Salute e povertà

L’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e delle malattie della povertà (Inmp) rappresenta un istituto pubblico del Ministero della Salute: garantisce assistenza a italiani e stranieri per fasce di popolazione svantaggiate, attraverso l’ambulatorio medico polispecialistico e psicologico, con molteplici attività. Nel complesso i soggetti che si rivolgono all’Inmp presentano prevalentemente patologie cutanee e respiratorie, anche se negli ultimi anni sono aumentate le richieste di supporto psicologico, naturale conseguenza della crisi economica e della perdita del lavoro. Dal 2008 ad oggi ha erogato circa 250.000 prestazioni ambulatoriali, con un progressivo incremento della quota dei pazienti italiani, passato dall’8% ad oltre il 40% degli assistiti. Secondo i dati Eurostat, in Italia le persone a rischio povertà o esclusione sociale hanno raggiunto il 28,4% della popolazione. Uno studio ha rilevato che un operaio non qualificato vive in media 5 anni in meno di un dirigente. I cittadini in condizioni di svantaggio sociale tendono ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a perdere autosufficienza, ad essere meno soddisfatti della propria salute e a morire prima. Si è notato inoltre che il rischio di morire cresce regolarmente con l’abbassarsi del titolo di studio; tra gli uomini fatta uguale ad uno il rischio di un laureato, la mortalità cresce del 16% nel caso della maturità, del 46% nelle medie e del 78% nelle elementari. Questo fenomeno si ripete anche tra le donne e riguarda tutti gli indicatori di salute: ammalarsi, restare a lungo con la malattia e con le sue conseguenze, finire male a causa della malattia.
Infine le disuguaglianze di salute comportano l’uscita precoce dal mercato del lavoro di individui altrimenti produttivi, un maggior costo a carico del servizio sanitario, delle politiche assistenziali e del welfare, con un impatto complessivo stimato intorno al 10% del Pil.

– da quotidianosanita.it del 02 dicembre 2014
(ma non è cambiato nulla…)

Salute e …peggio nun nisse.

 

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Thank you, Nelson Mandela, for making this world a better place

Nelson Mandela, eroe della lotta contro l’apartheid, è morto a 95 anni a Johannesburg nella sua casa dopo una lunga malattia.

Nato il 18 luglio 1918, figlio di un capo della tribù Thembu, a 23 anni si trasferisce a Johannesburg, dove studia legge all’Università del Witwatersrand e frequenta militanti e dirigenti dell’African National Congress (Anc), il primo partito fondato nel 1912 dai neri in Sudafrica.
Dopo la laurea in giurisprudenza inizia a difendere la popolazione vittima delle politiche di discriminazione.
La vittoria del razzista Fronte nazionale nelle elezioni del 1948 radicalizza le sue posizioni. Nel 1952 apre uno studio legale insieme a Oliver Tambo nel centro di Johannesburg: il primo gestito da neri in Sudafrica. Nel 1956 viene arrestato e accusato di tradimento in un processo che si concluderà nel 1961 con un’assoluzione generale. Nel 1961 fonda il braccio armato dell’Anc, l’MK (Umkhonto we Sizwe), dedito ad azioni di sabotaggio, piani di guerriglia, addestramento paramilitare. Intanto la discriminazione e le politiche di apartheid diventavano più dure.
Nel 1964 è condannato ai lavori forzati a vita.
Dal banco degli imputati, Mandela pronuncia un celebre discorso in difesa del diritto degli oppressi alla lotta armata come ultima risorsa contro la violenza degli oppressori. Proclama però anche il suo ideale di società non razzista con uguali diritti per bianchi e neri. Un ideale per cui proclama di essere pronto a morire.
In prigione la sua fama mondiale e popolarità aumentano, diventa simbolo della lotta al regime razzista.
Nel 1985 il presidente P. Botha gli offre la libertà in cambio alla rinuncia incondizionata alla violenza, che Mandela rifiuta perché avrebbe voluto dire disconoscere la lotta armata.
La prigionia durerà 27 anni. Nel 1989 Botha viene sostituito da Frederik de Klerk, che il 2 febbraio 1990 annuncia la liberazione di Mandela.
Nel 1993 riceve il Nobel per la Pace insieme a De Klerk e nel novembre 2009 l’Onu proclamerà il 18 luglio ‘Mandela Day’.
Nel 1994 ci sono le prime elezioni multirazziali nella storia del Paese, e Mandela diventa il primo presidente nero del Sudafrica. De Klerk è vicepresidente. Al termine del mandato rifiuta di candidarsi di nuovo.
Dopo il 1999 l’anziano leader continua per qualche anno a spendere le sue energie e il suo nome per numerose cause umanitarie.

Appena si è diffusa la notizia della sua morte, sui social network sono comparsi migliaia di messaggi in ricordo dell’ex presidente sudafricano. Esponenti della cultura, delle istituzioni e cittadini di tutto il mondo hanno voluto ricordarlo.

Salute e …peggio nun nisse.

Il Trota cantante…

Laurea non c’è – Il Trota

Dopo la sconfitta della Lega alle ultime elezioni, Renzo Bossi decide di cambiare carriera e tentare la via canora a Radio2. Ecco “Laurea non c’è“, un pezzo di Francesca Fornario e Simone Salis dove il Trota ci racconta della sua laurea in Albania, andato in onda durante il programma Un Giorno da Pecora condotto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro.

Dal carteggio tra l’ambasciata italiana a Tirana e la procura di Milano è emerso che Renzo Bossi ha tentato più volte di far riconoscere legalmente in Italia il diploma di laurea in Economia conseguito all’università Kristal di Tirana in Albania, ritirando poi la richiesta nell’aprile di quest’anno, dopo che erano emerse le inchieste della magistratura sulla Lega Nord.

Salute e …peggio nun nisse.

Renzo Bossi è un genio?

Le procure di Milano e Napoli, nell’ambito delle inchieste sui conti del Carroccio, hanno sequestrato nella sede milanese della Lega di via Bellerio, un diploma di laurea albanese, in Gestione aziendale della Facoltà di Economia Aziendale, conseguito dall’ex consigliere regionale Renzo Bossi.
Sebbene il corso di laurea (di primo livello) dell’ateneo privato sia di tre anni sarebbe stato conseguito dal figlio di Umberto Bossi in circa un anno: l’iscrizione è del luglio 2009. Il diploma di laurea è stato conseguito il 29 settembre 2010. Avrebbe quindi “bruciato le tappe”, facendo 29 esami in dodici mesi.

Tutti sospettano che il corso sia stato pagato con i fondi della Lega; possibile che non ci sia nessuno che prenda in considerazione le doti del Trota?

Salute e …peggio nun nisse.

La società italiana sembra franare verso il basso

Il Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010 diffuso dall’Istat riporta che l’economia mondiale ha recuperato i livelli di attività pre-crisi, ma la ripresa è stata molto disomogenea tra aree economiche. L’Italia è il fanalino di coda nell’Ue per la crescita; l’Italia è cresciuta a un ritmo pari a circa la metà di quello medio dell’Unione nelle fasi di espansione.
É vero che l’Italia ha mantenuto il rigore sui conti: l’indebitamento è diminuito grazie al contenimento della spesa, ai tagli sulle uscite in conto capitale, alla ridotta indicizzazione delle pensioni e al blocco dei contratti della PA.
In calo le presenze di turisti italiani, in crescita quelle degli stranieri.
Tasso di inattività: 48,9 per cento per le donne, 26,7 per gli uomini. In Italia 2 milioni di persone rinunciano a cercare lavoro, più che doppia la quota degli scoraggiati in confronto all’Ue. Il tasso di occupazione degli stranieri scende più che in Europa.
L’obiettivo per Europa 2020 è che il 40 per cento dei 30-34enni deve avere un’istruzione terziaria (laurea). L’Italia è al quartultimo posto nella graduatoria Ue. Europa 2020 fissa l’obiettivo di abbandoni scolastici prematuri al di sotto del 10 per cento; l’abbandono scolastico riguarda tutti i paesi dell’Unione europea. L’Italia peggio di Germania e Francia. Solo metà di chi abbandona prematuramente la scuola lavora.
La media Ue dell’occupazione dei 20-64enni è 68,6% e l’Italia è agli ultimi posti della classifica. In Italia meno della metà delle donne è occupata, nell’Ue quasi due terzi.
In Italia un quarto della popolazione è a rischio di povertà o di esclusione sociale (24,7 %), un valore più elevato della media europea (23,1 %). Nelle regioni meridionali dell’Italia, dove risiede circa un terzo della popolazione nazionale, vive il 57 per cento delle persone a rischio di povertà o esclusione.

Non so se basta una barzelletta o un invito al bunga bunga a ritirami su…

Salute e …peggio nun nisse.

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