PERCHÉ GLI OROMO PROTESTANO IN ETIOPIA

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“Il governo etiope sta uccidendo il mio popolo”

L’atleta etiope Feyisa Lilesa, quando ha tagliato il traguardo della maratona alle Olimpiadi del Brasile, ha incrociato le mani sulla testa in segno di protesta contro l’uccisione di centinaia di persone di etnia oromo in Etiopia.
Per mesi gli oromo usano lo stesso gesto di Lilesa per manifestare contro l’incarcerazione di centinaia di persone che protestano contro il piano del governo di espropriare le loro terre.
L’Oromia è la più grande regione dell’Etiopia e circonda la capitale Addis Abeba: gli oromo sono il più nutrito degli 80 gruppi etnici presenti nel paese e rappresentano circa un terzo dei 95 milioni di abitanti del paese.
Le proteste sono scoppiate lo scorso novembre, dopo il piano del governo di espropriare le terre degli oromo per espandere il confine amministrativo della capitale, Addis Abeba. La proposta è stata ritirata a gennaio,  ma le proteste sono continuate. Gli oromo chiedono il rispetto dei diritti umani nel paese, giustizia per le persone morte durante le proteste e la liberazione dei manifestanti che sono stati messi in carcere dal governo.
Secondo Human Rights Watch (Hrw), più di 500 persone sono state uccise nelle proteste.

da http://www.internazionale.it/

Salute e …peggio nun nisse.

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Berlusconi Silvio colpevole

Sono le 17.22 di lunedì 24 giugno 2013. Il Presidente Giulia Turri, della quarta corte penale del Tribunale di Milano, legge la sentenza di condanna per Silvio Berlusconi: “In nome del Popolo italiano il Tribunale ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza: Visti gli articoli 521 comma 1, 533 e 535 codice di procedura penale dichiara Berlusconi Silvio colpevole dei reati a lui ascritti, qualificato il fatto di cui al ‘capo a’ dell’imputazione come concussione per costrizione, ex articolo 317 codice penale nuova  formulazione, e ritenuta la continuazione, lo condanna alla pena di anni sette di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Visti gli articoli 317 bis, 29 e 32 codice penale dichiara l’imputato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, nonché in stato di interdizione legale durante l’espiazione della pena.”

I giudici inoltre hanno disposto la confisca dei beni già sequestrati in passato a Kharima el Maroug, in arte Ruby, e al suo compagno Luca Rizzo, ed hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti le presunte false testimonianze rese da trentadue testimoni nel corso del dibattimento.

Dal Pdl ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere e hanno subito assunto toni molto duri: «non è giustizia», «colpo di Stato», «allucinante», «pericolosa per la democrazia», «è una sentenza politica», giustizia «da Grande Fratello»…

Dal Pd invece per tutta la giornata di ieri hanno tardato ad arrivare reazioni. Poi Epifani avverte: «Governo non dipenda da processi». I senatori democratici di area renziana hanno detto che Berlusconi «va sconfitto nelle urne e non nei tribunali», mentre per i veltroniani «siamo al governo insieme per il bene del paese, le sentenze non c’entrano»…

Il governo prosegue come se nulla fosse! Anche Napolitano ha fatto sapere che il governo deve durare.

Nel buio più totale, almeno una luce: Michele Emiliano, sindaco di Bari, ha detto che «il Pd non può governare alleato di un partito guidato da persona condannata complessivamente a 12 anni di carcere».

Salute e …peggio nun nisse.

Berluscones

Berluscones nel gergo giornalistico sono gli esponenti politici, ma anche persone non appartenenti alla politica, che sono accesi sostenitori di Berlusconi. Sono come ultrà sfegatati che lo hanno eletto a capo indiscusso di un ideale che trascende ogni ragione ed ogni senso. Lo ammirano non solo per l’attività politica ma per il suo stile di vita. Sono pronti ad intervenire in sua difesa non appena un cenno, un’ombra o una critica negativa lo riguardi.

E così è puntualmente successo anche in occasione della richiesta del pm Boccassini di condannare Berlusconi a sei anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici: immediate le reazioni, sempre più scomposte, degli esponenti del centrodestra. Quasi una gara a chi riusciva ad apparire il più appassionato nell’eccesso.

Più che una campagna difensiva, è stata manifestata come al solito una feroce indignazione per aver soltanto pensato Berlusconi colpevole. Lo difendono come se loro stessi fossero stati sempre presenti, e fossero i testimoni oculari. Nemmeno per un familiare, un figlio o un genitore, sarebbero sempre così convinti.

Il punto è proprio questo: non sono credibili perché sono sempre troppo pronti e troppo sicuri a gridare l’innocenza del loro leader.


Salute e …peggio nun nisse.

Sulla prostituzione

La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, ma non molte persone sanno molto su di esso.

In questo dato momento nel mondo ci sono 40 milioni di prostitute al lavoro, che è più della popolazione dell’Australia (21 milioni) o del Canada (33 milioni). È completamente legale e regolata in 22 Paesi, inclusi Austria, Germania, Grecia, Olanda, Svizzera, Messico, Australia e Colombia; è legale anche in USA nei paesi rurali del Nevada.

Il prezzo medio per molte prostitute in Sud Africa è 1 $; si stima che 1 su 2 di loro sono Hiv positive. Una prostituta a Chicago guadagna in un’ora circa 25 $; ha in media 12 pestaggi e 300 atti di sesso non protetto l’anno. 10.000 $ è il prezzo orario per molti americani per “escort di alta classe”.

Gli studi rivelano che 1 su 10 uomini nel mondo hanno pagato una prostituta; il rapporto in Cina è di 1 su 4 ed 1 su 5 uomini coreani pagano per il sesso più di 4 volte al mese. L’industria del sesso è enorme in Giappone e Tailandia: 27 miliardi di dollari in Giappone e 35 miliardi in Tailandia.

In America 80.000 cittadini vengono arrestati all’anno per adescamento al sesso, con un costo ai contribuenti di 200 milioni di dollari all’anno in spese di giudizio e carcere; di questi arresti: 70% sono donne, 20% uomini e 10% clienti.

Vengono uccise 204 prostitute americane ogni 100.000, il che rende la prostituzione il più pericoloso lavoro in America: il tasso di omicidi di pescatori è di 129 per 100.000, dei taglialegna di 116 per 100.000 e di piloti di aeromobili 74 per 100.000.

I più comuni clienti sono gli uomini tra i 35 e 44 anni di età.
Indagini hanno rivelato che 2 su 5 uomini hanno pagato per servizi che non hanno mai ricevuto; 1 su 5 sono stati derubati da prostitute.

I primi 3 motivi per i quali gli uomini pagano per il sesso:

  1. soddisfare un bisogno immediato di sesso

  2. esperienza di un fisico specifico, feticcio razziale o sessuale

  3. insoddisfatti della propria relazione attuale.

Questa domanda spinge purtroppo l’industria del commercio del sesso a 58 miliardi dollari. Il commercio del sesso è l’industria criminale a più rapida crescita nel mondo.

2.500.000 sono le vittime attualmente trafficate; 2 su 3 vittime sono prese dall’Europa dell’est.

Da www.onlineschools.org

Salute e …peggio nun nisse.

Last minute

Un marocchino di 23 anni che era clandestino in Italia dal 2003 ed aveva dimorato da parenti a Foligno, era stato arrestato due volte, prima per scippo e poi per scippo trasformatosi in rapina.

Secondo una nota Ansa, 3 giorni fa il marocchino è uscito dal carcere di Capanne alle 8.30, alle 13.30 scortato dalla polizia ha lasciato Perugia per l’aeroporto di Fiumicino e si è imbarcato su un volo per Casablanca, dove è atterrato alle 20.30!

La notizia è forse nel sottolineare l’efficacia e l’affidabilità dell’agenzia o del tour operator?
Probabilmente è stato anche un volo economico (per il marocchino)…

Salute e …peggio nun nisse.

Ha insultato il suo Paese (ma non è l’unico)

La Digos della Questura di Napoli, in collaborazione con quella di Roma, ha arrestato a Roma Giampaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto per estorsione ai danni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi (l’accusa è di avere estorto oltre 500mila euro al primo ministro per tacere sulle prostitute fornite alle sue feste private).
Nell’ambito della inchiesta è indagato anche l’editore e direttore dell’«Avanti», Valter Lavitola, nei cui confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ma risulterebbe irreperibile e dunque latitante.

In una conversazione intercettata la sera del 13 luglio scorso sull’utenza panamense di Lavitola, Berlusconi ha detto: «Non me ne fotte niente… io… tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei… da un’altra parte e quindi… vado via da questo paese di merda… di cui… sono nauseato… punto e basta…»

La frase è naturalmente rimbalzata sulle prime pagine dei siti d’informazione di mezzo mondo.

Quale credibilità può avere sui mercati finanziari un Paese il cui premier si sfoga definendo il proprio un «paese di merda» e «tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei…»?!?
Spero che almeno questa volta mantenga la parola e ci lasci liberi della sua presenza e del suo operato.

Salute e …peggio nun nisse.

Dei delitti e delle pene

Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese, è stata impiccata sabato mattina 29 gennaio in Iran, con l’accusa di essere una trafficante di droga. Secondo l’agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane. La donna era stata arrestata nelle manifestazioni del 2009 contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad. A salvarle la vita non sono bastati l’intervento dell’Olanda né l’interessamento del Parlamento europeo. Fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l’Iran. Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti.

Numerose altre impiccagioni sono state effettuate in Iran in questi ultimi giorni.
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha reso noto che tre persone sono state impiccate nel carcere di Oroumieh, nella provincia iraniana del West Azerbaijan per essere stati stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. Il canale informativo iraniano IRIBNEWS ha riportato che sette persone sono state giustiziate il 27 gennaio nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, ad ovest di Teheran: “J. A.”, che avrebbe spacciato all’interno del carcere 370 gr di crack, “M. D.” per detenzione di 4980 gr di crack, “Gh. B.” per acquisto detenzione e vendita di 4900 gr di crack, “K. N.” per il traffico di 49 kg e 70 gr di Hashish (cannabis), “D. S.” per detenzione e consumo all’interno del carcere di 310 gr di crack e “M. T.” per il traffico di 61 kg e 300 gr di crack e consumo di oppio. L’organizzazione Human Rights House Of Iran (RAHANA) ha reso noto che Farhad Tarom, riconosciuto colpevole di appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan, è stato giustiziato in carcere a Oroumieh il 27 gennaio. L’agenzia di stampa ufficiale Fars ha riferito che il 24 gennaio nella città nord-orientale di Bojnord sono stati impiccati due fratelli, Kamran Khaki e Mehran Khaki, riconosciuti colpevoli di “corruzione sulla Terra” e “Moharebeh” (in guerra contro Dio) per l’omicidio di un agente di polizia, detenzione di armi, rapina a mano armata e turbamento dell’ordine pubblico.

La pena di morte era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano. Se si considera l’abolizione “di fatto” lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468. Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Dopo una campagna ventennale portata avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale, da Amnesty International e dalla Comunità di Sant’Egidio, il 18 dicembre 2007 l’Onu ha approvato una storica risoluzione su iniziativa italiana per la moratoria universale della pena di morte, ossia per una sospensione internazionale delle pene capitali.
Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Cesare Beccaria nel 1764 con la la pubblicazione di ‘Dei delitti e delle pene‘ si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Salute e …peggio nun nisse.

Esempio utopico di giornalismo e di libertà di stampa

Se Il Giornale fosse indipendente, se Feltri fosse un giornalista, potremmo leggere quello che succede in Italia anche su questo giornale…
Sarebbe da considerare come un killeraggio mediatico nei confronti di Berlusconi avere un’edizione de Il Giornale come quella qui riportata?
Le notizie sono vere; il supporto è un’illusione.

TRA BERLUSCONI E GHEDDAFI UN BUSINNESS TELEVISIVO

Tra Berlusconi e Gheddafi un business televisivo. Sono soci in due emettenti con l’amico Tarak Ben Ammar.
La gaffe del baciamano | Ghedini, il legale del premier smentisce e attacca l’Unità: «Articoli infondati e diffamatori».

BERLUSCONI COME ACQUISTO’ LA VILLA DI ARCORE?

Silvio Berlusconi è accusato di essersi impossessato di una villa di proprietà di una ventenne. Come nel caso di Gianfranco Fini, presidente della Camera, versando un prezzo di favore.

Litfiba a Palermo: i video su Dell’Utri e Silvio che hanno fatto scandalo

Su Youtube la registrazione della performance di Pelù e Renzulli che non è andata giù all’assessore provinciale Eusebio Dalì. Che già in altre occasioni voleva far chiedere scusa al senatore condannato per mafia.

Dell’Utri partecipa a Ferragosto in carcere.

Il pluricondannato esponente del PdL partecipa all’iniziativa di mezz’estate del Partito Radicale. Direttamente dal Consiglio d’Europa arriva la critica: “Non partecipino parlamentari che in carcere ci dovrebbero stare”.

Salute e …peggio nun nisse.

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