Lavoro usurante

La turnistica lavorativa è nota non solo per disturbare i normali ritmi circadiani dei lavoratori e la loro vita sociale, ma anche per essere associata a disturbi della salute, come per esempio ulcere gastriche, malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, cancro al seno e difficoltà riproduttive, con effetti negativi sulla sicurezza e la produttività.

Di recente si è osservato che il lavoro a turni, svolto per lunghi periodi, altera anche la capacità intellettiva.

Secondo uno studio francese presso l’Université de Toulouse e Swansea University, pubblicato su Occupational & environmental medicine, la turnistica lavorativa si lega effettivamente a una riduzione delle capacità mentali. Lo studio ha confrontato i risultati di coloro che non avevano mai svolto il lavoro a turni con coloro che avevano fatto più di 50 notti in un anno. È stato stimato, in base ai risultati delle prove cognitive, che 10 anni di lavoro a turni determinano un invecchiamento del cervello di 6,5 anni. Il disturbo comunque è reversibile, seppure lentamente: per recuperare appieno il livello delle funzioni cerebrali dopo aver lasciato il lavoro a turni ci vogliono almeno 5 anni.

In conclusione un lavoro a turni compromette cronicamente le capacità cognitive, con conseguenze potenzialmente importanti sulla sicurezza, non solo per le persone interessate, ma anche per la società.

Salute e …peggio nun nisse.

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Non autosufficienza: un fenomeno in continua crescita

Nel 2009 in Italia il 14% della popolazione ha meno di 14 anni, il 65% è in età lavorativa (15-64 anni), il 20,1% ha oltre 65 anni. L’invecchiamento della popolazione è progressivo ed inesorabile nel tempo, e nel 2051 gli over 65 saranno il 34,3%.

Il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha presentato il ”Rapporto sulla non autosufficienza” dai cui emerge che in Italia ci sono 2,6 milioni di persone in condizione di disabilità, non autosufficienti e dunque non in grado di badare a se stesse, che vivono in famiglia (dati Istat 2007), pari al 4,8% della popolazione.

La disabilità è pari al 9,7% della fascia di popolazione dai 70-74 anni, si eleva al 17,8% nella fascia dai 75-79 anni, e raggiunge il 44,5% degli 80enni. La percentuale delle persone con disabilità di sesso femminile (6,1%) è il doppio di quella maschile (3,3%).

Sono oltre 1.700.000 le persone con invalidità motoria (3% della popolazione); oltre 500.000 le persone che hanno una invalidità per malattia mentale (0,9% della popolazione) e il 5,3% della popolazione (il 7,4% donne, il 3,1% uomini) dichiara di soffrire di ansietà cronica e di depressione.

In Italia ci sono 774.000 badanti di cui 700.000 straniere. Circa il 6,6% degli anziani over 65 utilizza una badante (10% al Nord). Lo Stato spende per l’indennità di accompagnamento 6,3 miliardi, mentre le famiglie italiane sostengono una spesa di oltre 9 miliardi per retribuire le badanti.

Salute e …peggio nun nisse.

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