Ticket per le spese sanitarie di chi ha abusato di alcol o droghe?

Una proposta di legge di un consigliere regionale dell’Umbria prevede un contributo alle spese per il trasporto in ospedale se si chiama l’ambulanza per un malessere legato all’abuso di alcol o di droghe.
Chiedere la partecipazione alle spese sanitarie quando non ci si prende cura della propria salute equivarrebbe ad una vera rivoluzione. Infatti la Costituzione italiana tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività e di conseguenza le cure sono garantite a tutti.
Ma quando l’individuo danneggia volutamente la propria salute bevendo, fumando, mangiando cibi grassi, non facendo alcuna attività sportiva, è giusto che le conseguenze ricadano sulla collettività?
In altri Paesi d’Europa per esempio pensano di no: in Gran Bretagna chi viene sottoposto a bypass aorto-coronarico è tenuto a dichiarare il proprio impegno a smettere di fumare; se non lo fa le cure sono a pagamento. In Francia c’è una tassa sulle bibite gassate, mentre in Danimarca sui grassi saturi.

E così Ignazio Marino si chiede se sia così sbagliato intervenire sulle tasche degli irresponsabili se non si riescono a ottenere risultati con le raccomandazioni…

Salute e …peggio nun nisse.

Annunci

“Canne” al vento


La British Lung Foundation ha effettuato un’indagine sul consumo di marijuana, e ha scoperto che è diffusissimo, soprattutto tra i giovani con un ragazzo su tre sotto i 24 anni che ne fa uso.
Sono sottostimati i danni che possono conseguire a fumare la cannabis. Infatti anche se è considerata una droga leggera minaccia la salute sul fronte della respirazione, della circolazione e della psiche, oltre ad aumentare sensibilmente i rischi di tumore polmonare.
Lo spinello espone al rischio di tumore polmonare circa venti volte di più rispetto alla sigaretta di tabacco, probabilmente per la modalità di consumo, che presuppone boccate più profonde e durature: la tirata del fumatore di “erba” è infatti mediamente due volte più lunga di quella del fumatore di sigaretta, inalando una quantità circa quattro volte superiore di catrame e cinque volte superiore di monossido di carbonio.

Fortunatamente in genere l’uso di marijuana viene abbandonato quasi completamente intorno ai trenta anni e di conseguenza non si registra l’esposizione a lungo termine, che costituisce un fattore cruciale nei tumori polmonari.

Salute e …peggio nun nisse.

Happy Ramadan

Dal 1° agosto secondo il calendario lunare è iniziato il Ramzan, meglio conosciuto come Ramadan.

Il Ramadan detto anche il Digiuno è, secondo il calendario musulmano, il nono mese dell’anno e ha una durata di 29 o 30 giorni. Nel corso del mese di Ramadan i musulmani praticanti debbono astenersi dall’alba al tramonto dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali. Chi è impossibilitato a digiunare (perché malato o in viaggio) può anche essere sollevato dal precetto, ma appena possibile, dovrà recuperare il mese di digiuno successivamente. In occasione del Ramadan è anche richiesto di evitare di abbandonarsi all’ira. Quando tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si debba mangiare un dattero perché così faceva il Profeta. In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua.

Si attribuisce al digiuno la dote di insegnare all’uomo l’autodisciplina, l’appartenenza ad una comunità, la pazienza e l’amore per Dio.

Il Ramadan costituisce un periodo eccezionale dell’anno per i fedeli islamici in tutti i paesi a maggioranza musulmana: in questo mese a Maometto sarebbe stato rivelato il Corano dall’arcangelo Gabriele.

Auguri al mondo musulmano e un saluto alla comunità islamica italiana.

Salute e …peggio nun nisse.

Vietato fumare!

Secondo lo studio The effect of comprehensive smoking bans in european workplaces, condotto dagli economisti Claudio Lucifora, dell’università Cattolica di Roma e research fellow dell’Institute for the Study of Labor di Bonn (Iza), e Federica Origo dell’università di Bergamo, il divieto di fumo nei luoghi di lavoro ha effetti positivi sulla produttività, oltre a migliorare la salute dei lavoratori.

I due studiosi hanno messo a confronto i Paesi europei che tra il 2000 e il 2005 hanno introdotto il divieto assoluto di fumare (Irlanda, Italia e Svezia) con tutti quelli dell’Unione europea che invece lo permettono.
Ne è emerso un quadro che mette in luce come il divieto di fumo nei luoghi di lavoro dia risultati positivi, non solo dal punto di vista della salute dei lavoratori, ma anche della produttività delle imprese.
I dati mostrano inoltre che il divieto assoluto di accendere sigarette sul posto di lavoro contribuisce a ridurre il numero di fumatori passivi (sono oltre 7 mila le persone che ogni anno muoiono di fumo passivo nei luoghi di lavoro nell’Europa a 25 Paesi). Si è riscontrata una diminuzione dell’1,5% dei problemi di respirazione dovuti all’esposizione al fumo. Anche l’assenteismo per malattia si è ridotto: in media è calato del 2-3%, e fino al 4% in Italia.

Però il divieto di fumo nei luoghi di lavoro fa salire del 5% la probabilità che i fumatori siano maggiormente irritabili o possano soffrire di stress sul luogo di lavoro.

Salute e …peggio nun nisse.

LA SINDROME METABOLICA

La sindrome metabolica è una situazione clinica a rischio cardiovascolare medio-alto.

Solitamente la diagnosi viene effettuata quando si presentano tre o più dei seguenti disturbi:

  • obesità viscerale,
  • intolleranza al glucosio,
  • ipertensione arteriosa,
  • livelli sopra la norma di trigliceridi,
  • colesterolo alto.

Gli individui colpiti dalla sindrome metabolica, che non cambiano drasticamente il proprio stile di vita, hanno un elevato tasso di mortalità legato a problemi cardiovascolari.

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine questa condizione sarebbe influenzata anche dalla quantità di attività fisica svolta complessivamente quotidianamente.

In particolare dallo studio è emerso che la sindrome metabolica è decisamente più comune nei sedentari rispetto alle persone più attive.

Riguardo alla prevenzione è fondamentale la valutazione del singolo paziente, comunque in generale se non si è ancora instaurato un danno d’organo è di solito sufficiente un intervento mirato sullo stile di vita con misure igienico-dietetiche.

Questo significa che il paziente deve avere una dieta adeguata, smettere di fumare, svolgere una regolare attività fisica.

In particolare un esercizio costante senza grossi incrementi di frequenza cardiaca e di pressione arteriosa ha diverse ricadute positive sul profilo metabolico: stimola un aumento del colesterolo buono, migliora l’intolleranza agli zuccheri, abbassa i livelli di trigliceridi.

I soggetti studiati sono stati suddivisi in tre categorie in relazione all’attività fisica svolta:
1. sedentari (meno di 5 mila passi al giorno)
2. moderatamente attivi (da 5 mila a 10.000 passi al giorno)
3. molto attivi (più di 10 mila passi al dì)

Le possibilità di soffrire di sindrome metabolica sono risultate maggiori per i soggetti che rientravano nella categoria dei sedentari.

Per ogni mille passi in più al giorno è stata evidenziata una riduzione mediamente del 10 % della probabilità di ammalare di sindrome metabolica.

Gli adulti che fanno più passi al giorno tendono ad avere la circonferenza della vita inferiore, livelli superiori di lipoproteine ad alta densità (HDL) e più bassi livelli di trigliceridi.

Salute e …peggio nun nisse.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: