Fallimento della sanità lombarda

Secondo Gallera, assessore al welfare della Regione Lombardia, l’indice di contagio uguale a 0,50 significa che per ammalarti al Covid-19 devi incontrare due positivi insieme.
Lo ha detto davvero: “Per infettarmi servono due infetti allo stesso momento. E non è così facile”.
Se quello che ha detto l’assessore Gallera fosse vero, entrare in contatto con un solo malato di Covid-19 non costituirebbe un pericolo.
Naturalmente non è vero!
Più che altro non è facile sparare una castroneria simile.
Purtroppo chi l’ha detto è l’uomo che gestisce la Sanità in Lombardia, per di più durante una pandemia!
Se la Lombardia fosse una nazione, sarebbe fra le quindici più popolose nazioni d’Europa e fra le novanta più popolose del mondo, ma sarebbe al settimo posto in Europa per numero di contagi da Coronavirus e al tredicesimo posto nel mondo, davanti a stati come il Canada, il Messico, e perfino la Cina.

Salute e …peggio nun nisse.

Dopo la fase 2: fase 3 o ritorno alla fase 1?

Quali sono i criteri con cui l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara conclusa un’emergenza epidemica?
L’emergenza finisce dopo DUE PERIODI DI INCUBAZIONE COMPLETI in cui non si registrano nuovi contagi.
Per l’Ebola sono 42 giorni.
Potrebbero essere 30 giorni per la SARS-CoV-2.
Dopo di che, è richiesto a ogni paese di mantenere un’elevata sorveglianza per 90 giorni.

A mano a mano che ci si avvicina alla soglia dei 28 giorni, il colore del territorio virerà dal rosso più intenso verso un verde sempre più scuro.

Attenzione: basta un solo contagio perché il conteggio riprenda inesorabilmente da zero.

Salute e …peggio nun nisse.

Il sacrificio dei camici bianchi

La pandemia ha creato una grave carenza di personale, sia perché servono più medici e infermieri per gestire i pazienti COVID-19 sia perché molti di quelli in servizio si contagiano e si ammalano.
Sono migliaia tra medici, infermieri e operatori di qualsiasi livello, che sono stati contagiati dal coronavirus. La letalità negli operatori sanitari è pari all’1% nella fascia 60-69 anni e 11,7% nella fascia 70-79 anni.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) informa che 116 medici hanno perso la vita per l’epidemia di Covid 19. Ai medici si aggiungono 28 infermieri e cinque ausiliari, la più giovane di 36 anni, morti nei giorni scorsi dopo aver contratto il virus nei reparti.
I medici anziani rientrano nella fascia di età in cui la mortalità per COVID-19 è più alta e vanno tutelati per non perdere per sempre un prezioso patrimonio di esperienza.

2020-04-15 (2)

Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, ha detto: «Dobbiamo fare tutti una riflessione su come, in questo Paese, è stato garantito, per i medici e gli operatori sanitari, il diritto alla sicurezza sul posto di lavoro. Lo dobbiamo a tutti i colleghi deceduti, a tutti i professionisti che hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di curare e salvare i pazienti. Dobbiamo ripensare il sistema, oggi particolarmente fragile e incapace di rispondere al bisogno di sicurezza dei professionisti. Ogni vittima ha scavato un solco profondo sulla pelle e nel cuore di ogni medico italiano. Le lacune e le omissioni organizzative sono difficilmente comprensibili e ancor più difficilmente giustificabili, alla luce di questi numeri drammatici».

Salute e …peggio nun nisse.

 

Emergenza nell’emergenza

Dopo cinque giorni di lockdown totale in India, con il quale si voleva ottenere la chiusura di ogni attività e chiedere a un miliardo e trecento milioni di persone di chiudersi in casa e mantenere le distanze uno dall’altro, si è ottenuto tutto il contrario.

Centinaia di migliaia di lavoratori giornalieri, che in tutto il Paese si erano trasferiti nelle città dai loro villaggi o aree rurali e che improvvisamente ritrovatisi disperati, da quando da un giorno all’altro hanno perso il lavoro senza altra possibilità di sostentamento, si sono ammassati lungo le strade, alle frontiere, o nei dintorni delle stazioni ferroviarie o degli autobus, nel tentativo di tornare al loro stato d’origine.
A causa del blocco totale di tutti i mezzi di trasporto l’unico modo di tornare a casa è a piedi, a volte percorrendo anche centinaia di chilometri. Un tentativo, purtroppo, senza speranza.
Il governo centrale ha detto che spetta a ciascuno Stato assicurare che le frontiere restino chiuse e che nessuno le oltrepassi.
Purtroppo una bomba socio-economica è destinata a scoppiare insieme a quella sanitaria.


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Grazie Albania

L’Albania ha inviato 30 medici e infermieri in aiuto ai colleghi impegnati nella lotta al coronavirus in Italia.
Il premier albanese Edi Rama, salutandoli all’aeroporto di Tirana, ha detto: “… E’ vero che tutti sono rinchiusi nelle loro frontiere, e paesi ricchissimi hanno voltato le spalle agli altri, ma forse esattamente perché noi non siamo ricchi e neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà. L’Italia è casa nostra da quando i nostri fratelli e sorelle ci hanno salvato nel passato, ospitandoci e adottandoci quando l’Albania bruciava di dolori immensi.

Oggi siamo tutti italiani, e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e il mondo intero…”.

Un bellissimo gesto di solidarietà e di grande cuore, ancora più commovente se si considera che l’Albania ha un’estensione territoriale poco più grande della Sicilia e che continua a misurarsi con difficoltà economiche e sociali.
È inoltre una lezione morale alla “vecchia Europa” e per tutti…


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Perché le misure di isolamento sociale

Un grafico, che non si basa sui numeri reali di questa epidemia ma su curve modello per il tipo di infezione, pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Disease, disegna l’andamento dell’epidemia di Covid-19 in due condizioni: senza misure di contenimento del contagio e con le misure di contenimento.
Il grafico in sostanza mostra l’efficacia delle misure di isolamento sociale sul contenimento dell’epidemia.
La linea rossa tratteggiata sul grafico, indica la capacità di risposta dei sistemi sanitari nazionali e cioè la disponibilità di posti letto (soprattutto nelle terapie intensive, che in Italia sono circa 5mila) e di personale sanitario.
Se il virus fosse lasciato libero di circolare, senza che prendessimo nessuna precauzione [prima curva], il virus Sars-Cov-2 si diffonderebbe molto velocemente contagiando in poco tempo un grandissimo numero di persone. Se contemporaneamente tantissime persone avessero bisogno di assistenza medica, il sistema sanitario non ce la farebbe ad assistere tutti (finirebbero i posti letto, non ci sarebbero operatori sufficienti a prendersi cura dei pazienti) e ci sarebbero potenzialmente più morti.
Invece in presenza di misure efficaci di contenimento dell’infezione [seconda curva], il numero di contagi si distribuisce su un arco di tempo più lungo e non si arriva alla saturazione del SSN, per cui chi si ammalerà avrà maggiori chance di essere curato al meglio.

Da Wired.it


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#IORESTOACASA

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 sull’intero territorio nazionale.


Tra le misure previste sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti. Chiusura dei parrucchieri e centri estetici. Resteranno aperti alimentari, benzinai, edicole e tabaccai oltre a farmacie e parafarmacie, ottici ed altri eservizi commerciali per generi di prima necessità come quelli per la cura degli animali, banche, poste e uffici pubblici.

Confermate tutte le misure restrittive del Dpcm del 9 marzo, definito #Iorestoacasa che limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il Paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università.


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COVID-19


La situazione in Umbria, dati aggiornati alla mezzanotte del 12 marzo:

– 76 persone risultano positive al virus Covid-19
    – 47 nella provincia di Perugia
    – 29 in quella di Terni
    – 2 sono i guariti
    – 1 paziente è deceduto
– sono ricoverati in 21
    – 12 nell’ospedale di Perugia
    – 9 nell’Ospedale di Terni
– 10 sono in terapia intensiva
    – 6 nell’ospedale di Perugia
    – 4 nell’ospedale di Terni
– gli altri nei reparti di malattie infettive
– Le persone in osservazione sono 1556
    – 1080 sono nella provincia di Perugia
    – 476 in quella di Terni
– 295 soggetti risultano usciti dall’isolamento
– 175 nella provincia di Perugia
– 120 in quella di Terni
– Nel complesso entro le ore 24 del 12 marzo, sono stati eseguiti 578 tamponi

Dal sito della Regione Umbria


Sul territorio nazionale, al momento 14.955 persone risultano positive al virus. Ad oggi, in Italia sono stati 17.660 i casi totali. Sono 1.439 le persone guarite. I deceduti sono 1.266

Dal sito della Protezione Civile


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