Delirio di onnipotenza e turbe dissociative

Silvio Berlusconi in una nota ha fatto sapere: “Sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci la mia ridiscesa in campo … per amore del mio Paese. … Oggi l’Italia è sull’orlo del baratro. … L’economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più, il debito che aumenta, il potere d’acquisto che crolla, la pressione fiscale a livelli insopportabili. Le famiglie italiane angosciate perché non riescono a pagare l’Imu. Le imprese che chiudono, l’edilizia crollata, il mercato dell’auto distrutto. … Non posso consentire che il mio Paese precipiti in una spirale recessiva senza fine. Non è più possibile andare avanti così. Sono queste le dolorose constatazioni che determineranno le scelte che tutti insieme assumeremo nei prossimi giorni”.

Il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera ha così commentato: “… non è un bene per l’Italia. …”

Mi ha tolto le parole di bocca (ma avrei detto anche di peggio)…

Salute e …peggio nun nisse.

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Marchio (nne) italiano…

Sergio Marchionne alla presentazione della nuova 500L ha detto: «Con un mercato italiano a 1,4 milioni di auto, ovvero i livelli del 1979, la Fiat dovrà chiudere uno stabilimento in Italia».
La nuova Fiat 500L è costruita nello stabilimento serbo di Kragujevac, dove dal 2010 a oggi è stato investito oltre un miliardo di euro.
È lunga 4,15 metri (sette cm in più di una Punto) e alta 1,66 metri.
Da segnalare un accessorio tutto italiano: la macchina da caffè espresso di bordo creata dalla Lavazza, totalmente integrata nella vettura. 

È l’idea che mancava per vendere più automobili in Italia?

A proposito della sentenza del tribunale di Roma che ha imposto alla Fiat di assumere 145 lavoratori con la tessera Fiom nella fabbrica di Pomigliano, ritenendo l’azienda colpevole di discriminazione, Marchionne ha dichiarato: «Un evento unico che interessa un particolare paese che ha regole particolari che sono folkloristicamente locali». 

Come ha detto la senatrice Giuliana Carlino (Idv), dire che le norme italiane sono “folkloristicamente locali” equivale a calpestare l’ordinamento giuridico e a farsi beffa delle sentenze dei Tribunali.

Salute e …peggio nun nisse.

Recessione profonda

Secondo i dati del focus Fipe, l’associazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, sui consumi delle famiglie per regione realizzato su dati Istat, tra il 2007 e il 2011 la spesa media annuale delle famiglie umbre è calata, al netto delle variazioni nel potere d’acquisto dovute all’inflazione, del 7%, pari in valore assoluto a circa duemila euro all’anno; il calo è anche superiore alla media nazionale.

Umbria
media italiana
spesa media annuale
– 7 %
– 6,1%
alimenti e bevande
– 7,1
– 6,7
abbigliamento e calzature
– 20,9
– 11,3
spese per l’abitazione (compresi combustibili ed energia)
– 2
– 0,4
arredamento
– 11,5
trasporti
– 5,2
comunicazioni
– 3,8
+ 3,5
istruzione
– 27,8
tempo libero, cultura e giochi
– 10,1
– 5,8
sanità
+ 10
sigarette e affini
+ 2,4
– 16,50

Questi dati sottolineano la vera emergenza italiana ed umbra, ovvero i consumi in recessione e lo sviluppo bloccato, accentuati, e non sicuramente attenuati, dai provvedimenti del Governo. Le istituzioni locali, nel momento in cui si accingono a prendere decisioni su tasse e tariffe, dovrebbero tenere conto che quello che serve sono provvedimenti che ridiano fiato al mercato e aprano uno spiraglio alla crescita (come ha sottolineato il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni).

Salute e …peggio nun nisse.

Il mercato degli schiavi

C’è tutte le mattine.

I mercati delle braccia a Roma e dintorni negli ultimi anni si sono moltiplicati e diffusi a macchia d’olio. Trattandosi di lavoro sommerso e, in molti casi, di clandestini, è difficile però fare una stima precisa di quante persone li frequentino.

I punti di ritrovo dove gli immigrati si mettono in vendita sono solitamente vicino ai depositi o alle rivendite di materiale edile, comodità per gli italiani che cercano un operaio per un giorno, quindi niente fatture, niente assicurazione, niente contributi e niente intermediari. La compravendita avviene infatti in modo diretto. In queste zone non ci sono caporali; quelli da Latina in giù.

Ci sono polacchi, pakistani, romeni, albanesi. C’è il fabbro, il giardiniere, il carpentiere, il pittore, il muratore. Ma ognuno di loro può inventarsi anche elettricista, idraulico, uomo delle pulizie, addetto a un trasloco. Hanno imparato a improvvisarsi in mille mestieri.
In piedi, con il volto rivolto alle macchine che passano, aspettano un padrone occasionale: una piccola impresa, più spesso un privato. Un lavoro di qualche giorno o poche ore. Per qualche banconota. L’operaio per un giorno costa almeno 40 euro.
É importante mettere subito in chiaro il tipo di lavoro e la paga, altrimenti si rischiano fregature. Dai loro racconti emergono tanti casi di soldi promessi e mai arrivati.

Un immigrato ha raccontato: “Un anno fa ho lavorato in un capannone in Umbria. Due giorni al freddo e al gelo sotto la neve. Aspetto ancora il denaro che mi devono. Provo a chiamare tutti i giorni quel numero di telefono. Ma non risponde mai nessuno”

Da un reportage di Chiara Ribichini per Sky

Salute e …peggio nun nisse.

Déjà-vu

Sergio Marchionne annuncia che “la Fiat produrrà in Serbia la monovolume (ma con sindacati più seri si faceva a Mirafiori)”. Ha confermato l’impegno preso con i sindacati che vogliono garantire la produzione della Panda in Italia, ma le linee della «L-0» (nome in codice dell’auto che sostituirà Musa, Idea, Multipla) andranno in Serbia.

Il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha accusato “la Fiat di strutturarsi come una multinazionale estera e soprattutto low-cost, cioè un gruppo che insegue i salari più bassi e i finanziamenti pubblici”.

Silvio Berlusconi ha detto chein una libera economia e in un libero Stato, un gruppo industriale è libero di collocare dove è più conveniente la propria produzione. Mi auguro soltanto che questo non accada a scapito dell’Italia e degli addetti italiani a cui la Fiat offre il lavoro”.

Sergio Marchionne a sua volta ha detto che “la Fiat non fa politica. La Fiat fa automobili. E le deve vendere. Non può essere vittima di altre logiche”, e ha ripetuto che “l’arena per il Lingotto è il mondo aperto, non i salotti chiusi nelle ritualità italiane”.


Era il 23 gennaio 2004 quando…

… a proposito dell’euro e dei prezzi incontrollabili e incontrollati Berlusconi disse : “Se i prezzi sono aumentati la colpa è dell’euro, checché ne dica Prodi. Disse che quanto affermavo io era una menzogna. Ma questo è sotto gli occhi di tutti ed è una verità”. I guai sono venuti perché “siamo in un mercato libero … la piccola distribuzione ha ritenuto di semplificare prendendo l’euro come entità di base non facendo ricorso ai centesimi”. Una strada che “ha portato a considerare il valore di un euro alla pari delle vecchie mille lire”.

Ora però c’è chi accusa che allora il governo è stato colpevolmente latitante nella fase di cambio dalla lira all’euro; anche senza imporre prezzi calmierati avrebbe potuto esigere esposti nei cartellini il doppio valore lira/euro, come avvenuto in altre Nazioni: si sarebbe aiutato a comprendere il vero valore della merce.

Salute e …peggio nun nisse.

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