Un esempio per i giovani

Malala Yusafzai è una ragazza quindicenne pakistana che il 9 ottobre scorso è stata gravemente ferita alla testa dai Talebani per aver difeso il diritto delle bambine di andare a scuola.
Trasportata al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham ha subito una complicata operazione per la ricostruzione del cranio, con l’applicazione di una placca in titanio e l’innesto di un impianto per ricostruire l’udito e la vista.
Le prime parole di Malala dopo l’intervento sono state: “Mi sento bene sono contenta per il successo dell’intervento. … Dio mi ha dato una seconda vita, voglio essere utile alle persone. Mi batto perché ogni bambino, ogni bambina riceva un’istruzione. Per questo abbiamo organizzato una raccolta fondi a mio nome”.

A Malala, divenuta un simbolo internazionale della lotta per i diritti delle donne, hanno reso omaggio molte istituzioni, tra cui l’Unesco. Il pubblico di euronews, l’ha scelta, in un sondaggio online, come personaggio dell’anno 2012.

Salute e …peggio nun nisse.

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Dormi che è meglio…

Ancora uno studio che ha dimostrato che dormire poco e male alla lunga rovina la salute.

Secondo uno studio dell’équipe di Megan Ruiter, dell’università dell’Alabama di Birmingham, le persone che dormono meno di 6 ore per notte, rispetto a chi ne dorme 7 – 8, hanno un rischio 4 volte superiore di avere un ictus.

Il sonno è fondamentale perché se non riposiamo una quantità di tempo sufficiente l’organismo si stressa. Secondo la National Sleep Foundation, la quota di fortunati che riesce a riposare 8 ore o più, dal 2001 a oggi è passata dal 38% al 28%.

Salute e …peggio nun nisse.

Non ricoverarti nel weekend

Uno studio britannico, condotta all’University College di Londra e le Università di Birmingham e dell’East Anglia e pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, ha scoperto che i malati hanno il 16% in più di rischio di morire se vengono ricoverati di domenica, rispetto ai giorni a metà della settimana.
La revisione ha esaminato tutti i ricoveri in un anno (più di 14 milioni, sia d’emergenza che programmati) negli ospedali del Servizio sanitario inglese. Il ricovero da martedì a venerdì è stato associato con il più basso rischio di morte ospedaliera, mentre quello di domenica con il pericolo più alto.
Dietro questo fenomeno potrebbero celarsi ragioni diverse; fra cui anche il fatto che i pazienti che arrivano nelle strutture durante il weekend potrebbero essere in condizioni più gravi, altrimenti magari avrebbero aspettato qualche giorno, rinviando il ricovero ai giorni feriali. Ma forse anche il fatto che nel weekend lo staff sia ridotto e ci siano più ‘dottorini’ e meno medici esperti, insieme a una maggior difficoltà nell’accedere ai test diagnostici.

Salute e …peggio nun nisse.

Teppisti o rivolta sociale?

Giovedì 4 agosto è stato ucciso Mark Duggan, un uomo di colore di 29 anni, dalla polizia metropolitana londinese, mentre fuggiva all’arresto nel quartiere londinese di Tottenham. Da quell’episodio sono poi scaturiti i gravi disordini che hanno caratterizzato le notti a Londra. Dai diversi quartieri della capitale le violenze si sono estese anche a Liverpool, Nottingham, Birmingham, Manchester, fino a Bristol, dove le scene di violenza, saccheggi, bombe molotov e scontri tra giovani con il volto coperto e polizia si sono ripetute.
A Londra sono stati schierati 16 mila agenti in assetto antisommossa: la città era praticamente blindata. Però la massiccia mobilitazione delle forze dell’ordine ha riportato l’ordine nelle città. Dall’inizio delle violenze sono stati eseguiti complessivamente circa 1.500 arresti, oltre la metà dei quali a Londra. É sorprendente scoprire la vera identità dei teppisti e delle teppiste, dei rivoltosi e delle rivoltose che hanno depredato vestiti, telefoni, televisori, creme, formaggi, vino e birra. La rivolta ha coinvolto soggetti diversi per estrazione e per storia sociale: giovani arrabbiati, disoccupati, criminali comuni, gang organizzate. Un’orda di selvaggi, di vandali…

Però si è trattato solo di teppisti o è stata anche una rivolta sociale?

C’è chi afferma che le rivolte urbane sono state la testimonianza di un disagio sociale che covava da tempo nelle fasce povere e periferiche delle città britanniche.
Secondo Darcus Howe, presentatore ed editorialista inglese, la sollevazione popolare era prevedibile, aggiungendo che non si tratterebbe di vandali, bensì di una protesta delle fasce più povere e deboli della società, dei figli e dei nipoti che non hanno futuro, i quali chiedono solo giustizia sociale e di essere ascoltati da una classe politica che non ha idea di quanto seria sia la situazione.
Lee Jasper, attivista per i diritti delle minoranze, ha detto: “… Sono tutti gli abusi subiti, tutto il malcontento covato per anni a scoppiare. Ecco cosa succede quando una comunità viene abbandonata a se stessa, quando la politica non se ne fa carico. Condanno le violenze, ma solo in parte. Condanno molto di più la violenza economica: la disoccupazione, la mancanza di opportunità che nega ai giovani un futuro. …”.
Infine il premier britannico David Cameron ha illustrato il piano messo in campo per fronteggiare i disordini, ed ha annunciato possibili drastici provvedimenti. Come la limitazione dell’uso dei social network, il principale mezzo di comunicazione tra i giovani che hanno animato la rivolta negli ultimi quattro giorni.

Salute e …peggio nun nisse.

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