Esempio di “doppi standard nel campo dei diritti umani”

Baghdad 2007: le immagini, riprese da un elicottero Apache dell’esercito Usa, mostrano l’uccisone di 12 civili disarmati (fra questi, anche due reporter della Reuters) da parte dei militari americani. Le immagini fanno parte del materiale top secret che il soldato Bradley Manning ha passato a Julian Assange

La Corte Marziale di Fort Meade ha punito il soldato Bradley Manning con trentacinque anni di carcere e un congedo con disonore, perché divulgò più di 700mila documenti diplomatici e militari, dei quali un video del Pentagono, pubblicato nell’aprile 2010 da WikiLeaks con il titolo Collateral Murder, che testimoniava come nel luglio 2007 un elicottero americano Apache sparò su civili inermi a Baghdad, tra cui un padre che portava i bambini a scuola e due cameraman della Reuters.

«Se avessi avuto intenzioni maligne, avrei potuto vendere i documenti alla Russia e alla Cina e farci soldi», aveva raccontato Bradley Manning. E invece tutto quello che ha fatto è stato di passarli a un’organizzazione giornalistica, perché li pubblicasse. Così passerà gran parte della sua vita in prigione per aver fatto conoscere al mondo informazioni a cui, altrimenti, non avremmo potuto avere accesso, perché blindate dal segreto.

Questa è una condanna esageratamente dura, che rappresenta un segnale a tutti i militari che sanno troppo…
Amnesty International ha fatto appello al presidente Barack Obama perchè commuti la pena a Manning e apra invece un’inchiesta sugli abusi da lui denunciati.

Salute e …peggio nun nisse.

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Dei delitti e delle pene

Zahra Bahrami, 46 anni, una donna con doppia cittadinanza iraniana e olandese, è stata impiccata sabato mattina 29 gennaio in Iran, con l’accusa di essere una trafficante di droga. Secondo l’agenzia Mehr, in una perquisizione nella sua casa la polizia avrebbe trovato 450 grammi di cocaina. I familiari della donna affermano invece che quelle relative alla droga erano accuse fabbricate dalle autorità iraniane. La donna era stata arrestata nelle manifestazioni del 2009 contro la rielezione alla presidenza di Mahmud Ahmadinejad. A salvarle la vita non sono bastati l’intervento dell’Olanda né l’interessamento del Parlamento europeo. Fonti del governo olandese hanno annunciato di aver congelato i rapporti con l’Iran. Le manifestazioni contro la rielezione di Ahmadinejad furono stroncate con un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti.

Numerose altre impiccagioni sono state effettuate in Iran in questi ultimi giorni.
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA ha reso noto che tre persone sono state impiccate nel carcere di Oroumieh, nella provincia iraniana del West Azerbaijan per essere stati stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. Il canale informativo iraniano IRIBNEWS ha riportato che sette persone sono state giustiziate il 27 gennaio nel carcere Ghezel Hesar di Karaj, ad ovest di Teheran: “J. A.”, che avrebbe spacciato all’interno del carcere 370 gr di crack, “M. D.” per detenzione di 4980 gr di crack, “Gh. B.” per acquisto detenzione e vendita di 4900 gr di crack, “K. N.” per il traffico di 49 kg e 70 gr di Hashish (cannabis), “D. S.” per detenzione e consumo all’interno del carcere di 310 gr di crack e “M. T.” per il traffico di 61 kg e 300 gr di crack e consumo di oppio. L’organizzazione Human Rights House Of Iran (RAHANA) ha reso noto che Farhad Tarom, riconosciuto colpevole di appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan, è stato giustiziato in carcere a Oroumieh il 27 gennaio. L’agenzia di stampa ufficiale Fars ha riferito che il 24 gennaio nella città nord-orientale di Bojnord sono stati impiccati due fratelli, Kamran Khaki e Mehran Khaki, riconosciuti colpevoli di “corruzione sulla Terra” e “Moharebeh” (in guerra contro Dio) per l’omicidio di un agente di polizia, detenzione di armi, rapina a mano armata e turbamento dell’ordine pubblico.

La pena di morte era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano. Se si considera l’abolizione “di fatto” lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468. Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Dopo una campagna ventennale portata avanti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino e dal Partito Radicale Transnazionale, da Amnesty International e dalla Comunità di Sant’Egidio, il 18 dicembre 2007 l’Onu ha approvato una storica risoluzione su iniziativa italiana per la moratoria universale della pena di morte, ossia per una sospensione internazionale delle pene capitali.
Amnesty International riporta che 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Cesare Beccaria nel 1764 con la la pubblicazione di ‘Dei delitti e delle pene‘ si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.»

Salute e …peggio nun nisse.

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