Sesso e felicità

Una ricerca condotta da Gillian Einstein, docente di psicologia alla University of Toronto, ha indagato sul rapporto tra sesso e felicità. È stato visto per esempio che modificando la frequenza dei rapporti sessuali da uno al mese ad uno alla settimana si ottiene una felicità che equivale a quella generata dall’avere un aumento di 50.000 dollari.
Molte comunque le differenze fra paese e paese: il 71% delle donne italiane e l’83% di quelle russe indicano il sesso come ingrediente essenziale per essere felici, mentre olandesi e inglesi mettono al primo posto “avere un buon partner”.
Il 70% delle donne italiane ha anche dichiarato che avere un po’ di tempo per sé è un requisito essenziale per potersi dire soddisfatte.

Sesso senza amore?

Per alcuni uomini, ma anche per alcune donne, il solo sesso senza amore può condurre una qualche forma di felicità. Ma per altri può essere insoddisfacente dal punto di vista emozionale. Entrando un po’ nel tecnico, a seguito dell’orgasmo (sia femminile che maschile) si ha la produzione di ossitocina, un ormone peptidico che gioca un ruolo fondamentale nei legami di coppia e in genere nei comportamenti sociali. Perciò è improbabile immaginare che se entrambi i partner arrivano all’orgasmo non provino una sensazione di unione tra loro, che è comunque un sentimento molto simile all’amore.

Salute e …peggio nun nisse.

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L’Italia ha un problema con le donne?

In Italia il 51,4% di popolazione che è costituito da donne.

Bastano alcuni dati su occupazione, retribuzione, rappresentanza.
Le donne italiane si diplomano e si laureano più (e meglio) degli uomini, ma neppure una su due ha un posto retribuito. Una percentuale che ci pone ai piedi della classifica europea, meglio solo di Malta. E, a parità di livello, guadagnano il 16,8% meno dei colleghi maschi. Una donna su quattro lascia il lavoro dopo la maternità: su 100 bambini solo 10 trovano posto in un asilo nido, meno di 5 su 100 in uno comunale. Le donne ministro rappresentano il 21% del totale, le parlamentari non superano il 20%. Nelle società quotate la presenza femminile nei Consigli di amministrazione arriva al 6,8%; le amministratrici delegate sono appena il 3,8%. Questo significa che nel Paese esiste un gender gap, come viene definito nei rapporti ufficiali, un divario tra i generi che rende le donne assenti o deboli in tutti i luoghi, nelle aziende pubbliche e private, in politica e diplomazia, nelle università, dove si prendono le decisioni che determinano poi la vita di una società. E la modernità di uno Stato.

La risposta alla domanda è dunque «sì». L’Italia ha un problema rispetto a quel 51,4% di popolazione che è costituito da donne. È legittimo protestare!

Salute e …peggio nun nisse.

Attività senza crisi e con prezzi in aumento

Da un’indagine del Codacons realizzata in tre città italiane (Roma, Milano e Napoli), è emerso che la prostituzione in Italia ha registrato un incremento dei prezzi delle prestazioni fino al 40% nel 2010, dovuto al divieto e ai controlli sulle strade. Ma già con l’introduzione dell’euro i prezzi erano aumentati quasi del 150%.
É stato rilevato che il 40% delle prostitute sono donne cinesi, solo il 25% italiane. Nel 20% dei casi si tratta di donne provenienti dall’est, nel 12% sudamericane e nel restante 3% di altre nazionalità.

Come era prevedibile, le cinesi, quasi sempre donne tra i trenta e i quaranta anni, applicano delle tariffe davvero concorrenziali, probabilmente anche perché meno avvenenti delle colleghe dell’est e meno curate di chi riceve in appartamento.
In media si va dai 30/40 euro per una “sveltina” con una orientale in un fatiscente centro massaggi in periferia o con una ragazza dell’est rimasta in strada e si consuma in macchina; occorrono da 100 a 150 euro se si preferisce un’italiana o una sudamericana, con le quali intrattenersi più a lungo in appartamento, fino a 500 euro per l’intera notte, previo accordo numero fisso di atti sessuali.

Il 25% dei clienti ha tra i diciotto e i venticinque anni, il 45% tra i venticinque e i cinquant’anni e il 30% oltre i cinquanta. Gli ultracinquantenni prediligono andare a trovare le professioniste nei loro appartamenti, mentre sempre più giovani, prima attratti dal richiamo della strada, stanno scoprendo i piaceri dei centri massaggi.


Salute e …peggio nun nisse.

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