Quo vadis, Italia?


Salute e …peggio nun nisse.

Cos’è la destra, cos’è la sinistra…

A “Vieni via con me” di Fabio Fazio e Roberto Saviano, Pier Luigi Bersani e Gianfranco Fini hanno letto i valori della sinistra e quelli della destra:

BERSANI

“La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti. Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno, il 25 aprile si fa festa. Nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l’economia non gira perché l’ingiustizia fa male all’economia. Ci vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio. Ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha. Il lavoro è la dignità di una persona. Sempre. E soprattutto quando hai trent’anni e hai paura di passare la vita in panchina. Ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile”.

“Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui. Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuole dire che il mondo è capovolto. Davanti a un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco, né calabrese né lombardo né marocchino; si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti. L’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l’eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese. Calpestarne la vita è l’umiliazione di un Paese”.

“Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro. E l’energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari. Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano. Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento. Perché un uomo resta un uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco. C’è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno. Questo modo irrinunciabile si chiama laicità. Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato”.

“Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione fisica o morale e ogni illegalità. Essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro; quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. É prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce”.

FINI

“Per la destra è bello, nonostante tutto, essere italiani perché è un piccolo privilegio, perché a Milano come a Palermo la nostra patria ha un patrimonio paesaggistico e culturale che il mondo ci invidia. Anche per questo, anche nel 2010, essere di destra vuol dire innanzi tutto amare l’Italia, avere fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, di lavorare onestamente e pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi, perché per la destra sono innanzi tutto generosi i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di connazionali, uomini e donne, che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli”.

“E per la destra sono solidali e quindi meritevoli di apprezzamento le tante imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti, i cui figli domani saranno anch’essi cittadini italiani perché la patria, da qualche tempo, non è più soltanto terra dei padri. Ma oggi nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi una comunità nazionale, il nostro popolo non può confidare solo sulla sua proverbiale, generosa laboriosità, gli italiani hanno bisogno di istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste. Per questo destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri. Per la destra lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, deve spendere bene il denaro pubblico senza alimentare burocrazie e clientele, per la destra è lo Stato, solo lo Stato, che deve garantire che legge è davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi e il malcostume, che deve valorizzare l’esempio degli italiani migliori. Per questo, ad esempio, per la destra si dovrebbe insegnare fin da scuola ai più giovani che due magistrati come Falcone e Borsellino sono davvero degli eroi perché sarà grazie al sacrificio loro e di tanti altri umili servitori dello Stato che un giorno la nostra Italia sarà più pulita, più libera, più bella, perché sarà un’Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità di garantire che chi sbaglia paga, prima o poi, e chi fa il suo dovere viene premiato”.

“La destra sa che senza l’autorevolezza e il buon senso delle istituzioni, senza l’autorità della legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri non c’è libertà ma solo anarchia, prevalenza dell’arroganza e della furbizia a tutto discapito dell’uguaglianza dei cittadini. Per la destra l’uguaglianza dei i cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al Nord come al Sud, per gli uomini come per le donne, per i figli degli imprenditori, come per i figli degli impiegati e degli operai. Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità, la destra vuol costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente. La destra vuole un paese in cui chi lavora di più e meglio, viene pagato di più, un paese in cui chi studia va avanti, un paese in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti”.

“Insomma la destra vuole un’Italia che ha fiducia nel futuro perché a ben vedere ha fiducia in se stessa. E non la dobbiamo costruire dal nulla, questa Italia migliore: c’è già. Dobbiamo soltanto far sentire la sua voce, la sua voce profonda. E anche questo è il compito della destra”.

Ha ancora senso parlare di destra e di sinistra? Come di due ideologie contrapposte?

Io mi ritrovo a condividere vari punti dei valori della sinistra e di quelli della destra. Pertanto scopro nuovamente Giorgio Gaber sempre più attuale, anche quando cantava “Destra Sinistra” (era il 1994!) e si chiedeva: Ma cos’è la destra cos’è la sinistra… Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra

Basta!

Salute e …peggio nun nisse.

Siamo diventati tutti coglioni

É vero?
Purtroppo è vero: lo pensiamo facilmente dell’avversario, ma la cosa è reciproca. Lo pensano da tutto il mondo al di fuori dell’Italia: basta leggere la stampa estera.
Come è potuto succedere?
É stato tutto programmato con largo anticipo; i media nazionali (in particolare le televisioni) hanno svolto il lavoro principale. Giorgio Gaber ci ammoniva già 15 anni fa che con questo modo di fare TV saremmo diventati tutti coglioni. Ora si può dire che il lavoro è stato portato egregiamente a termine!


La strana famiglia

di Gaber – Luporini

1994 © Edizioni Curci Srl – Milano

Vi presento la mia famiglia
non si trucca, non si imbroglia
è la più disgraziata d’Italia,
anche se soffriamo molto
noi facciamo un buon ascolto
siamo quelli con l’audience più alto.

I miei genitori due vecchi intronati
per mezz’ora si sono insultati
a “C’eravamo tanto amati”,
dalla vergogna lo zio Evaristo
si era nascosto, povero Cristo,
lo han già segnalato a “Chi l’ha visto?”.

Il Ginetto dell’Idroscalo
quando la moglie lo manda a “fanculo”
piange in diretta con Sandra Milo,
per non parlare di mio fratello
che gli han rotto l’osso del collo
ora fa il morto a “Telefono giallo”.

Come ti chiami, da dove chiami,
ci son per tutti tanti premi,
pronto, pronto, pronto tanti gettoni, tanti milioni,
pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

E giù in Aspromonte c’ho dei parenti,
li ho rivisti belli contenti
nello “Speciale rapimenti”,
mentre a Roma c’è lo zio Renzo
che è analfabeta ma ha scritto un romanzo
è sempre lì da Maurizio Costanzo.

E la fortuna di nonna Piera
che ha ucciso l’amante con la lupara
ha preso vent’anni in “Un giorno in pretura”;
mio zio che ha perso la capra in montagna
che era da anni la sua compagna
ha fatto piangere anche Castagna.

Come ti chiami, da dove chiami,
ci son per tutti tanti premi,
pronto, pronto, pronto tanti gettoni, tanti milioni,
pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

E poi chi c’è? Ah già, la Tamara
un mignottone di Viale Zara
che ha dato lezioni a Giuliano Ferrara,
e alla fine c’è nonno Renato
che c’ha l’AIDS da quando è nato
ha avuto un trionfo da Mino D’Amato.

Vi ho presentato la mia famiglia
non si trucca non si imbroglia
è la più disgraziata d’Italia.
Il bel paese sorridente
dove si specula allegramente
sulle disgrazie della gente.

Come ti chiami, da dove chiami,
stiam diventando tutti scemi,
pronto, pronto, pronto stiam diventando tutti coglioni,
pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

Salute e …peggio nun nisse.

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