è stata l’esecuzione di Teresa Lewis, condannata a morte per aver ordinato nel 2002 a due uomini, uno dei quali era il suo amante, di assassinare il marito e il figlio adottivo di lui, un ragazzo di 25 anni. Attraverso una perizia psichiatrica, alla donna era stato riscontrato un quoziente intellettuale al limite del ritardo mentale, elemento che aveva portato la difesa a supporre che la donna fosse stata manipolata dai suoi complici, esecutori materiali del delitto, condannati all’ergastolo.

Non ci sono state nel mondo le stesse manifestazioni di protesta che si erano avute per Sakineh, la donna iraniana che rischiava la lapidazione: l’intero mondo occidentale, compreso la Chiesa, si era mobilitato per lei.

Il diritto alla vita è un diritto universale. Gli USA non sono poi quel grande Paese da avere come esempio di democrazia, libertà e giustizia.

Salute e …peggio nun nisse.

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