Succede in Italia

232726988-6c8af01d-643b-4d5e-a748-5e9bff622e72

Si è svolta la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all’Olimpico di Roma… grazie all’assenso del capo ultras del Napoli Gennaro De Tommaso, detto “Genny ‘a carogna”, che tra l’altro sarebbe il figlio di Ciro De Tommaso, ritenuto affiliato al clan camorristico del rione Sanità dei Misso.

Prima della partita tra Napoli e Fiorentina erano avvenuti gravi incidenti, al limite della follia: un ultras della Roma aveva provocato i supporter partenopei, poi vistosi circondato ha sparato contro di loro quattro colpi di arma da fuoco, ferendone tre, uno in modo gravissimo.

La curva partenopea inizialmente era contraria a giocare la partita. Ma poi è intervenuto “Genny ‘a carogna” che con ampi gesti ha dapprima chiesto il ritorno della calma in curva da cui erano state lanciate alcune bombe carta, e poi ha dato l’assenso all’inizio della partita.

Occorre precisare che il questore di Roma Massimo Mazza ha detto che “non c’è stata alcuna trattativa con gli ultras del Napoli.”…

Inoltre, tanto per completare il disgusto, sul davanti della maglietta nera di Gennaro risaltava la scritta ”Speziale libero”, in riferimento ad Antonino Speziale, l’ultrà del Catania che sta scontando otto anni per l’omicidio (preterintenzionale) dell’ispettore di polizia Filippo Raciti avvenuto per gli incidenti al di fuori dello stadio di Catania il 2 febbraio del 2007.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha giustamente detto: “E’ imbarazzante la reiterazione di quello che avviene negli stadi, situazioni in fotocopia di quanto è accaduto anni fa. Significa che o non si è fatto nulla o lo si è fatto male”.

Salute e …peggio nun nisse.

Annunci

La legge del taglione

Troy Davis, 42 anni, era stato condannato a morte per l’uccisione nel 1989 di un agente di polizia, Mark MacPhail, che era intervenuto in difesa di un senzatetto finito al centro degli scherzi violenti di un gruppo di teppisti.
All’epoca, Davis aveva 19 anni. Sulla sua colpevolezza ci sono seri dubbi, per le ritrattazioni di testimoni, le accuse di coercizione da parte della polizia e la mancanza di serie e concrete prove: nessuna prova fisica collegava Davis all’omicidio. Ciò nonostante, dopo una lunga serie di rinvii, sospensioni e ritardi, e nonostante una mobilitazione nazionale e internazionale per salvargli la vita o almeno ottenere un rinvio dell’esecuzione, ieri notte è stata eseguita la sua condanna alla pena capitale.

La pena di morte non è il più volontario degli omicidi?
La pena di morte è un atto di violenza autorizzato dalla legge.

Salute e …peggio nun nisse.

Dei delitti e delle pene

Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese, è stata impiccata sabato mattina 29 gennaio in Iran, con l’accusa di essere una trafficante di droga. Secondo l’agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane. La donna era stata arrestata nelle manifestazioni del 2009 contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad. A salvarle la vita non sono bastati l’intervento dell’Olanda né l’interessamento del Parlamento europeo. Fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l’Iran. Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti.

Numerose altre impiccagioni sono state effettuate in Iran in questi ultimi giorni.
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha reso noto che tre persone sono state impiccate nel carcere di Oroumieh, nella provincia iraniana del West Azerbaijan per essere stati stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. Il canale informativo iraniano IRIBNEWS ha riportato che sette persone sono state giustiziate il 27 gennaio nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, ad ovest di Teheran: “J. A.”, che avrebbe spacciato all’interno del carcere 370 gr di crack, “M. D.” per detenzione di 4980 gr di crack, “Gh. B.” per acquisto detenzione e vendita di 4900 gr di crack, “K. N.” per il traffico di 49 kg e 70 gr di Hashish (cannabis), “D. S.” per detenzione e consumo all’interno del carcere di 310 gr di crack e “M. T.” per il traffico di 61 kg e 300 gr di crack e consumo di oppio. L’organizzazione Human Rights House Of Iran (RAHANA) ha reso noto che Farhad Tarom, riconosciuto colpevole di appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan, è stato giustiziato in carcere a Oroumieh il 27 gennaio. L’agenzia di stampa ufficiale Fars ha riferito che il 24 gennaio nella città nord-orientale di Bojnord sono stati impiccati due fratelli, Kamran Khaki e Mehran Khaki, riconosciuti colpevoli di “corruzione sulla Terra” e “Moharebeh” (in guerra contro Dio) per l’omicidio di un agente di polizia, detenzione di armi, rapina a mano armata e turbamento dell’ordine pubblico.

La pena di morte era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano. Se si considera l’abolizione “di fatto” lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468. Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Dopo una campagna ventennale portata avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale, da Amnesty International e dalla Comunità di Sant’Egidio, il 18 dicembre 2007 l’Onu ha approvato una storica risoluzione su iniziativa italiana per la moratoria universale della pena di morte, ossia per una sospensione internazionale delle pene capitali.
Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Cesare Beccaria nel 1764 con la la pubblicazione di ‘Dei delitti e delle pene‘ si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Salute e …peggio nun nisse.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: