Al peggio non c’è mai fine

Antonio Piazza, presidente dell’Aler di Lecco (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale) e facente parte del direttivo provinciale del Pdl, alcuni giorni fa aveva parcheggiato la propria auto, una Jaguar, nel posto riservato ai portatori di handicap di fronte all’ufficio; così i vigili chiamati dall’automobilista a cui aveva sottratto il parcheggio lo avevano multato.
Il Piazza, dopo che  i vigili si erano allontanati, si è vendicato tagliando le gomme della macchina dell’uomo che aveva segnalato l’infrazione.
Però non ha tenuto in conto le telecamere della zona che hanno ripreso tutta la scena. È stato quindi indotto dai suoi superiori a rassegnare le dimissioni dal direttivo provinciale.

Il Piazza ha dichiarato: “Le mie dimissioni non sono assolutamente giuste. Non le ho certo date volontariamente. Il mio comportamento è sempre stato improntato alla massima correttezza nel ruolo che ho svolto fino a oggi nell’azienda lombarda per l’edilizia residenziale. Spero che l’assessore lombardo nelle prossime ore le respinga”.
Successivamente, tentando di giustificarsi, ha aggiunto: “Ho sbagliato, ma c’è chi fa peggio ed è ancora sulla poltrona”.

Salute e …peggio nun nisse.

La legge NON è uguale per tutti

Alcuni calciatori del Bologna (tra cui Marco Di Vaio, Viviano, Portanova, Mudingayi, Morleo, Adailton), e alcune mogli e fidanzate coinvolte, erano finiti indagati nell’inchiesta della Procura di Bologna sull’abuso di pass per handicap e per residenti in centro.
La Procura si trovò i nomi dei rossoblù per il coinvolgimento di Marilena Molinari, una donna disabile da anni al servizio di numerosi giocatori del Bologna: al permesso «H» della donna risultarono collegate le targhe dei calciatori.
Per tutti c’è stata l’archiviazione definitiva!
Il procuratore aggiunto Giovannini, nella richiesta poi accolta dal gip Alberto Ziroldi, ha giustificato i calciatori perché sono fuori dal mondo, cioè «nel nostro Paese i “moderni gladiatori” e cioè i calciatori vivono in una sorta di bolla immateriale che, salvo rare eccezioni, li mantiene avulsi dal quotidiano, al limite dell’incapacità di badare agli affari correnti di natura burocratica, che affaticano invece ogni persona che non pratica, ad alti livelli, l’arte pedatoria».

Ma non vige la regola che la legge non ammette ignoranza?
Tutti gli italiani dovrebbero conoscere la legislazione del loro Stato e non possono giustificarsi, davanti a un giudice, dicendo: «Ma io non lo sapevo». La legge è legge e va rispettata.

Ma come disse Giovanni Giolitti: «Per i cittadini le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, per alcuni si eludono».

Salute e …peggio nun nisse.

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