Dormi che è meglio…

Ancora uno studio che ha dimostrato che dormire poco e male alla lunga rovina la salute.

Secondo uno studio dell’équipe di Megan Ruiter, dell’università dell’Alabama di Birmingham, le persone che dormono meno di 6 ore per notte, rispetto a chi ne dorme 7 – 8, hanno un rischio 4 volte superiore di avere un ictus.

Il sonno è fondamentale perché se non riposiamo una quantità di tempo sufficiente l’organismo si stressa. Secondo la National Sleep Foundation, la quota di fortunati che riesce a riposare 8 ore o più, dal 2001 a oggi è passata dal 38% al 28%.

Salute e …peggio nun nisse.

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L’insonnia fa male al cuore

Oltre il 30% degli adulti e metà degli over 65 secondo un’indagine soffrirebbe di insonnia. Questo comporterebbe un rischio più alto di malattia cardiovascolare.

Una ricerca italiana, presentata al Congresso 2012 della Società europea di cardiologia (Esc) a Monaco di Baviera, ha dimostrato che chi soffre di insonnia (intesa come difficoltà a prendere sonno o a mantenerlo, come agitazione o altri disturbi notturni) ha un rischio del 45% superiore di ammalarsi di cuore o di morire per cause cardiovascolari, rispetto a chi ha un buon sonno.

L’insonnia può essere pertanto inserita insieme ai fattori di rischio più noti come il fumo, la dieta scorretta, la vita sedentaria.

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Recessione profonda

Secondo i dati del focus Fipe, l’associazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, sui consumi delle famiglie per regione realizzato su dati Istat, tra il 2007 e il 2011 la spesa media annuale delle famiglie umbre è calata, al netto delle variazioni nel potere d’acquisto dovute all’inflazione, del 7%, pari in valore assoluto a circa duemila euro all’anno; il calo è anche superiore alla media nazionale.

Umbria
media italiana
spesa media annuale
– 7 %
– 6,1%
alimenti e bevande
– 7,1
– 6,7
abbigliamento e calzature
– 20,9
– 11,3
spese per l’abitazione (compresi combustibili ed energia)
– 2
– 0,4
arredamento
– 11,5
trasporti
– 5,2
comunicazioni
– 3,8
+ 3,5
istruzione
– 27,8
tempo libero, cultura e giochi
– 10,1
– 5,8
sanità
+ 10
sigarette e affini
+ 2,4
– 16,50

Questi dati sottolineano la vera emergenza italiana ed umbra, ovvero i consumi in recessione e lo sviluppo bloccato, accentuati, e non sicuramente attenuati, dai provvedimenti del Governo. Le istituzioni locali, nel momento in cui si accingono a prendere decisioni su tasse e tariffe, dovrebbero tenere conto che quello che serve sono provvedimenti che ridiano fiato al mercato e aprano uno spiraglio alla crescita (come ha sottolineato il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni).

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Auto e TV aumentano il rischio di infarto

Un maxistudio mondiale, pubblicato on line sull’European Heart Journal e condotto su 29.000 persone da 262 centri in 52 Paesi in Asia, Europa, Medio Oriente, Africa, Australia, Nord e Sud America, ha dimostrato ancora una volta che l’attività fisica durante il lavoro e il tempo libero riduce in modo significativo il rischio di attacchi cardiaci.
I dati, corretti secondo vari fattori quali età, sesso, Paese, reddito, vizio del fumo, uso di alcol, educazione, salute, dieta, dimostrano che le persone che svolgono un lavoro che prevede sia una leggera sia una moderata attività fisica hanno un rischio più basso di un quinto (22%) o di un decimo (11%) di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ha un’occupazione prevalentemente sedentaria; tuttavia chi svolge un pesante lavoro fisico non vede ridurre il pericolo.
Durante il tempo libero, il rischio di un attacco di cuore risulta inferiore rispettivamente del 13 e del 24% per chi fa sport in maniera leggera o moderata-intensa rispetto ai pigri.

È stato anche dimostrato che le persone che hanno sia una macchina che un televisore vedono aumentare del 27% il pericolo di infarto rispetto a chi non possiede questi oggetti.
Infine si è visto che nei Paesi a basso reddito una percentuale maggiore di persone ha un lavoro sedentario e fa meno sport nel tempo libero, rispetto a quelli con medio o alto reddito.

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Svolgi regolare attività fisica

Alcuni recenti studi hanno valutato la relazione tra fitness cardiorespiratorio (CRF), cioè la capacità massima di attività aerobica determinata mediante esercizio fisico sul tapis roulant, la percentuale di massa grassa (adiposità) e la mortalità per tumore.

Più di 14000 donne sono state seguite per un periodo di oltre 15 anni, nel quale sono stati rilevati 250 decessi causati da tumori.
Mediamente le donne decedute sono risultate più anziane, fumatrici, con una percentuale più elevata di massa grassa e valori minori di CRF. D’altra parte tra le donne con livelli più elevati di CRF, meno propense al fumo, sono state registrate una ridotta adiposità e una minore prevalenza di ipertensione, infarto del miocardio e diabete.

Dall’analisi dei dati è stato riscontrato un tasso di mortalità significativamente maggiore tra le donne normopeso fisicamente inattive rispetto a quelle normopeso e attive (9,8 vs. 4,1 decessi/10.000 donne all’anno rispettivamente), mentre non è stata osservata alcuna differenza tra le donne attive indipendentemente dal fatto che fossero sovrappeso, obese o normopeso.

Si è visto cioè che alti livelli di fitness cardiorespiratorio sono associati ad una ridotta mortalità per tumore e che, pertanto, le donne sedentarie dovrebbero essere incoraggiate a svolgere regolarmente attività fisica, per lo meno moderata.

Nature.com


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Come ridurre di un terzo le probabilità di tumore

Gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Unione internazionale per il controllo del cancro (Uicc) hanno dichiarato che è possibile ridurre anche di un terzo il rischio di ammalarsi delle forme più comuni di cancro: occorre cercare di mantenere il giusto peso corporeo, seguendo un’adeguata alimentazione e facendo attività fisica regolarmente.
Dato che lo stile di vita a livello mondiale vede dilagare sovrappeso, obesità, sedentarietà e regimi alimentari scorretti, bisogna modificare le proprie abitudini.
L’attività fisica è raccomandata a tutte le età: gli adulti dovrebbero fare almeno 150 minuti alla settimana di moderato esercizio; basterebbe semplicemente camminare mezz’ora cinque giorni su sette.
Fare ginnastica regolarmente è una strategia efficace soprattutto contro il cancro al seno e al colon, i disturbi cardiovascolari e il diabete. È importante, oltre che tenere sotto controllo il proprio peso, anche eliminare il tabacco e l’esposizione al fumo passivo, limitare il consumo di alcolici, difendersi da alcune infezioni virali (epatite B, papilloma umano).

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BMI è un fattore predittivo di mortalità

Dall’analisi collaborativa di 57 studi prospettici di follow-up a lungo termine di un gran numero di persone (900.000 adulti) è stato evidenziato che un BMI al di fuori del range ideale (22,5-25 Kg/m2 ) potrebbe causare un ampio incremento nei tassi di mortalità.

Benché altri parametri antropometrici come la circonferenza della vita ed il rapporto vita-anca potrebbero aggiungere informazioni significative al BMI, già il BMI in sé stesso è un forte fattore predittivo di mortalità.
L’aumento progressivo di mortalità al di sopra dei 25 Kg/m
2 è dovuto principalmente a malattie vascolari. Anche al di sotto dei 22,5 kg/m2 si ha un aumento di mortalità, ma la causa non è stata pienamente spiegata.
Con 30-35 kg/m
2 la sopravvivenza media si riduce di due-quattro anni, e con 40-45 kg/m2 si riduce di otto-dieci anni, il che è paragonabile all’effetto del fumo.
In età adulta potrebbe risultare più semplice evitare sostanziali aumenti di peso che perderne una volta che è stato accumulato. Evitando un ulteriore aumento da 28 a 32 kg/m
2, un tipico soggetto di mezza età guadagnerebbe circa due anni di speranza di vita, che diverrebbero tre in un soggetto giovane che evita di passare da 24 a 32 kh/m2.

Lancet 2009

 

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