La crisi dei Pronto Soccorso

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare gli accessi ai Pronto soccorso italiani sono in calo. Ma nonostante ciò l’emergenza ospedaliera è sempre più in sofferenza.
Tre le cause principali:

  • Prima di tutto la progressiva riduzione della dotazione di posti letto in corsia: dal 2000 ad oggi sono stati tagliati oltre 71.000 posti letto, ai quali si aggiungeranno altri 3.000 posti letto che saranno tagliati a seguito dei nuovi standard del Patto per la salute. Questo ha drasticamente ridotto la possibilità di assorbire i ricoveri d’emergenza non programmati come sono quelli provenienti dai Pronto Soccorso.
  • Poi il blocco del turn over per il personale, che impedisce il ricambio generazionale: dal 2009 ad oggi ci sono state quasi 24.000 unità in meno nel SSN. Qunidi si hanno carichi di lavoro sempre più pesanti, che si ripercuotono ovviamente di più nell’attività dei Pronto Soccorso, che è più stressante e comunque attiva H24.
  • E infine, l’assistenza territoriale che non funziona: dal territorio ci si aspettava un “filtro” dell’emergenza con la possibilità di gestire a domicilio o in strutture ambulatoriali le piccole emergenze, riducendo così gli accessi ai Pronto Soccorso ospedalieri, soprattutto quelli “impropri”, che ancora oggi si stima siano attorno al 30%.

Questo dato solo in parte spiega l’affollamento e i lunghi tempi di attesa prima di essere trattati, il problema principale sta nel trasferimento dei pazienti nei reparti, dove i letti mancano. Sia perché sono pochi, sia perché, in alcuni casi, suppliscono all’assenza di “ospedali territoriali” per la lunga degenza.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ospite di Piazza Pulita su La7, riguardo il caos dei Pronto Soccorso ha detto che “c’è un abuso nell’utilizzo del Pronto Soccorso, un’abitudine del cittadino. E non sarebbe contraria a far pagare gli accessi impropri. Ci dovrebbe essere un ticket e con la tessera sanitaria tutti i dati sono noti”.

Salute e …peggio nun nisse.

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Brunetta deve chiedere scusa

Renato Brunetta ha spiegato dal suo punto di vista il flop delle certificazioni online

Clamorosa rottura tra i medici italiani e il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, dopo la pubblicazione su Facebook da parte della Cgil di un video, registrato l’8 settembre scorso a Frascati e da poco messe in rete, in cui Brunetta attacca i medici sui certificati on line, accusandoli di “essere una categoria assatanata di denaro” e di “non avere a cuore il bene del paese e dei pazienti“.

non si può collaborare con chi insulta

La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha deciso di interrompere ogni collaborazione con il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e ha rilasciato una nota: “…Le affermazioni del ministro Brunetta, assurte alla cronaca solo in questi giorni ancorché pronunciate un mese fa, esprimono considerazioni del tutto infondate nel merito e gravemente offensive per tutti i medici italiani, colpiti come professionisti e come cittadini del nostro Paese. …Pur essendo avvezzi all’esuberanza verbale e alla carica demagogica del ministro Brunetta, quelle inequivocabili parole hanno spezzato un rapporto di fiducia e di reciproca affidabilità, il che ci impedisce di proseguire una costruttiva collaborazione con il ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione…”.
Oltre all’ordine professionale, anche le organizzazioni di categoria hanno preso posizione contro il ministro, a partire dalla Cimo-Asmd (medici e dirigenti ospedalieri): “ Altro che categoria assatanata di soldi, siamo una categoria che lavora senza orario, regalando milioni di ore non retribuite per garantire la salute dei cittadini per 365 giorni all’anno, nei pronto soccorso, negli ospedali e nei posti di emergenza territoriale, con turni massacranti solo per coprire le carenze dovute a mancate assunzioni e ad errori di programmazione. Brunetta deve chiedere scusa”.

appello al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Perché i cittadini abbiano cure adeguate e bravi professionisti in tutto il territorio nazionale, restituisca ai medici la loro professionalità e al ministro della Salute i poteri precedenti al 2001. Siamo l’unico Paese in cui chi ha il compito di fornire prestazioni diagnostiche e curative deve rivolgersi al ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione e non a quello della Sanità.

 

Salute e …peggio nun nisse.

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