Proteste anche in Brasile

In Brasile si è svolta la più grande protesta degli ultimi venti anni.
La scintilla che l’ha innescata è stato l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici e il denaro speso dal governo federale per organizzare la Confederation’s Cup e, l’anno prossimo, i Mondiali di calcio.
Oltre duecentomila persone, soprattutto giovani, hanno invaso le strade delle principali città, la metà delle quali a Rio de Janeiro, dove sono stati incendiati cassonetti e auto in sosta e sono state lanciate bombe carta contro la polizia che, intervenuta in assetto antisommossa, ha risposto sparando candelotti di gas lacrimogeno e pallottole di gomma.

Il Brasile, sesta potenza economica al mondo, dopo anni di crescita economica e sociale, inizia a fare i conti con un’economia stagnante e con l’inflazione in aumento, specie sulle derrate alimentari. Il malcontento interessa sempre più anche la sanità e l’istruzione traballanti e i servizi che lasciano a desiderare.


Ad alimentare la tensione poi le dichiarazioni del presidente della Fifa, Joseph Blatter, che contro la protesta della popolazione brasiliana ha detto: “Il calcio è più importante dell’insoddisfazione della gente”.

 

Salute e …peggio nun nisse.

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Més que un club

Il Futbol Club Barcelona, abbreviato in Barça, è tra le più titolate polisportive europee. È l’unica squadra europea ad aver disputato le competizioni europee in tutte le stagioni agonistiche dal 1955-1956 ad oggi.
Benché sia più famosa per la sezione calcistica, la società comprende anche altre squadre sportive professionistiche: pallacanestro, pallamano, hockey su pista, hockey su pattini in linea e football americano.
Da novembre 2009 la società conta oltre 172.000 soci: costituisce il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo, record per un club calcistico. Inoltre è uno dei club più ricchi del mondo: nella stagione 2008-2009 era il secondo club più ricco del pianeta, con un budget di 365,9 milioni di euro.

Il FC Barcelona ha esercitato nel corso della propria storia una funzione rappresentativa di difesa dei valori catalani e si è sempre segnalato per attività e azioni di difesa della cultura e della lingua catalana; inoltre si è schierato in più di una circostanza a favore delle rivendicazioni autonomistiche della Catalogna.

Il Barça ha rifiutato di portare loghi di sponsor sulla maglia. Il motivo della scelta è legata al fatto che i colori tradizionali della squadra, il blu e il granata, sono visti come un simbolo della Catalogna e i loghi degli sponsor sono considerati invadenti. Ha perfino rifiutato un’offerta della società di scommesse austriaca Bwin pari a 110 milioni di euro per 5 anni di sponsorizzare con il marchio della società da porre al centro della parte frontale della maglietta. Il motivo della drastica decisione è da ricondursi al motto della società: Més que un club (“Più di un club”).

Dall’inizio degli anni ottanta il club si è segnalato per i gesti di solidarietà. Con l’arrivo del presidente Joan Laporta la dirigenza ha manifestato più volte l’intenzione di incrementare i fondi destinati alle cause sociali, esprimendo il desiderio che il club fosse conosciuto a livello mondiale per la sua inclinazione solidaristica.
Dal 2006 il club devolve ogni anno lo 0,7% del ricavato annuale societario all’UNICEF. Inoltre il Barcelona ha collocato il logo dell’UNICEF al centro delle proprie maglie, contravvenendo alla storica regola del club secondo cui ogni tipo di pubblicità sulle divise era proibita. Il Barcelona si è impegnato a versare nelle casse dell’agenzia dell’ONU 1,5 milioni di euro all’anno per 5 anni.

Il palmarès del Barcelona è ricchissimo; questi i titoli ufficiali riconosciuti da UEFA e FIFA:

54 Titoli nazionali

  • 19 Campionati spagnoli
  • 25 (record) Coppa di Spagna
  • 8 (record) Supercoppa di Spagna

11 Titoli internazionali

  • 3 Coppa dei Campioni/Champions League
  • 4 (record) Coppa delle Coppe
  • 3 Supercoppa UEFA
  • 1 Coppa del Mondo per club

Salute e …peggio nun nisse.

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