I pasti in ospedale

Il Servizio sanitario nazionale spende oltre un miliardo di euro all’anno solo per i pasti ai pazienti ricoverati negli ospedali.
In Italia il prezzo di una giornata alimentare, che comprende colazione, pranzo, merenda e cena, può variare, a seconda dei bandi di gara fatti dalle singole Asl, dai 12 ai 18 euro. Con un prezzo medio quindi di 15 euro, che moltiplicato per il numero delle giornate di degenza stimate dal rapporto del ministero della Salute sulle attività di ricovero 2010 (70,7 milioni, a fronte di oltre 11 milioni di ricoveri) porta alla cifra vicina al miliardo di euro.

Secondo Ilario Perotto, presidente dell’Associazione nazionale delle aziende per la ristorazione collettiva aderenti alla Fipe (Angem), la spesa per la ristorazione ospedaliera potrebbe finire direttamente a carico dei ricoverati: “Prima o poi, speriamo il più tardi possibile, i pazienti saranno costretti a pagarsi i pasti in ospedale. Esattamente come già succede per le mense scolastiche. Un modo come un altro per permettere al Ssn di fare cassa”.

Altra notizia dal sapore quasi di beffa è che circa il 40% dei pasti ai pazienti ricoverati finisce nella pattumiera. Colpa di cibi poco graditi ai ricoverati, delle condizioni dei malati e dell’organizzazione di visite ed esami, programmati in molti casi senza tener conto della distribuzione dei pasti. Lo spreco maggiore è però legato allo scarso gradimento e alla poca varietà dei cibi offerti. Con proposte più adeguate si potrebbe ridurlo almeno del 50%.

Salute e …peggio nun nisse.

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Recessione profonda

Secondo i dati del focus Fipe, l’associazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, sui consumi delle famiglie per regione realizzato su dati Istat, tra il 2007 e il 2011 la spesa media annuale delle famiglie umbre è calata, al netto delle variazioni nel potere d’acquisto dovute all’inflazione, del 7%, pari in valore assoluto a circa duemila euro all’anno; il calo è anche superiore alla media nazionale.

Umbria
media italiana
spesa media annuale
– 7 %
– 6,1%
alimenti e bevande
– 7,1
– 6,7
abbigliamento e calzature
– 20,9
– 11,3
spese per l’abitazione (compresi combustibili ed energia)
– 2
– 0,4
arredamento
– 11,5
trasporti
– 5,2
comunicazioni
– 3,8
+ 3,5
istruzione
– 27,8
tempo libero, cultura e giochi
– 10,1
– 5,8
sanità
+ 10
sigarette e affini
+ 2,4
– 16,50

Questi dati sottolineano la vera emergenza italiana ed umbra, ovvero i consumi in recessione e lo sviluppo bloccato, accentuati, e non sicuramente attenuati, dai provvedimenti del Governo. Le istituzioni locali, nel momento in cui si accingono a prendere decisioni su tasse e tariffe, dovrebbero tenere conto che quello che serve sono provvedimenti che ridiano fiato al mercato e aprano uno spiraglio alla crescita (come ha sottolineato il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni).

Salute e …peggio nun nisse.

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