Contro la violenza maschile sulle donne

È la forma di violenza più diffusa, senza confini di ambiente, religione, cultura e nazionalità. Sono centinaia le donne che ogni anno vengono uccise ed una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita.

Nel 2011 sono morte 127 donne (il 6,7% in più rispetto al 2010) e da inizio anno nel 2012 sono 113 le donne uccise, di cui 73 dal proprio partner: il 70% circa di questi femminicidi infatti sono compiuti da partner o parenti. Secondo i dati Istat in Italia oltre 14 milioni di donne sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita: 1 milione e 400 mila ha subito uno stupro prima dei 16 anni, oltre il 90% dei casi non è stato denunciato.

Nei primi anni novanta in Canada è nata la White Ribbon Campaign (successivamente ripresa in Italia con la Campagna del Fiocco Bianco) con l’obiettivo principale di sensibilizzare gli uomini riguardo all’esistenza della violenza contro le donne.

È nel 1999 che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in questo giorno.

In Italia oltre manifestazioni, eventi, cortei e discussioni, a sostegno delle donne vittime di violenza è stato istituito un Servizio telefonico di pubblica utilità, il 1522, e un nuovo spazio web (www.noisiamopari.it) nel quale raccogliere materiali didattici e progetti realizzati da scuole e associazioni sui temi delle pari opportunità.

La violenza sulle donne purtroppo non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale in una società che pone uomini e donne in una relazione di disparità. La giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne è in verità l’ammissione di una sconfitta: questa giornata non dovrebbe esistere, perché non dovrebbe esserci violenza maschile contro le donne.

Salute e …peggio nun nisse.

Non è solo un euro e cinquanta in più

Rincara a 112 euro il canone di abbonamento alla Rai per il 2012: l’aumento è legato all’adeguamento al tasso di inflazione reale, recupero che è previsto dall’articolo 47 del Testo Unico della televisione. É dal gennaio 2009 che il canone Rai cresce di anno in anno di un euro e cinquanta.

Invece gli stipendi degli italiani, colpiti dalla pressione fiscale e dalla mancata crescita, sono ormai fermi da 10 anni. I dipendenti pubblici hanno congelate fino al 2014 le buste paga. È bloccata anche la rivalutazione delle pensioni per due anni.

L’Italia si colloca al 22esimo posto su 34 nella classifica dei salari netti: nel Regno Unito la retribuzione netta è stata di 11 mila euro superiore a quella italiana; in Germania hanno preso quasi 5 mila euro in più che da noi, in Francia 2 mila e perfino in Spagna ci hanno superato di circa 1.500 euro.

Però la “revisione” degli stipendi dei parlamentari è stata rinviata all’anno prossimo!

Seconto i dati Istat il divario tra la crescita dei prezzi su base annua e quella delle retribuzioni è il più alto dal 1997: i primi aumentano del 3,3%, gli ultimi dell’1,5% (sono fermi i salari nella pubblica amministrazione!).
Oggi riportano che la Borsa Italiana ha perso il 25,28% nel 2011; aveva perso il 12% nel 2010.

Non c’è da stupirsi se a Natale c’è stato il crollo dei consumi: secondo dati elaborati dall’Osservatorio di Federconsumatori sono stati spesi 400 milioni in meno…

Non crolla la fiducia dei consumatori: crolla la fiducia degli italiani!

Salute e …peggio nun nisse.

Contro ogni tipo di violenza sulle donne

Nel 1999 l’Onu ha proclamato il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel mondo 140 milioni di bambine e donne hanno subito qualche forma di violenza; ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine.
In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell’aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale, secondo gli ultimi dati Istat. Negli ultimi 5 anni sono state uccise in Italia 651 donne, 127 nel solo 2010, ed è un dato probabilmente sottostimato.
In Umbria solo nel 2010 ben 433 donne si sono rivolte al Telefono Donna del Centro Pari Opportunità. Spesso gli autori di queste violenze sono mariti, parenti o amici. La violenza contro le donne ha molte facce: le uccisioni e gli stupri sono gli aspetti più drammatici delle violenze dentro e fuori le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per le strade. La violenza può essere fisica, sessuale, psicologica ed economica, la pura violazione dei diritti umani. La violenza è sofferenza e umiliazione. È la prima causa di morte tra le donne nel mondo.
Il Ministero per le Pari Opportunità ha attivato un numero telefonico, unico a livello nazionale, per rispondere alle domande di aiuto delle donne vittime di violenza. Il numero è attivo tutti i giorni, festivi compresi, 24 ore su 24, ed è disponibile in più lingue. Tutte le donne vittime di violenza possono telefonare al 1522 per chiedere aiuto, assistenza e informazioni utili sulle soluzioni presenti sul territorio di residenza. Il servizio di ascolto avviene nel pieno anonimato, non si devono quindi fornire dati personali.

 

Salute e …peggio nun nisse.

La marcia delle sgualdrine

Secondo il rapporto del “Panos Institute” di Londra, un’organizzazione non governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo, per le donne tra i 15 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra.
La violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. E non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti a ruota dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.
La violenza sulle donne in gran parte del mondo è una normale componente del tessuto culturale e non viene identificata come tale neppure dalle sue vittime.
In molti paesi in via di sviluppo, picchiare la moglie fa parte dell’ordine naturale delle cose, una prerogativa maschile ancora indiscussa: in un distretto del Kenia, il 42% delle donne intervistate venivano picchiate regolarmente dal marito.
Negli Stati Uniti, ogni 15 secondi, viene aggredita una donna, generalmente dal coniuge; la violenza contro le donne è diffusa persino nelle avanzate democrazie scandinave: Marianne Eriksson, parlamentare europea della Svezia, ha dichiarato che, nel suo paese, “ogni dieci giorni una donna muore in seguito agli abusi subiti da parte di un familiare o di un amico”.
Mi ha molto impressionato l’indagine condotta dall’Istat riguardo il fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne in Italia: consiglio vivamente di leggerlo  → vedi qui.

Una frase pronunciata all’università di Toronto da un poliziotto, secondo cui “per ridurre i rischi di violenze sessuali le ragazze dovrebbero smetterla di vestirsi come sgualdrine”, ha innescato una protesta contro la violenza e la discriminazione sessuale, sotto il nome volutamente provocatorio di “marcia delle sgualdrine”.
La protesta è arrivata in India ed anche se non veste i panni succinti indossati nelle camminate di Toronto, Londra, Seul, Boston e Melbourne, il messaggio è lo stesso: basta con il cliché del “se la sono andata a cercare”: “La violenza contro le donne viene spiegata dicendo che è perché indossano abiti corti, perché sono sgualdrine, perché hanno un brutto carattere. Lottiamo contro questa percezione della gente per cambiarla”.

Salute e …peggio nun nisse.

La società italiana sembra franare verso il basso

Il Rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010 diffuso dall’Istat riporta che l’economia mondiale ha recuperato i livelli di attività pre-crisi, ma la ripresa è stata molto disomogenea tra aree economiche. L’Italia è il fanalino di coda nell’Ue per la crescita; l’Italia è cresciuta a un ritmo pari a circa la metà di quello medio dell’Unione nelle fasi di espansione.
É vero che l’Italia ha mantenuto il rigore sui conti: l’indebitamento è diminuito grazie al contenimento della spesa, ai tagli sulle uscite in conto capitale, alla ridotta indicizzazione delle pensioni e al blocco dei contratti della PA.
In calo le presenze di turisti italiani, in crescita quelle degli stranieri.
Tasso di inattività: 48,9 per cento per le donne, 26,7 per gli uomini. In Italia 2 milioni di persone rinunciano a cercare lavoro, più che doppia la quota degli scoraggiati in confronto all’Ue. Il tasso di occupazione degli stranieri scende più che in Europa.
L’obiettivo per Europa 2020 è che il 40 per cento dei 30-34enni deve avere un’istruzione terziaria (laurea). L’Italia è al quartultimo posto nella graduatoria Ue. Europa 2020 fissa l’obiettivo di abbandoni scolastici prematuri al di sotto del 10 per cento; l’abbandono scolastico riguarda tutti i paesi dell’Unione europea. L’Italia peggio di Germania e Francia. Solo metà di chi abbandona prematuramente la scuola lavora.
La media Ue dell’occupazione dei 20-64enni è 68,6% e l’Italia è agli ultimi posti della classifica. In Italia meno della metà delle donne è occupata, nell’Ue quasi due terzi.
In Italia un quarto della popolazione è a rischio di povertà o di esclusione sociale (24,7 %), un valore più elevato della media europea (23,1 %). Nelle regioni meridionali dell’Italia, dove risiede circa un terzo della popolazione nazionale, vive il 57 per cento delle persone a rischio di povertà o esclusione.

Non so se basta una barzelletta o un invito al bunga bunga a ritirami su…

Salute e …peggio nun nisse.

Quasi 8 milioni di giovani italiani sono malati cronici

Secondo i dati Istat in Italia sono 25 milioni le persone affette da malattie croniche, di questi quasi 8 milioni di pazienti hanno un’età tra i 6 e i 44 anni e di questi 2 milioni hanno tra i 6 e i 24 anni.
Tra i malati cronici 7,6 milioni di persone soffrono di una patologia cronica grave e 8,1 milioni risultano affetti contemporaneamente da tre o più malattie croniche; nelle patologie gravi e nella multi cronicità, oltre il 60% delle persone colpite ha più di 65 anni.
In generale le malattie più diffuse in assoluto sono: l’artrosi/artrite, l’ipertensione arteriosa e le malattie allergiche; inoltre per le donne anche l’osteoporosi e la cefalea, per gli uomini la bronchite cronica/enfisema e l’infarto.

Salute e …peggio nun nisse.

Troppi italiani fanno i furbi

L’opinione pubblica e le forze politiche in Italia sono piuttosto divise sull’atteggiamento morale nei confronti dell’evasione fiscale.
Alcuni ritengono sia un male fisiologico o comunque giustificabile in qualche modo; altri paragonano l’evasione fiscale al furto.
Silvio Berlusconi dichiarò che “se c’è uno Stato che chiede un terzo di quanto guadagni allora la tassazione ti appare una cosa giusta. Ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione”.

Sotto il profilo tecnico-giuridico può essere considerato “furto” solo l’appropriarsi in modo illecito di beni altrui, mentre le tasse non versate allo Stato non possono essere considerate un “furto”, poiché si tratta di denaro il quale, in assenza dell’evasore, non sarebbe mai stato prodotto: non è l’evasore a sottrarre denaro dell’Erario, ma è lo Stato a prelevare denaro di proprietà dei cittadini.

Tuttavia l’evasione fiscale è assimilabile a un furto dei cittadini onesti, costretti a pagare tasse più onerose perché lo Stato possa garantire beni e servizi pubblici necessari, che lo stesso evasore utilizzerà.

Secondo stime condotte dall’Istat e dall’Ufficio Studi dell’Agenzia delle Entrate, integrando dati amministrativi sulle dichiarazioni Irap con dati statistici sulla contabilità nazionale, l’evasione fiscale in Italia raggiunge circa il 18% del PIL.

Il sito sociale www.evasori.info permette a chiunque di effettuare tali segnalazioni senza identificare né il segnalatore né l’evasore, ma raccogliendo dati su zone geografiche e categorie.

Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, concludendo il convegno biennale del Centro studi Confindustria ha affermato che “le tasse vanno abbassate. La situazione fiscale in Italia è molto problematica, c’è un’enorme evasione fiscale e chi paga le tasse ne paga una quantità insostenibile. … Serve abbassare le tasse su chi tiene in piedi il Paese: le imprese e i cittadini”.

Salute e …peggio nun nisse.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: