Cinque mesi in rivolta

Sono più di 1.600 i civili uccisi, tremila i manifestanti scomparsi, 12mila quelli incarcerati in seguito alla repressione decisa dal regime di Damasco per sedare le rivolte scoppiate a febbraio in diverse città della Siria, con epicentro nella città di Deraa. A questi si devono aggiungere almeno ottomila profughi rinchiusi nei campi turchi e tremila siriani che sono fuggiti oltre confine in Libano.

Quelli che stanno attraversando la Siria sono moti di rivolta contro il regime simili a quelli che nella scorsa primavera hanno sconvolto il mondo arabo dalla Tunisia all’Egitto.
La dura risposta di Assad è arrivata all’inizio di giugno colpendo le città del Nord-Est del Paese. Il presidente Bashar al Assad sta compiendo stragi ben peggiori di quelli di Gheddafi a Bengasi. Nel primo giorno di Ramadan, l’esercito siriano è tornato a bombardare la città di Hama e il presidente Assad ha elogiato l’esercito per “lo spirito patriottico” dimostrato. Hama era già stata colpita da una violenta repressione nel 1982 quando Hafez Assad, padre del presidente attuale, soffocò nel sangue l’opposizione dei Fratelli musulmani. In Siria non voleranno i caccia della Nato come in Libia, lo ha detto anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.
I siriani scesi nelle piazze non hanno tenuto conto che questo regime, ai confini di Turchia, Iraq e Israele, “non può cadere”, nonostante le dichiarazioni addolorate delle potenze internazionali per i massacri dei civili.

Ci sono state conversazioni telefoniche separate del presidente americano Barack Obama con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e con il presidente francese, Nicolas Sarkozy. I tre leader, ha fatto sapere la Casa bianca, hanno espresso di comune accordo una dura condanna nei confronti del regime di Bashar al-Assad per la sua “violenza indiscriminata contro il popolo siriano”…

Salute e …peggio nun nisse.

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Accise per ogni occasione

I prezzi dei carburanti tornano a salire a causa di una nuova accisa di 4 centesimi al litro su benzina e gasolio, decisa dal Governo per “fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale determinato dall’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti a Paesi del Nord Africa”. L’aumento, in vigore dal 28/06/2011, tocca addirittura i 4,8 centesimi al litro a causa dell’Iva.
Questo balzello va ad aggiungersi alla lunga lista di accise che gravano pesantemente sul costo dei carburanti:

  • quella per la guerra di Etiopia del 1935
  • quella per la crisi di Suez del 1956
  • quella per il disastro dal Vajont del 1963
  • quella per l’alluvione di Firenze del 1966
  • quella per i vari terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpina (1980)
  • quella per il finanziamento della guerra del Libano del 1983
  • quella per la missione in Bonsia del 1966
  • quella per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004
  • quella di 1-2 centesimi al litro applicata nel marzo scorso per finanziare la cultura…

Sarebbe ora di finirla di mettere le mani nelle tasche degli automobilisti!

Salute e …peggio nun nisse.

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