Attività fisica e cancro al seno

Uno studio prospettico americano, Nurses’ Health Study, ha rilevato che l’attività fisica regolare, soprattutto sotto forma di camminata di buon passo, praticata in epoca peri- e post-menopausale ha un effetto protettivo nei confronti del cancro al seno.
Gli autori di questo studio hanno analizzato la relazione tra attività fisica, misurata ogni 2-4 anni in una popolazione di 95.396 donne a rischio elevato di cancro al seno: dopo un follow up di 20 anni, con 4.782 diagnosi di neoplasia mammaria invasiva, l’analisi statistica ha mostrato che il rischio di carcinoma mammario era inferiore nelle donne che nei tempi più recenti praticavano più attività fisica (circa 1 ora al giorno di camminata veloce) rispetto a quelle che ne praticavano meno (circa 1 ora alla settimana di camminata).
Anche nelle donne fisicamente meno attive al momento della menopausa, l’aumento moderato dell’esercizio fisico comportava una certa protezione nel tempo. Dal confronto tra le diverse tipologie di attività, la camminata veloce è risultata essere la più efficace.
Pertanto è consigliato aumentare il tempo dedicato al movimento anche dopo la menopausa in quanto rappresenta una valida strategia per ridurre il rischio di sviluppare il cancro al seno.

Archives of Internal Medicine

 

Salute e …peggio nun nisse.

Annunci

Quasi 8 milioni di giovani italiani sono malati cronici

Secondo i dati Istat in Italia sono 25 milioni le persone affette da malattie croniche, di questi quasi 8 milioni di pazienti hanno un’età tra i 6 e i 44 anni e di questi 2 milioni hanno tra i 6 e i 24 anni.
Tra i malati cronici 7,6 milioni di persone soffrono di una patologia cronica grave e 8,1 milioni risultano affetti contemporaneamente da tre o più malattie croniche; nelle patologie gravi e nella multi cronicità, oltre il 60% delle persone colpite ha più di 65 anni.
In generale le malattie più diffuse in assoluto sono: l’artrosi/artrite, l’ipertensione arteriosa e le malattie allergiche; inoltre per le donne anche l’osteoporosi e la cefalea, per gli uomini la bronchite cronica/enfisema e l’infarto.

Salute e …peggio nun nisse.

Giornata Mondiale Alzheimer

21 Settembre 2010
17° Giornata Mondiale Alzheimer
“ALZHEIMER. E’ TEMPO DI AGIRE INSIEME!”

 

Le iniziative in Italia

Umbria
Castiglione del Lago – 18 settembre ore 15,00 – 18.30 “IN PIAZZA PER L’ALZHEIMER”  Centro di Castiglione

Perugia
19 settembre ore 10.30 S. Messa
Chiesa della Azienda Ospedaliera S .Maria della Misericordia
21 settembre Convegno “ALZHEIMER 2010” e presentazione del libro
“IL CUORE NON DIMENTICA. Musicoterapia e ricordi nei malati Alzheimer”  Sala del Consiglio Provinciale
Amata Umbria – tel.075 5011256

Salute e …peggio nun nisse.

Il grasso addominale predice il rischio cardiovascolare

Uno studio prospettico pubblicato su American Journal of Cardiology ha stabilito che in pazienti con malattie coronariche croniche, l’obesità addominale rappresenta un fattore predittivo indipendente di eventi cardiovascolari e di ospedalizzazione per attacchi cardiaci; quest’associazione non risulta mediata da preesistenti condizioni di comorbilità, severità della cardiopatia, resistenza insulinica, infiammazione, livelli di neurormoni e di adipochine. Nel corso di 5 anni è stato misurato il rapporto vita-fianchi e l’indice di massa corporea (Bmi) in 979 pazienti clinicamente stabili. Il 13% dei partecipanti è stato ricoverato per attacco cardiaco e il 16% è andato incontro a problemi cardiovascolari. Un incremento di un’unità di deviazione standard del rapporto vita-fianchi è risultato associato a un aumento del 30% del rischio di ospedalizzazione e del 20% di eventi cardiovascolari. Entrambe le associazioni non sono influenzate da altre condizioni.

American Journal of Cardiology 2009, 7, 883-889

Salute e …peggio nun nisse.

Gli alimenti calorici sono più appetibili

Uno studio pubblicato a febbraio su Neuroimage ha rilevato che il cervello umano è in grado di stimare il contenuto di energia e di grassi presente negli alimenti semplicemente osservandoli. Meno di 200 millesimi di secondo è il tempo impiegato dal cervello umano per distinguere i cibi grassi da quelli a basso contenuto calorico: basta un’occhiata per sapere che un cibo è iperenergetico, e però anche molto gustoso e appetibile. L’epoca delle carestie, in occidente, è lontana eppure il cervello si soddisfa facendo scorta di alimenti calorici.

Salute e …peggio nun nisse.

L’attività sessuale e l’obesità

Una ricerca dell’Institut National de la Santé di Parigi, diretta dalla professoressa Nathalie Bajos e pubblicata dal “British Medical Journal” ha rilevato che l’obesità è nemica del sesso, specie per le donne.

Sono stati esaminati i dati di più di 12.000 soggetti, donne e uomini nella fascia d’età 18-69, in particolare il rapporto tra l’indice di massa corporea e l’attività e la salute sessuale.
Innanzitutto è stato notato come l’obesità riduca la possibilità di trovare partner: le donne obese (con indice di massa corporea superiore a 30%) avevano il 30% di chance in meno di aver avuto un partner negli ultimi 12 mesi. L’obesità è particolarmente nociva quando si parla di salute: le donne con chili di troppo sono più colpite da gravidanze indesiderate, malattie sessuali ed aborti (4 volte di più delle normopeso); gli uomini obesi sono i più colpiti dalla disfunzione erettile.

Salute e …peggio nun nisse.

Attività fisica e rischio di ictus nelle donne

É stato condotto uno studio per valutare la relazione tra la quantità ed il tipo di attività fisica ed il rischio di sviluppare ictus cerebrale: nell’arco di circa 12 anni è stata studiata una popolazione di 39.315 donne con anamnesi negativa per cardiopatie, ictus e tumori, in relazione alle caratteristiche e ai livelli di esercizio fisico.

É risultata una riduzione del rischio di ictus complessivo del 30% per le donne che camminavano almeno 2 ore alla settimana con passo normale e del 37% per quelle che camminavano abitualmente con un passo veloce (4.8 km/h). La significatività statistica era più marcata per l’ictus emorragico, con una riduzione del rischio del 57% e 68% rispettivamente per le 2 ore settimanali e per il passo veloce.

Le stesse associazioni non sono state riscontrate per l’esercizio vigoroso.

Physical activity and risk of stroke in women
Sattelmair JR, Kurth T, Buring JE, Lee IM.
Stroke. 2010 Jun;41(6):1243-50.

Salute e …peggio nun nisse.



LA SINDROME METABOLICA

La sindrome metabolica è una situazione clinica a rischio cardiovascolare medio-alto.

Solitamente la diagnosi viene effettuata quando si presentano tre o più dei seguenti disturbi:

  • obesità viscerale,
  • intolleranza al glucosio,
  • ipertensione arteriosa,
  • livelli sopra la norma di trigliceridi,
  • colesterolo alto.

Gli individui colpiti dalla sindrome metabolica, che non cambiano drasticamente il proprio stile di vita, hanno un elevato tasso di mortalità legato a problemi cardiovascolari.

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine questa condizione sarebbe influenzata anche dalla quantità di attività fisica svolta complessivamente quotidianamente.

In particolare dallo studio è emerso che la sindrome metabolica è decisamente più comune nei sedentari rispetto alle persone più attive.

Riguardo alla prevenzione è fondamentale la valutazione del singolo paziente, comunque in generale se non si è ancora instaurato un danno d’organo è di solito sufficiente un intervento mirato sullo stile di vita con misure igienico-dietetiche.

Questo significa che il paziente deve avere una dieta adeguata, smettere di fumare, svolgere una regolare attività fisica.

In particolare un esercizio costante senza grossi incrementi di frequenza cardiaca e di pressione arteriosa ha diverse ricadute positive sul profilo metabolico: stimola un aumento del colesterolo buono, migliora l’intolleranza agli zuccheri, abbassa i livelli di trigliceridi.

I soggetti studiati sono stati suddivisi in tre categorie in relazione all’attività fisica svolta:
1. sedentari (meno di 5 mila passi al giorno)
2. moderatamente attivi (da 5 mila a 10.000 passi al giorno)
3. molto attivi (più di 10 mila passi al dì)

Le possibilità di soffrire di sindrome metabolica sono risultate maggiori per i soggetti che rientravano nella categoria dei sedentari.

Per ogni mille passi in più al giorno è stata evidenziata una riduzione mediamente del 10 % della probabilità di ammalare di sindrome metabolica.

Gli adulti che fanno più passi al giorno tendono ad avere la circonferenza della vita inferiore, livelli superiori di lipoproteine ad alta densità (HDL) e più bassi livelli di trigliceridi.

Salute e …peggio nun nisse.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: