Apologia del fascismo

Sul display di un autobus di linea del comune di Roma al posto delle indicazioni sul numero della linea e sulla direzione è comparsa la scritta “onore al duce”. Naturalmente si sono scatenate vivaci polemiche, specie su blog e social network: questo fatto è stato interpretato come un “segnale di una città in cui nostalgici della dittatura fascista e neonazisti, forti delle legittimazioni concesse dal sindaco Alemanno, si sentono autorizzati a fare qualunque cosa”.

In una nota l’Atac spa ha fatto sapere: ”In relazione all’utilizzo improprio del display di un autobus della rimessa di Acilia, Atac spa ha immediatamente attivato le indagini interne per giungere all’identificazione del responsabile del grave atto al fine di far scattare le sanzioni disciplinari previste. Qualora il gesto configurasse reati di carattere penale al di fuori dello stretto ambito aziendale, Atac spa provvederà a informare senz’altro l’autorità giudiziaria”.

L’articolo 4 della legge n. 645 del 1952 (legge Scelba) sancisce il reato commesso da chiunque «faccia propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista», oppure da chiunque «pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Salute e …peggio nun nisse.

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Ken Saro-Wiwa


Ken Saro-Wiwa era uno scrittore, giornalista, autore televisivo e poeta nigeriano, impiccato nel 1995 dal governo dittatoriale di Sani Abacha dopo un processo farsa in cui era stato accusato ingiustamente di aver provocato disordini e ordinato omicidi.
Ken si batteva in nome del popolo Ogoni contro lo sfruttamento indiscriminato delle compagnie petrolifere nel delta del Niger, in prima linea la Shell, che ora è sotto processo a New York per violazione dei diritti umani e sostegno ad una dittatura assassina, citata dai familiari dello scrittore e degli altri 8 militanti che furono impiccati insieme a lui. La Shell si sarebbe accordata con il regime per mettere a tacere Saro-Wiwa e avrebbe anche pagato milizie private per terrorizzare la popolazione locale.
Nel maggio 1995, sei mesi prima della sua morte, Saro-Wiwa scrisse al PEN, l’associazione mondiale degli scrittori: “Che io viva o muoia è insignificante. É sufficiente sapere che ci sono persone che impiegano tempo, denaro ed energia per combattere questo male tra i tanti che predominano nel mondo. Se non hanno successo oggi, avranno successo domani. Dobbiamo continuare a lottare per rendere il mondo un luogo migliore per tutta l’umanità. Ognuno con il suo piccolo contributo, a modo suo. Vi saluto tutti”.


La Vera Prigione
Non è il soffitto gocciolante
non le zanzare ronzanti
nell'umida, miserabile cella.
Non è il rumore della chiave
Mentre il guardiano ti rinchiude.
Non sono le misere razioni
Indegne di uomo o bestia
Nemmeno il vuoto del giorno
che si immerge nell'assenza della notte
Non è
Non è
Non è
E' la menzogna che è stata martellata
Nelle tue orecchie per una generazione
E' l'agente di sicurezza senza freno
Che esegue ordini insensibili e disastrosi
In cambio di un misero pasto al giorno
Il magistrato che scrive nel suo libro
Una punizione che sa immeritata
L'inettitudine morale
La decrepitudine mentale
Che dà alle dittature spuria legittimità
Codardia richiesta come obbedienza.
Nascosta nelle nostre anime denigrate
E' paura pantaloni bagnati
Non osiamo lavare via la nostra urina
E' questo
E' questo
E' questo
Caro amico, che trasforma il nostro mondo libero
In una tetra prigione.
             Ken Saro-Wiwa


Salute e …peggio nun nisse.

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