Pavitra Bhardwaj: violentata e non ascoltata

Pavitra Bhardwaj tre anni fa, quando era ancora assistente nel laboratorio di chimica del college Bhim Rao Ambedkar dell’Università di New Delhi, fu violentata dai suoi colleghi e dal suo capo.
Ma oltre allo stupro, dopo aver dichiarato di voler denunciare i suoi aggressori, subì anche l’umiliazione di essere licenziata.
Negli ultimi sette mesi aveva cercato invano di denunciare il caso alla polizia locale, al nucleo Crimini contro le donne, all’ufficio del capo di governo Sheila Dikshit, al vice-cancelliere dell’Università di Delhi. Nemmeno suo marito Dharmender Bhardwaj, che lavora come capo poliziotto a Delhi, è riuscito ad aiutarla.

Così come estremo atto di protesta il 30 settembre scorso si è data fuoco davanti alla sede del governo nella capitale. È arrivata all’ospedale di Lok Nayak con il 90% del corpo ustionato.

Pavitra Bhardwaj è morta dopo una settimana di agonia.


Pavitra ha riferito alla polizia di aver commesso il gesto perché nessuno aveva ascoltato le sue grida d’aiuto in altri modi.

Salute e …peggio nun nisse.

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Amina Tyler

Amina Tyler è una ragazza tunisina di 19 anni che ha postato sulla pagina Facebook di “Femen Tunisia” due scatti a seno nudo mostrando le frasi: “Il mio corpo mi appartiene e non è di nessuno” e “Al diavolo la vostra morale”. Amina è una liceale che ha abbracciato il credo delle Femen: denudarsi per denunciare. Ma lei vive in un Paese musulmano e su di lei si è già abbattuta l’ira dell’Imam Adel Almi, che ha emesso una fatwa nella quale chiede che la ragazza venga frustata e lapidata.

Amina ha detto che la sua è una mossa che vuole soltanto difendere la donna e non certo offendere i tunisini e le tunisine, ma anche la sua famiglia le ha dichiarato ostilità dissociandosi totalmente.

Online è partita una petizione per chiedere di salvarla ed è stata indetta per il 4 aprile una giornata in sua difesa.

Salute e …peggio nun nisse.

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