Contestazioni (contro tutti)

Spero un giorno di dire: “Che Paese di merda che eravamo”

Sembrano segnali che le cose stanno cambiando:

  • Marcello Dell’Utri, ospite della rassegna “Parolario” dove avrebbe dovuto presentare i presunti diari di Mussolini in suo possesso, ha dovuto lasciare il palco a causa delle proteste scatenatesi contro di lui a Como. Urla, grida, spintoni; alcune delle accuse rivolte a Dell’Utri: «Altro che in galera, devi essere appeso per i piedi», «Sei un mafioso, vergognati», «Uno solo dovete portare dentro e lo sapete. Uno solo, lui», «Fuori la mafia dallo Stato», «Devi andare in carcere».
  • Un’altra protesta contro Marcello Dell’Utri è avvenuta a Milano, ed il senatore che aveva annunciato la sua presenza al Piccolo Teatro, ha rinunciato all’ultimo momento di partecipare.
  • Il festival di Venezia si è aperto con i sonori fischi del pubblico presente per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Fischi, ma non solo, urla di gente che gli intimava di tornare «a casa, a casa».
  • Analoga accoglienza è stata riservata al presidente dell’Udc Rocco Buttiglione.
  • Tensione alla festa nazionale del Pd tra un gruppo di manifestanti, gli esponenti democratici e Renato Schifani. I manifestanti hanno intonato lo slogan «Fuori la mafia dallo Stato» e avevano in mano un’agenda rossa, riferimento al magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia nel 1992.
  • É stato contestato alla festa del Pd in piazza Castello a Torino anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni contro il quale sono stati lanciati fumogeni e volantini e, colpito di striscio ad un fianco, non è riuscito a parlare.
  • Visto l’andazzo Renato Brunetta ha dato forfait alla festa regionale del Pdl a Bologna ed anche il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha deciso di non partecipare (rammaricati i precari della scuola che le stavano preparando una “calda accoglienza”).
  • Protesta dei terremotati de L’Aquila: da piazza Venezia, volevano arrivare in corteo (non autorizzato) sotto al Parlamento, ma polizia e carabinieri hanno sbarrato loro ogni accesso da via del Corso e via del Plebiscito dove risiede il premier Silvio Berlusconi. Momenti di tensione: lancio di bottigliette e qualche spintone. Spintoni anche per il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, e il deputato del Pd Giovanni Lolli. Momenti di tensione davanti alla sede del Dipartimento della Protezione Civile a Roma dove centinaia di manifestanti dell’Aquila hanno urlato frasi contro Bertolaso e slogan come «Io alle 3 e 32 non ridevo», «Sciacalli» e «Assassini».

Sono segni che ci siamo un poco rotto i coglioni?

Beppe Grillo: «È solo l’inizio»

Salute e …peggio nun nisse.

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Viscidamente ossequioso come al solito

Draquila – L’italia che trema” è un’inchiesta sul campo che va a rintracciare le voci “fuori dal coro” dei terremotati d’Abruzzo.

A Sandro Bondi, ministro della Cultura, non è piaciuto.
Non è piaciuto a Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, che ha spiegato durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi che “ognuno deve tutelare la propria dignità, i propri funzionari” e secondo lui “
portandolo a Cannes l’Italia non farà una bella figura”.
Non è piaciuto neanche a Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo, anche se non ha visto il film ed ha annunciato alla trasmissione L’ultima parola, che si riserva di vedere Draquila (!) e di dare mandato all’avvocatura dello Stato per eventuali danni che il film possa arrecare all’immagine dell’Italia.

Bondi ha deciso di non partecipare al festival di Cannes esprimendo “rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, Draquila, che offende la verità e l’intero popolo italiano”.

Per Luigi De Magistris dell’Italia dei valori, “a offendere la verità e il popolo italiano non sono né l’arte né l’informazione, ma un ministro che invece di comportarsi come tale, onorando gli impegni istituzionali a cui è chiamato per via del ruolo che riveste, preferisce recitare la parte del fedele servitore del premier disertando il Festival di Cannes”.

Per Jack Lang ex-ministro della cultura francese ed attuale “emissario speciale” del presidente Nicolas Sarkozy la decisione di Bondi di non andare a Cannes è sintomo di una “strana concezione della libertà”.

Per Marco Bellocchio quello di Bondi è “un forfait sconcertante. Se almeno avesse visto la pellicola di Sabina Guzzanti la reazione sarebbe più motivata, più responsabile, invece…” (!)


Salute e …peggio nun nisse.

L’italia che trema

Draquila – L’italia che trema” di Sabina Guzzanti è un film fuori concorso a Cannes che farà sicuramente discutere, e forse si spera riflettere. È un documentario che cerca di far luce su alcuni retroscena della ricostruzione post-terremoto in Abruzzo. È un duro atto d’accusa nei confronti del Governo e della Protezione Civile, che getta un’ombra su quanto accadde dopo quella terribile notte e parla apertamente di speculazioni.

Da quando i politici sono diventati barzellettieri, i comici hanno il dovere morale e l’autorevolezza per parlare di politica o addirittura di fare politica. Così Sabina Guzzanti prova a ragionare sulla prevenzione mancata, sulle vite condannate, sulle speculazioni, sui finanziamenti illeciti, sulla sistematica messa in discussione dei principi di trasparenza e legalità che sono alla base di una socialità democratica.

La Guzzanti elabora tre proprie convinzioni:
1. per Berlusconi, il terremoto è stata un’occasione straordinaria per riprendersi da una situazione personale spinosa;
2. più che in altri casi, la Protezione civile e “i poteri speciali all’uomo speciale” Guido Bertolaso hanno dimostrato di essere il braccio operativo del presidente del Consiglio, grazie a normative straordinarie e ad una sinistra desolante e desolata come la tenda abbandonata del Pd;
3. i cittadini aquilani non son mai stati consultati sul destino proprio e della propria città, con una ricostruzione in barba alla sua storia e alla sua cultura.
Sono stati intervistati terremotati riconoscenti prodighi di lodi per Berlusconi, e terremotati esasperati che sfilano con gli striscioni “Vergogna”.
Nel film alcuni momenti sono profondamente toccanti, come le luci rimaste accese nel centro della città fantasma dalla notte del terremoto, i cumuli di macerie che aprono e chiudono il film, lo smarrimento disperato delle persone. Crea sdegno e rabbia essere informati della proibizione ai cittadini nei campi-tenda di bere alcol, caffè e persino Coca Cola (“per non essere eccitati”), il divieto di assemblea pubblica nelle tendopoli, l’ingresso vietato in certi campi profughi, la dichiarazione che i destinatari delle casette di legno hanno dovuto firmare l’impegno a riconsegnare la fornitura domestica in buono stato e a non piantare neppure un chiodo sulle pareti, l’ammissione a cerimonie o visite ufficiali soltanto ai giornalisti autorizzati dalla presidenza del Consiglio.

“Trema l’Italia. Per i privilegi di pochi, per le leggi ad personam, per l’appropriazione indebita dei fondi pubblici, per la corruzione, per le caste, per i servizi negati ai cittadini, per la speculazione edilizia. Trema e si sgretola lentamente. Non restare a guardare. Dai una scossa al cambiamento. Il diritto di espressione è il cemento della democrazia.” (dal sito ufficiale del film)

Salute e …peggio nun nisse.

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