La ”vera” telefonata di Berlusconi a Ballarò

É la video-parodia di Francesca Fornario, Luca Sappino e Simone Salis (Anticorpi News).
Dal sito web di La Repubblica.it la ”vera” telefonata di Berlusconi a Ballarò del 20 settembre 2011: non è vero che Berlusconi nel corso della telefonata a Ballarò ha fatto scena muta: parlava a bassa voce per paura di essere intercettato.

Salute e …peggio nun nisse.

Giornata di silenzio

Niente quotidiani in edicola, niente telegiornali, niente giornali radio, niente aggiornamento dei siti di informazione su internet. La stampa italiana si è fermata oggi per una giornata di sciopero nazionale contro il progetto di legge del governo Berlusconi che mira a limitare le intercettazioni telefoniche e la loro pubblicazione.


Sciopero dei giornalisti contro la “legge bavaglio”

La protesta è stata promossa dalla FNSI e sostenuta dall’Usigrai contro le limitazioni del diritto di cronaca contenute nel disegno di legge sulle intercettazioni, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera. Un conto è il diritto alla riservatezza, un altro l’occultamento di notizie, impedendo anche per anni di conoscere i casi giudiziari. Così si sta mettendo un pesante bavaglio, si sta minando la democrazia. L’informazione è un bene pubblico, non è un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle televisioni, né una disponibilità dei Governi.

Dello sciopero dei giornalisti si parla anche in numerose testate estere:
– In Spagna la legge bavaglio si chiama Loy Mordaza
– in Francia Loi Baillon
– in Germania Knebel Gesetz.

Salute e …peggio nun nisse.

No alla legge bavaglio

La libertà è partecipazione

Non mi interessa di essere intercettato. Solo chi ha la coscienza sporca ha paura della verità!

Contro l’imposizione di un regime di opacità e segreto firma la petizione sul sito Nobavaglio.it

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IL TESTO ORIGINALE DELLA LEGGE
Cavilli contro le intercettazioni

Il magistrato dovrà essere certo che la persona da ascoltare è in effetti colpevole. I giudici, prima di autorizzare l’ascolto, dovranno convincersi che è proprio necessario e dovranno scrivere una motivazione cogente. Essi dovranno confermare di avere in mano delle prove, dei riscontri, della necessità dell’intercettazione.
Stesse regole per i tabulati
Chiedere un tabulato o registrare una conversazione dovrà sottostare alle stesse, rigide regole delle intercettazioni: viene commesso un omicidio in un palazzo? Non sarà più automatico, come oggi, chiedere subito i tabulati di tutti gli inquilini che abitano in quel condominio. Il PM dovrà motivare perché vuole l’elenco delle chiamate del signor A, del signor B, del signor C…
Estorsioni e voto di scambio off limits
Per i reati “satellite”, quelli da cui spesso si parte per scoprire poi l’esistenza di un sodalizio mafioso, la nuova legge impone durata breve e le regole che valgono per i reati di strada.
Niente più microspie
Per microfonare un luogo bisognerà avere “prima” la prova che lì, giusto in quel posto, si sta commettendo un reato. Vi dovrà essere il fondato motivo che il proprietario del luogo è a conoscenza di quanto avviene.
Durata breve
Dopo 30 giorni, dovrà essere di nuovo confermata l’autorizzazione all’ascolto, dimostrando che la proroga alla registrazione è necessaria, ed in ogni caso non potrà che essere per altri 45 giorni, e solo in casi eccezionalissimi per ultimi 15, ripetendo ogni volta la stessa procedura.
Tribunale collegiale
Non basta più il solo gip per interfacciarsi con il pm e autorizzare la sua richiesta, ma ci vuole il cosiddetto tribunale collegiale, cioè ben tre giudici che si pronunciano, e che ha sede nel capoluogo del distretto giudiziario.
PM cacciato via
Il PM non potrà più parlare delle sue inchieste. Se lo farà dovrà abbandonare il fascicolo. E se per caso uno dei suoi indagati (con il solo obiettivo di toglierselo di torno) dovesse denunciarlo e lui venisse iscritto nel registro degli indagati, anche in quel caso diventerebbe incompatibile.
Tutele per 007, parlamentari e Chiesa
Se il PM incappa in un agente segreto deve avvisare entro 5 giorni palazzo Chigi; se s’imbatte in un uomo di chiesa deve avvertire i suoi superiori. Per i parlamentari deve stare alla larga pure dai parenti, dagli amici e dai collaboratori.
Giornalisti imbavagliati
Carcere da due mesi a uno, multe da 20mila euro a 10mila per gli ascolti, da 10 a 5mila per gli atti; gli editori saranno pesantemente multati (fino a 465mila euro), le carte dovranno restare segrete fino all’inizio del processo.
Processi ciechi
I processi non potranno più essere ripresi né fotografati. Se uno degli indagati si oppone, rivendica il suo diritto alla privacy, videocamere e macchine fotografiche saranno sgomberate.
Auto registrazioni a rischio carcere (ribattezzata norma D’Addario)
Nessuno potrà più registrare una conversazione se non avvisando prima lo’interlocutore. Altrimenti in cella fino a quattro anni.


Emendamenti depositati dal centrodestra
Sono pubblicati sul sito del Pdl al Senato una serie di modifiche a firma Pdl ma approvate anche dalla Lega: in sintesi viene reintrodotta la possibilità di pubblicare “per riassunto” gli atti giudiziari, non le intercettazioni, prima dell’udienza preliminare. Sarà possibile pubblicare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare, non le intercettazioni, dopo che la persona sottoposta alle indagini abbia avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice. Non ci saranno limiti di tempo per intercettare i latitanti.
Vietata, invece, la pubblicazione delle intercettazioni, anche se non più coperte dal segreto fino alla conclusione delle indagini preliminari. Vietata anche la pubblicazione delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. Il via libera alla pubblicazione arriverà solo dopo che l’indagato o il suo difensore siano stati avvertiti dell’ordinanza del giudice. Altrettanto vietata la pubblicazione delle intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che riguardino fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. e sanzioni per gli editori che pubblicheranno gli atti giudiziari prima dell’udienza preliminare saranno più lievi: da 25.800 euro a 309.800 euro. Le quote che dovranno essere pagate dagli editori andranno dalle “100 alle 200”.

Salute e …peggio nun nisse.

Teste vuote

1. Nelle telefonate agli atti dell’inchiesta di Trani spunta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, che stando a quanto risulta dalle intercettazioni telefoniche, era informato della strategia che doveva portare a “imbavagliare” le trasmissioni “sgradite” e a impedire, tra l’altro, nuovi interventi del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari, che avevano criticato il premier in alcune trasmissioni. Letta sarebbe intervenuto dopo che Innocenzi e Masi non erano riusciti a farlo.

2. Nell’atto, che riporta tutte le mosse di Berlusconi e dei suoi uomini per bloccare le trasmissioni tv, c’è un presidente del Consiglio che appare in più circostanze molto agitato: Berlusconi investe Masi (direttore generale Rai) e Innocenzi (commissario dell’Agcom) con insulti perché non riescono a fermare Santoro.
In altre telefonate Innocenzi informa Masi che “loro faranno il processo Mills” e gli racconta che, quando Berlusconi lo ha saputo, gli ha gridato “che cazzo state a fare tutti quanti!”. Poi si confida con Masi: «Aho, quello (Berlusconi, ndr) mi ha fatto un culo che non finiva più». Il concetto, Innocenzi, lo ripete anche a suo figlio: «Berlusconi mi manda a fare in culo ogni tre ore». Masi, nel frattempo, studia il da farsi su Annozero: «Il problema è che Santoro… è un problema tutto particolare, non è uno così, sta lì da 20 anni». E a proposito della sua attività alla Rai, Masi rincara: «Stiamo aggiustando tutto, in Rai. Stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo mandato via Ruffini (direttore di Rai Tre, ndr).»

3. Continuamente Berlusconi fa un decreto a suo uso e consumo: prima per non farsi processare, poi per truccare le regole elettorali a gioco in corso e prima ancora altri.
– Adesso Berlusconi è indagato per qualcosa che presto non sarà più reato…

4. Il premier chiama a raccolta il centrodestra invitandolo a non astenersi ed a partecipare in massa a Roma alla manifestazione di sabato “in difesa della libertà”
– “A noi si cerca di togliere la libertà di parlare al telefono”

Salute e …peggio nun nisse.

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