Libia in rivolta

Nel settimo giorno dall’inizio della rivolta contro il governo la Libia è in fiamme: nella capitale Tripoli è stata saccheggiata la sede della TV di Stato, mentre l’ufficio del governo centrale ed altri uffici pubblici sono stati dati alle fiamme.
Bengasi, la città da cui è partita la rivolta, sarebbe nelle mani dei contestatori, secondo quanto riferito da alcuni abitanti.
Si tratta di un durissimo colpo per il regime “che è già stato mollato dall’esercito” dichiara una fonte all’agenzia Ansa.
In un discorso trasmesso dalla tv Saif al-Islam Gheddafi, uno dei figli del leader Muammar Gheddafi, al potere da 42 anni, ha detto che l’esercito imporrà la sicurezza a qualunque costo.
Secondo la Federazione internazionale per i diritti umani, Fidh, i morti sarebbero tra i 300 e i 400. Secondo il quotidiano libico Quryna, il ministro della Giustizia libico, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ha dato le dimissioni per “il ricorso eccessivo alla violenza contro i manifestanti antigovernativi”.
Secondo Al Jazira, i Tuareg, che in Libia sono mezzo milione, avrebbero accettato la “chiamata alle armi” della tribù Warfala, che conta oltre un milione di abitanti nel Paese. Inoltre uno dei leader Warfala avrebbe dichiarato che Gheddafi “non è più un fratello” e deve lasciare il paese. Il capo della tribù Al-Zuwayya, del deserto orientale, avrebbe invece minacciato di interrompere le esportazioni di greggio se le autorità non porranno fine alla repressione.

La diplomazia internazionale, intanto, interviene nella crisi che interessa la Libia.

L’amministrazione americana che ha chiesto al regime di Muammar Gheddafi di non usare la forza contro i manifestanti anti-governativi. “Continueremo a sollevare la necessità di evitare il ricorso alla violenza contro i manifestanti pacifici e ad invocare il rispetto dei diritti universali”.

Il governo tedesco ha “condannato duramente” l’uso della violenza da parte delle autorità libiche nei confronti della popolazione. … Il nostro appello ai responsabili è molto chiaro: concedete la libertà di dimostrare a tutti coloro che vogliono farlo in modo pacifico e cercate il dialogo con la popolazione”.

Alcuni Paesi hanno cominciato a rimpatriare i connazionali, e lo stesso stanno facendo una serie di imprese con i loro dipendenti, nel timore che le violenze si estendano.

La Gran Bretagna ha annunciato oggi il rimpatrio dalla Libia delle famiglie dei dipendenti diplomatici, mentre la Francia ha invitato i circa 750 cittadini presenti a rientrare, pur ritenendo che non siano direttamente minacciati.

Il ministero degli Esteri italiano Franco Frattini sconsiglia di recarsi in Libia, ma per il momento non ha disposto il rientro del personale o dei familiari.

Berlusconi non è intervenuto perché ha detto che non voleva disturbare Gheddafi.

Siamo l’unico Paese in Europa che è rimasto a guardare. Non solo, Frattini si schiera apertamente con Gheddafi e a Bruxelles ha affermato che l’Ue «non deve interferire».

Il ministro ha auspicato che si avvii una riconciliazione pacifica, arrivando a una Costituzione, come propone il figlio Gheddafi. «L’Europa non deve esportare la democrazia. … Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo, della sua ownership».

Intanto secondo Al Jazeera jet dell’esercito stanno compiendo dei veri “raid aerei” sui manifestanti…

Salute e …peggio nun nisse.

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Nel rispetto della Costituzione italiana

La Consulta è stata più volte accusata negli ultimi anni dal premier Silvio Berlusconi di essere schierata, in particolare dopo le sentenze relative al “Lodo Alfano” (sull’immunità delle alte cariche dello Stato) e alla legge sul legittimo impedimento.
Il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo ha difeso il ruolo e l’indipendenza dell’organo che presiede: «È denigratorio e gravemente offensivo sostenere che i 15 giudici della Consulta giudicherebbero sulla base di loro asserite appartenenze politiche. La più larga libertà di confronto fra tutti i giudici e l’integrale collegialità delle determinazioni fanno sì che le decisioni che vengono infine adottate rappresentano il punto di arrivo di un organo sicuramente imparziale». Il presidente ha ricordato che gli esponenti della Consulta «sono appositamente scelti da organi diversi: presidente della Repubblica, Parlamento, supreme magistrature, ed entro categorie professionali particolarmente qualificate, in modo da garantire la loro più larga indipendenza di giudizio. … Inoltre i giudici entrano in carica dopo aver giurato di osservare la Costituzione e le leggi».

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha replicato: «Rispettiamo la Corte Costituzionale quale organismo di garanzia, ma credo che abbiamo il diritto di criticare politicamente decisioni che si prestano a critiche». [!?!]

Se si conoscesse e si rispettasse la Costituzione italiana non si accuserebbe la Consulta di essere di parte e di decidere tutto contro Berlusconi.
Sarebbe meglio poi che il premier si servisse di persone un po’ più qualificate che sapessero formulare leggi nel rispetto della nostra Costituzione…

Salute e …peggio nun nisse.

Wikileaks: il re è nudo!


Migliaia di file diffusi da Wikileaks, il sito di Julian Assange, rivelano i dispacci diplomatici con le conversazioni tra Washington e le circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo, in cui vengono tracciati, tra l’altro, i profili a volte imbarazzanti dei vari leader mondiali.

Silvio Berlusconi è giudicato «incapace, vanitoso e inefficace», «portavoce di Putin in Europa» e «stanco» per i troppi «festini».

La Russia è «virtualmente uno Stato della mafia», Putin è un «alpha dog», il maschio dominante

Ahmadinejad è «il nuovo Hitler»,

Gheddafi «un ipocondriaco» e «il dittatore più longevo del mondo»

Nicolas Sarkozy «un imperatore nudo»

La cancelliera tedesca Angela Merkel «evita i rischi ed è raramente creativa»

Le reazioni internazionali sono state varie, dai silenzi più o meno imbarazzati alle manifestazioni di solidarietà.

Il presidente del Consiglio avrebbe reagito con una risata.

Secondo il ministro degli Esteri Frattini, invece «le rivelazioni di Wikileaks sono un gioco per distruggere il mondo».

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo essersi detto convinto che «ci sono ancora tantissime notizie non note», ha aggiunto che «quelle uscite non mi sembrano stravolgenti».

Credo abbia ragione. Niente che già non si sapeva. Però sentirselo dire è un po’ come il bambino che grida: «il re è nudo!»


Salute e …peggio nun nisse.

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