Camici bianchi ‘rubacuori’


L’impiego ormai routinario dei telefoni cellulari nel rapporto tra medico e paziente, ma soprattutto la diffusione di Internet e social network, ha moltiplicato il numero dei dottori oggetto di mire sentimentali da parte di assistite che si invaghiscono del medico e provano ad attirarne l’attenzione in modo più o meno esplicito.
Sono presi di mira soprattutto i dottori uomini (3 casi su 4) e in particolare i medici di medicina generale (72 casi su 100), mentre gli altri episodi riguardano specialisti ospedalieri compresi psichiatri e ginecologi.

In Gran Bretagna la Medical Defence Union (Mdu), organizzazione che offre assistenza legale e assicurativa ai medici, ha calcolato che nell’era digitale sono aumentati di un terzo i dottori che si trovano a ricevere ‘avance’ indesiderate dalle proprie pazienti.
Che la fiducia e la stima nei confronti del proprio medico, in qualche caso, possa trascendere in amore o desiderio sessuale non è certo un fatto nuovo. Ma dalla classica lettera d’amore di un tempo si è passati all’Sms sul cellulare, alla e-mail o al messaggio sui social network. Ed essere bombardati da questo tipo di messaggi è anche più invasivo che ricevere lettere vecchio stile. Professionisti che si ritrovano bersagliati da messaggi che a volte sconfinano nello stalking, ai limiti delle molestie.
E a volte le spasimanti deluse si vendicano rovesciando l’accusa di molestie a carico del medico.

Salute e …peggio nun nisse.

Medice, cura te ipsum

Il burnout è una sindrome caratterizzata da stress lavorativo, esaurimento (tensione emotiva, ansietà, irritabilità oppure noia, apatia, disinteresse), conclusione difensiva (distacco emotivo dal paziente assistito, cinismo, rigidità). Il fenomeno riguarda in Italia il 30% dei medici con più di 50 anni. Praticamente 1 su 3. A farne le spese sono soprattutto anestesisti, chirurghi, ginecologi e medici del pronto soccorso, in maggioranza uomini (nell’80% dei casi). Tutti medici sottoposti a grande stress. Molti lavorano 50-60 ore a settimana, ma il sovraccarico non è solo di fatica: c’è quello emozionale e, sempre di più, c’è il peso della burocrazia e dei conflitti tra colleghi. A tutto ciò si sommano fattori culturali che rendono più difficile per i dottori chiedere aiuto. Circa il 99% dei camici bianchi in difficoltà non vuole o non sa a chi rivolgersi. Di questi il 45% si auto-cura. E resta al lavoro.

Le conseguenze di questo quadro clinico non possono non riflettersi anche sull’attività medica. Aumenta ad esempio il rischio di ferirsi con un bisturi, o di pungersi con una siringa. A rimetterci è anche il rapporto con il paziente. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che un medico stressato non solo è meno disponibile al dialogo, ma rischia più facilmente di commettere errori, anche fatali.

Sono almeno 5 mila i medici italiani che, smarriti e sotto stress, si rifugiano in alcol e droghe, soprattutto cocaina.

Salute e …peggio nun nisse.

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