Turchia in rivolta

A Istanbul continuano le proteste nonostante i pesanti interventi della polizia, che caricano anche i disabili. I manifestanti denunciano violenze sessuali nelle caserme per punire chi protesta, mentre nel tribunale di Caglayan, sono stati arrestati 50 avvocati difensori dei manifestanti. Il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, ha minacciato: «Andremo avanti ad oltranza, fino all’ultimo manifestante» (da lui definiti “criminali”).

La protesta è nata il 27 maggio scorso come corteo pacifico contro l’abbattimento del parco Gezi, sulla piazza Taksim, dove si voleva costruire un centro commerciale e una nuova moschea, oltre al rifacimento di una caserma militare ottomana, ma la polizia ha reagito con violenza scatenando manifestazioni in tutto il Paese contro il governo Erdogan, accusato di essere autoritario e troppo filo islamico. La polizia è intervenuta con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua con tale violenza che il bilancio di queste due settimane di contestazioni parla di 5 vittime e migliaia di feriti.

Al governo di Ankara è giunta una condanna dal Parlamento Europeo, che ha approvato una risoluzione che esprime preoccupazione per «l’uso sproporzionato ed eccessivo della forza» da parte della polizia turca e che «deplora le reazioni del governo turco e del primo ministro Erdogan», accusando lo stesso premier di acuire la polarizzazione della situazione. Durissima la posizione di Erdogan in merito, che ha detto: «Non riconoscerò la decisione del Parlamento europeo su di noi. Chi vi credete di essere per prendere una decisione del genere?».

«Bella ciao» è diventata una colonna sonora del movimento di protesta che sta scuotendo la Turchia.

Salute e …peggio nun nisse.

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La libertà di stampa è in pericolo?

Oggi a Strasburgo il Parlamento europeo ha bocciato per solo tre voti la risoluzione sulla libertà di stampa in Italia ed in altri Stati membri presentata dai gruppi di centrosinistra. La risoluzione ha ottenuto 335 voti favorevoli, 338 contrari e 13 astensioni.
Conclusione:
la libertà d’informazione in Italia non è a rischio.

Però…

Nell’annuale classifica di Reporter Senza Frontiere l’Italia viene collocata al 49° posto, scendendo di cinque posizioni rispetto al 2008.
A condizionare il risultato il conflitto di interessi del premier Berlusconi, i suoi attacchi ad alcuni giornali e i tentativi di condizionamento all’informazione della Rai; ma anche la criminalità organizzata che minaccia i giornalisti, l’accesso alla professione giornalistica molto difficile e delle leggi che regolamentano l’informazione non sempre totalmente trasparenti e libertarie.
Domenico Affinito, vicedirettore della sezione italiana dell’organizzazione, rileva anche un problema di qualità tra i giornalisti: “Alcuni giornalisti si fanno lusingare dal potere e abdicano al proprio mandato”.


Reportes Sans Frontieres

L’Italia si è vista scavalcare da stati con giovanissime istituzioni democratiche, come i paesi africani Mali, Sudafrica, Ghana o i centroamericani di Trinidad e Tobago o i sudamericani come l’Uruguay.

Salute e …peggio nun nisse.

Berlusconi al Parlamento europeo nel 2003

Berlusconi nel 2003 era presidente di turno per sei mesi al Parlamento Europeo. Esordì a Strasburgo con uno scontro molto aspro con il capo delegazione della SPD, Martin Schulz, definendolo “kapò” e poi chiamò “turisti della democrazia” tutti gli europarlamentari…

Le immagini ed i dialoghi integrali non sono mai state fatte vedere nelle TV d’Italia; non abbiamo mai saputo quello che era realmente successo.

Berlusconi al Parlamento europeo nel 2003

Berlusconi è un dilettante della politica (in Francia lo chiamano Vecchio Clown Incipriato), ma non ha l’umiltà di riconoscerlo per imparare e migliorarsi.

Controlla gli italiani attraverso il controllo dell’informazione.

Berlusconi è sempre al suo posto; l’Europa ride di lui e purtroppo anche di noi: ma noi non lo sappiamo…

Salute e …peggio nun nisse.

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