INDIGNATO – n. 3

Senza nessuna sorpresa ieri Camera e Senato hanno nominato i componenti del Garante per la privacy e i componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. All’Agcom Montecitorio ha eletto Antonio Martuscello, indicato dal Pdl e Maurizio Decina, indicato dal Pd; all’Autorità garante per la Privacy sono risultati eletti Antonello Soro su indicazione del gruppo Pd e la leghista Giovanna Bianchi Clerici. Il Senato ha eletto Antonio Preto e Francesco Posteraro quali membri dell’Autorità per le comunicazioni; Augusta Iannini e Licia Califano sono invece i membri scelti dai senatori per l’Autorità per la privacy.

  Augusta Iannini è la moglie di Bruno Vespa!

Anche questa volta la logica lottizzatoria ha presieduto alla selezione dei componenti. La principale ragion d’essere delle Authority sta nel loro essere super partes, al servizio del Paese e della società civile. Il metodo seguito va in direzione opposta. Nessuna vergogna nello scegliere persone manifestamente inadatte e in conflitto di interessi.

Si sono levate proteste da una parte del Parlamento (Idv, Radicali e diverse voci fuori dal coro nei vari schieramenti), da fuori il Parlamento (Grillo e Vendola) e da volti noti della società civile (Roberto Saviano). Ora si fa appello al Presidente della Repubblica affinché non firmi il decreto di nomina che condannerebbe l’Italia a 7 anni molto difficili per l’Informazione e la libertà in Rete.

È arrivato il momento di finirla

Salute e …peggio nun nisse.

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«Io voto»

Il 12 e il 13 giugno si voterà su quattro quesiti referendari. Si tratta di referendum abrogativi: si viene dunque chiamati ad abrogare (anche parzialmente) o confermare quattro normative, attualmente in vigore, che riguardano il nucleare, il legittimo impedimento e, due, sulla gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica, compresa l’acqua.

Quesito sul nucleare
Il titolo della scheda sul nucleare sarà «abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare».

Quesito sul legittimo impedimento
Si vuole abrogare la legge sul legittimo impedimento (cioè la possibilità per chi è impegnato in attività di governo, premier e ministri, di non comparire nelle aule di giustizia), dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge da parte della Consulta del gennaio scorso.

Due quesiti sull’acqua
→ il primo, sulla «privatizzazione dell’acqua», riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica; → il secondo quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo ultimo caso si tratta di una abrogazione parziale della norma.

Anche questa volta il quorum è ad alto rischio: i sondaggi in mano ai partiti parlano di una cifra ancora inferiore al 50 per cento.
No ai partiti in campo: non può essere solo una questione politica. Acqua, aria e legalità non sono né di destra, né di centro, né di sinistra.
Il Garante per le Comunicazioni richiama ancora una volta la Rai per la scarsa visibilità mediatica data ai referendum: l’Agcom ha infatti giudicato largamente insufficiente l’informazione finora fornita agli utenti del servizio pubblico, “inadempiente” rispetto alle regole imposte sulla campagna referendaria dalla Commissione di Vigilanza Rai.

Ancora una volta Famiglia Cristiana lancia un attacco diretto al premier: «Berlusconi immaginava che la Cassazione avrebbe annullato questo referendum. Così non è stato. Un’altra sconfitta che si aggiunge alla disfatta elettorale delle amministrative». Secondo il settimanale cattolico è più che probabile la vittoria dei “si” per tutti e quattro i quesiti, ammesso che la consultazione popolare superi il quorum del 50% più uno dei chiamati alle urne: il che resta naturalmente da vedere.

Intanto la Germania dice addio al nucleare: le centrali verranno fermate tutte entro il 2022. Angela Merkel ha detto che servono vasti sforzi per promuovere le energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza e la revisione della rete elettrica.
«Ogni giorno di energia nucleare è uno di troppo».

Salute e …peggio nun nisse.

Gli italiani sopportano ancora Berlusconi?

Dopo cinque giorni di silenzio, e dopo i deludenti risultati elettorali delle amministrative, Berlusconi è tornato in televisione in quasi tutti i telegiornali e con una intervista radiofonica per sostenere i candidati del Pdl ai ballottaggi.

ore 18,30 su Italia Uno: a Studio Aperto ha detto: “Sono convinto che tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali che hanno festeggiato il risultato del primo turno a Milano”.

ore 19 su Rete 4: al Tg4 ha detto: “A Napoli la sinistra estrema ha portato alla ribalta un magistrato d’assalto, uno dei tanti magistrati giustizialisti entrati in politica con la sinistra”.
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ore 20 su Rai 1 e Canale 5: al Tg5 ha detto: “Milano non può diventare una città islamica, una zingaropoli piena di campi rom, una città che aumenta le tasse”.

ore 20,30 su Rai 2: al Tg2 ha detto: “Forse non siamo riusciti a spiegare bene che la sinistra va dai centri sociali al partito delle manette, dai radicali ai cattocomunisti e quindi non sono in grado di governare Milano e si dissolveranno al primo inconveniente”.

Scontale le polemiche per questa invasione televisiva del premier. Anche il settimanale cattolico Famiglia Cristiana esprime tutta la sua indignazione per l’occupazione televisiva compiuta da Silvio Berlusconi, ed in un editoriale (dal titolo “L’arroganza a reti unificate”) viene riportato che “sono state scritte due brutte pagine: una da un primo ministro e proprietario di televisioni che si arroga prerogative inaccessibili agli avversari politici; l’altra da un giornalismo TV che non tiene dritta la schiena ma si genuflette”.

Esiste una Agcom che dovrebbe fissare le regole della comunicazione e, in caso di irregolarità, punire gli inadempienti. Ma esiste anche una persona sopra le regole; una persona che in tutti i campi – politici, economici, finanziari, fino ai conflitti matrimoniali – ha truccato le carte, ingannato gli antagonisti, corrotto gli arbitri, violato le regole del gioco. Rifiuta ogni autocontrollo, non riconosce alcun limite e norma.

Però il vento è cambiato ed il Paese sembra insofferente alle sue menzogne. Un chiaro segno è il flop del premier in tutti i telegiornali. Dati Auditel alla mano, al Tg1 583 mila spettatoti in meno rispetto all’edizione del giorno precedente, 188 mila per il telegiornale di Raidue, calo dei telespettatori anche per le TV di proprietà del premier (Rete4 passa dal 6,1% del giorno prima al 5,8; Studio Aperto dal 9,8 all’8,8; al Tg5 20 mila spettatori in meno rispetto all’edizione di giovedì).

É chiaro: la maxi esposizione mediatica di Silvio Berlusconi su quasi tutti i telegiornali nazionali non è piaciuta al pubblico televisivo.

Salute e …peggio nun nisse.

Par condicio

L’Autorità per le comunicazioni (Agcom) ha multato il Tg1 e il Tg5, con una sanzione da 100.000 euro ciascuno, per il forte squilibrio informativo nel periodo 14-20 marzo, registrato nei telegiornali fra Pdl e Pd e la scarsa attenzione prestata nei riguardi delle nuove liste presenti nella tornata elettorale, anche in violazione del richiamo già rivolto alle emittenti ad attuare il riequilibrio dell’informazione nei notiziari.
É stato rilevato un “maggiore squilibrio” al Tg1 e al Tg5 (e per questo multate), ma è stato rivolto un richiamo a tutte le emittenti ad attuare un immediato riequilibrio dell’informazione entro la chiusura della campagna elettorale”.

Anche se deprecabile, posso capire il comportamento del Tg5 essendo di proprietà di Berlusconi, ma come può essere giustificato quello del Tg1?

Aspettiamo un prossimo “editoriale” di Minzolini che ce lo spieghi.

La notizia comunque sa dell’incredibile: hanno multato il Tg1 ed il Tg5 mentre non è nemmeno nominato il Tg4!! Emilio Fede ne dovrà rispondere al “grande capo”; oppure il Tg4 non è considerato un telegiornale ma una parodia di giornalismo…

Salute e …peggio nun nisse.

Teste vuote

1. Nelle telefonate agli atti dell’inchiesta di Trani spunta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, che stando a quanto risulta dalle intercettazioni telefoniche, era informato della strategia che doveva portare a “imbavagliare” le trasmissioni “sgradite” e a impedire, tra l’altro, nuovi interventi del direttore di Repubblica Ezio Mauro e di Eugenio Scalfari, che avevano criticato il premier in alcune trasmissioni. Letta sarebbe intervenuto dopo che Innocenzi e Masi non erano riusciti a farlo.

2. Nell’atto, che riporta tutte le mosse di Berlusconi e dei suoi uomini per bloccare le trasmissioni tv, c’è un presidente del Consiglio che appare in più circostanze molto agitato: Berlusconi investe Masi (direttore generale Rai) e Innocenzi (commissario dell’Agcom) con insulti perché non riescono a fermare Santoro.
In altre telefonate Innocenzi informa Masi che “loro faranno il processo Mills” e gli racconta che, quando Berlusconi lo ha saputo, gli ha gridato “che cazzo state a fare tutti quanti!”. Poi si confida con Masi: «Aho, quello (Berlusconi, ndr) mi ha fatto un culo che non finiva più». Il concetto, Innocenzi, lo ripete anche a suo figlio: «Berlusconi mi manda a fare in culo ogni tre ore». Masi, nel frattempo, studia il da farsi su Annozero: «Il problema è che Santoro… è un problema tutto particolare, non è uno così, sta lì da 20 anni». E a proposito della sua attività alla Rai, Masi rincara: «Stiamo aggiustando tutto, in Rai. Stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo mandato via Ruffini (direttore di Rai Tre, ndr).»

3. Continuamente Berlusconi fa un decreto a suo uso e consumo: prima per non farsi processare, poi per truccare le regole elettorali a gioco in corso e prima ancora altri.
– Adesso Berlusconi è indagato per qualcosa che presto non sarà più reato…

4. Il premier chiama a raccolta il centrodestra invitandolo a non astenersi ed a partecipare in massa a Roma alla manifestazione di sabato “in difesa della libertà”
– “A noi si cerca di togliere la libertà di parlare al telefono”

Salute e …peggio nun nisse.

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